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Le Stanze del Vetro: storia e bellezza di un’arte unica

La mostra è la terza di un ciclo di quattro esposizioni che recuperano la storia del vetro alla Biennale di Venezia – padiglione delle arti applicate – dal 1932 al 1972. Il 1972 coincide infatti con la fine della presenza del vetro in Biennale, perché da quell’anno saranno preferiti – anche per ragioni commerciali – spazi come la Triennale di Milano o il Salone del Mobile.

Le opere esposte nel ciclo sono state rintracciate grazie a una lunga ricerca presso l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, custode del patrimonio documentale della Biennale. Curatore è il discendente di una storica famiglia del vetro, Marino Barovier, cui si deve anche il suggestivo impianto di illuminazione della location, studiato per valorizzare al massimo le trasparenze del materiale.

Ne parliamo con Carla Sonego, cocuratrice del catalogo insieme a Marino Barovier.

Come si è trovata a occuparsi dell’arte del vetro?

È stata una casualità. Io sono una storica dell’architettura “prestata” al vetro, cui sono arrivata attraverso l’opera di Carlo Scarpa, che ha lavorato anche questo materiale.

Una storia veramente millenaria, quella del vetro…

Effettivamente è una storia lunghissima, che va dalle origini in Oriente agli inizi delle lavorazioni nella Venezia del Trecento e poi a Murano, dal Cinquecento. Oggi quello di Murano sarebbe definito un vero e proprio “distretto”, nato per volontà della Repubblica Serenissima per proteggere Venezia dai possibili incendi legati ai processi produttivi.

A chi si deve invece la nascita delle “Stanze del Vetro”?

Le “Stanze del Vetro” nascono nel 2012 grazie allo sforzo congiunto della Fondazione Cini e della Pentagram Stiftung, istituzione svizzera di Coira guidata dai mecenati David Landau e Marie-Rose Kahane.

I pezzi in mostra sono stati ritrovati grazie a una lunga ricerca…

Pochi pezzi provengono da collezioni italiane, mentre la maggior parte appartiene a collezioni internazionali, soprattutto americane e tedesche. Non sempre, nonostante il lungo lavoro sulle fonti, è stato possibile rintracciare l’opera esposta originariamente in Biennale. In quei casi è stata sostituita con un’opera coeva e nella stessa linea artistica.

Marino Barovier accanto a opere in vetro artistico esposte alle Stanze del Vetro di Venezia

Mi può raccontare cosa troviamo in mostra?

La mostra attualmente in corso, terza del ciclo espositivo, è dedicata agli anni Cinquanta e Sessanta, il periodo del dopoguerra in cui arte e design del vetro si incontrano.

I pezzi sono raggruppati in isole tematiche a partire da un lungo corridoio con installazioni multimediali e icone del design degli anni ’50 – come la celebre Vespa – per introdurre il visitatore nel clima dell’epoca.

Molti Maestri Vetrai sono contemporaneamente artisti. Possiamo citare Vinicio Vianello, cui è dedicata una monografica, che lavorò al vetro partendo dallo spazialismo, con opere come Scoppio a Las Vegas e Reazione nucleare. In mostra compare anche una fotografia di Peggy Guggenheim, simbolo del fermento culturale di quegli anni.

Peggy Guggenheim e il legame con l’arte del vetro veneziano

E ancora troviamo Venini, Toso e Barovier, oltre a Flavio Poli, vincitore del Compasso d’Oro nel 1954 e creatore dei celebri vasi “Sommersi”, dai profili nitidi di ispirazione nordica ma realizzati con vetri dai colori contrastanti.

Tra gli artisti legati al vetro emergono inoltre Alfredo Barbini, con le sue opere in vetro massello dalle suggestioni primitiviste; Fulvio Bianconi, con i suoi vasi pezzati e la “Commedia dell’Arte”; e Archimede Seguso, che negli anni ’50 sperimenta i “merletti astratti”.

Infine, Giorgio Ferro per A.VE.M., realtà nota per la sperimentazione, propone opere caratterizzate da buchi, fori e anse, ispirate al rapporto fra pieni e vuoti tipico delle opere di Henry Moore.

Qual è la situazione oggi? Il vetro continua a rappresentare un traino per l’economia veneziana?

Sì, certamente. Dopo un periodo difficile legato all’aumento del costo del gas, il vetro è tornato a giocare un ruolo importante, soprattutto nel settore dell’illuminazione e nel mercato statunitense. E poi arriveranno gli Emirati…

Posso affermare che l’importanza della produzione del vetro, soprattutto a livello internazionale, non verrà meno. Basti pensare a Lino Tagliapietra, inizialmente considerato quasi un “traditore” per aver insegnato negli Stati Uniti le tecniche veneziane, mentre oggi la produzione americana si è evoluta in una direzione completamente diversa.

A proposito di tecniche: quali sono le principali?

Possiamo ridurle essenzialmente a due: la murrina e il vetro a canna, o “zanfirico”.

La canna è una bacchetta trasparente al cui interno scorrono fili, generalmente bianchi, disposti a spirale. Nella casa Venini sono a rete, nella Barovier a nastro affiancato e composti a freddo. In Aureliano Toso e Dino Martens troviamo invece canne colorate.

Possiamo quindi dire che la tradizione del vetro continua?

Con alcune differenze. Dagli anni ’50 a oggi molto è cambiato, anche nei materiali utilizzati. I Maestri Vetrai sono generalmente anziani e parte della produzione vive ancora del retaggio del passato.

Ci sono meno designer e si investe meno sui grandi nomi. Tuttavia non manca l’innovazione: in fondo anche la partecipazione alla Biennale è sempre servita a questo. Naturalmente vanno distinte le piccole realtà da quelle industriali, soprattutto nel comparto dell’illuminazione.

Come sta andando la mostra?

Abbiamo sempre potuto contare su un pubblico eterogeneo e fidelizzato, perché queste esposizioni offrono diversi livelli di lettura. Si possono visitare per il puro piacere estetico oppure attraverso visite guidate gratuite e prenotabili, che consentono un approfondimento anche scientifico. Tutto dipende dalla curiosità del visitatore.

La mostra presenta molte delle ditte storiche del settore. Esiste collaborazione?

No, tutt’altro. Ogni ditta segue il proprio percorso e la competizione è molto viva. Noi rappresentiamo informalmente tutte le aziende presenti alla Biennale solo perché il nostro è un discorso di carattere storico.

Luisa Pavesio

Altri approfondimenti nella rubrica di Luisa Pavesio e nella rubrica Cultura 

Informazioni sulla mostra

Dove: presso il Museo “Le Stanze del Vetro” – Isola di S.Giorgio Maggiore, Venezia

Quando: dal 19.04.-22.11.2026

Mostra: Terza esposizione del ciclo dedicato alla storia del vetro alla Biennale di Venezia (1932-1972)

Curatela: Marino Barovier e Carla Sonego

Periodo storico in esposizione: Anni ’50 e ’60

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