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Obesità: due Paesi a confronto, tra riconoscimento e attesa

Piedi di un uomo su una bilancia come simbolo dell'obesità e del controllo del peso

In Italia, dal 1° ottobre 2025, l’obesità non è più solo una parola carica di stigma: è riconosciuta ufficialmente come malattia cronica. Per milioni di persone significa che il loro percorso non sarà più ridotto a consigli frettolosi o a colpevolizzazioni, ma diventerà parte integrante della sanità pubblica.
«Finalmente non mi sentirò più dire che è tutta colpa mia» racconta Anna, 48 anni, che da anni combatte con problemi di peso e conseguenze sulla salute. Con la nuova legge, potrà accedere a un percorso di cure multidisciplinari: nutrizionisti, psicologi, medici specialisti. Tutto garantito dal Servizio Sanitario Nazionale.

Il provvedimento non è solo un atto medico, ma anche sociale. L’istituzione di un Osservatorio Nazionale sull’Obesità e le campagne di prevenzione segnano una svolta: l’Italia diventa il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge specifica. Una scelta che può cambiare la vita di chi convive con questa condizione e, nello stesso tempo, alleggerire il peso di patologie collegate come diabete, ipertensione o malattie cardiovascolari.


La situazione in Svizzera: numeri e sfide

Oltreconfine, la Svizzera affronta lo stesso problema con numeri non trascurabili: quasi una persona su due è in sovrappeso o obesa. Ma l’approccio è diverso.
Qui, l’obesità non è ancora formalmente riconosciuta come malattia: resta classificata come fattore di rischio. Questo significa che non esiste un quadro legislativo che garantisca in modo uniforme cure e percorsi specifici a livello nazionale.

«Devo pagarmi da sola buona parte delle terapie» spiega Markus, 52 anni, residente a Zurigo, che ha seguito diversi programmi di dimagrimento. «La cassa malati copre poco e nulla. E alla fine ti senti lasciato solo».

La Swiss Obesity Alliance, insieme ad altre organizzazioni, da tempo chiede un cambio di passo. Nelle sue richieste al Consiglio federale c’è l’auspicio che entro il 2029 l’obesità venga inserita tra le malattie non trasmissibili riconosciute nella strategia sanitaria nazionale. Nel frattempo, si punta molto su programmi di prevenzione nelle scuole, campagne cantonali e sensibilizzazione dell’opinione pubblica.


Due approcci, una stessa sfida

Il confronto tra Italia e Svizzera mostra due modi diversi di affrontare lo stesso problema. Da una parte, un Paese che ha scelto di riconoscere l’obesità come malattia, creando un quadro legislativo che tutela i pazienti e li libera dal peso del pregiudizio. Dall’altra, una nazione dove la prevenzione resta al centro, ma il riconoscimento ufficiale è ancora lontano.

Eppure, in entrambi i casi, emerge un punto comune: l’urgenza di affrontare un fenomeno che non riguarda solo i singoli, ma l’intera società. Perché l’obesità non è semplicemente una questione di chili in più, ma di salute, dignità e diritti.

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