L’Istituto Culturale Romeno, attraverso il Dipartimento dei Progetti Interni e l’Accademia di Romania a Roma, in collaborazione con l’Unione degli Artisti di Romania e la Società Dante Alighieri – Sede di Bucarest, ha portato alle Gallerie d’Arte dell’Accademia di Romania la mostra retrospettiva di dipinti e incisioni “Constantin Udroiu – I colori della memoria”. Organizzata grazie alla disponibilità e al contributo diretto della professoressa Luisa Valmarin, moglie dell’artista scomparso, la mostra gode del patrocinio dell’Ambasciata di Romania in Italia, dell’Ambasciata d’Italia in Romania e dell’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest. La mostra fa seguito alla retrospettiva intitolata “Constantin Udroiu – l’artista delle due culture”, tenutasi nel 2023 presso l’Accademia di Romania in Roma. Il vernissage della mostra si è tenuto il 17 maggio scorso alle ore 17.
Constantin Udroiu ha diviso la sua anima tra due Paesi: la Romania, da cui, perseguitato politicamente, è riuscito a fuggire nel 1971, e l’Italia, dove ha continuato la sua vita. Dei luoghi natii ha conservato le tradizioni e le influenze bizantine, mentre l’Italia gli ha dato la possibilità di perfezionarsi come artista. Era nato il 9 febbraio 1930 a Bucarest ed è morto il 26 marzo 2014 a Roma. Dopo un periodo di gravi persecuzioni politiche, con due periodi di detenzione nei campi di Poarta Albă 1951-1954 e Aiud, tra il 1958-1964. La seconda condanna fu dovuta al possesso di un quaderno di poesie religiose di Radu Gyr, un poeta che aveva conosciuto in carcere, e alla sua amicizia con un gruppo di intellettuali, anch’essi conosciuti in carcere. Fino al 1971, quando partì definitivamente per l’Italia, Constantin Udroiu fu costantemente seguito dalla Securitate con mezzi tecnici e numerosi informatori della sua cerchia di conoscenti.

Alla cerimonia d’inaugurazione, il 17 maggio scorso, la mostra Constantin Udroiu – I colori della memoria è stata presentata dalle seguenti Personalità: prof. Petre Lucaci – presidente dell’Unione delle Belle Arti della Romania; prof. Mihai Zamfir; dott.ssa Luiza Barcan – curatrice, critica e storica dell’arte; prof. Bogdan Tătaru-Cazaban; prof.ssa Luisa Valmarin – moglie dell’artista. Nel suo discorso di apertura, il prof. Petru Lucaci ha ricordato che “l’Unione delle Belle Arti della Romania mira a recuperare gli artisti della diaspora e a reintrodurli nella cultura romena, creando così un dialogo internazionale. Ci sono molti artisti rumeni che hanno avviato tendenze nell’arte contemporanea, che sono stati sui grandi schermi nello spazio internazionale, devono essere reintegrati nella nostra cultura! Complimenti agli organizzatori per l’iniziativa di organizzare questa mostra in memoria di Constantin Udroiu”.
“La realizzazione di questa mostra in Romania è un gesto di recupero assolutamente necessario – ha detto Luiza Barcan, curatrice della mostra -. L’artista, che si richiamava alla tradizione bizantina della pittura rumena, si occupava dello studio del paesaggio ed è chiaro che non era insensibile a qualsiasi luogo visitato, ma al contrario riusciva a tradurlo nelle sue opere. Anche le influenze occidentali sono molto forti, ci sono echi post-impressionisti, echi di Van Gogh, di Matisse in queste opere, ma questa vena bizantina appare anche nella scelta del soggetto che ho citato qui, i paesaggi, perché molto spesso i paesaggi di Constantin Udroiu hanno al centro una chiesa. Non passava indifferente davanti a queste architetture sacre, le contemplava e si vede che nutriva il suo cuore con la loro presenza e la trasportava in queste opere. […] Dobbiamo sempre mantenere la memoria di coloro che hanno creato e ci hanno lasciato cose speciali, non dimenticarli mai e fare attenzione a mettere in evidenza il frutto del loro lavoro e della loro vita, “.
La moglie dell’artista, la professoressa Luisa Valmarin, al termine del vernissage ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione della mostra, affermando che in questo modo Constantin è tornato a casa!
Andra Chesaru
*Il testo è stato fedelmante tradotto dal romeno da L. Valmarin