A Lione, alla presenza del sindaco e delle principali autorità francesi, si è svolta l’inaugurazione della prima tranche dei restauri nella chiesa di Saint Nizier, un vero “gioiello storico” della città. Si tratta di un edificio religioso nato nel V secolo, uno scrigno che racconta la Storia della Francia, di Lione e, direi, dell’Umanità.
Per noi friulani di Lione, questa chiesa ha un significato ancora più speciale: custodisce mosaici realizzati da mani friulane agli inizi del Novecento, e anche i restauri recenti sono opera di mosaiciste friulane, ex allieve della celebre Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo, fondata nel 1922. All’epoca si parlava di arte “musiva” e non “mosiva”, per non confondere mosaicisti con musicisti.
La chiesa di Saint Nizier è classificata monumento storico. Sono stati già stanziati oltre 3 milioni di euro per i restauri dei mosaici, alcuni dei quali si staccavano parzialmente dalle pareti, creando piccoli distacchi chiamati “bufules”. Attenzione ai commenti: non è colpa dei nostri mosaicisti friulani, ma dell’umidità. La chiesa sorge su una “penisola ex-acquitrino” tra i fiumi Rodano e Saona; l’acqua si trova a pochi metri sotto la cripta. I nostri antenati lavoravano con grande maestria, ma non potevano fare miracoli.
Si tratta dunque di cantieri d’eccezione, che richiedono artigiani d’arte eccezionali. Sotto la direzione della fine master-restauratrice Margot Morisse, le nostre Silvia Angeletti e Donatella Garabello, provenienti da Udine, hanno lavorato per sei mesi nell’oscura cripta medievale, “imprigionate”, per restaurare opere dei nostri antenati maestri: Mora, Facchina e compagni mosaicisti, emigrati in Francia dopo la metà del 1800. Come logico, tutti di Sequals, il paese dei terrazzieri-mosaicisti che hanno reso il mondo più bello con il mosaico.
Il sindaco di Lione, nel suo discorso davanti a un folto pubblico, ha sottolineato la presenza e le qualità delle nostre mosaiciste, citando la Scuola di Spilimbergo come origine della loro formazione. Immaginate la fierezza dei friulani presenti! A Lione vive ancora un piccolo gruppo di ex allievi della Scuola, ultranovantenni, testimoni di una presenza friulana davvero originale.
La comunità italiana, e in particolare quella friulana, è orgogliosa di questo successo. Ciò che i mosaicisti realizzano rimane quasi intatto nei secoli; i mosaici, con la loro visibilità, confermano un know-how unico, riconosciuto nel mondo intero: siamo e rimaniamo i migliori.
Silvia e Donatella sviluppano inoltre una specializzazione nel restauro, che deve essere eseguito secondo criteri rigorosissimi. È un mondo particolare, dove diverse scienze guidano le mani e le decisioni delle mosaiciste.
Siamo lontani dalle grida friulane di cantiere: “Malte, malte!” Quei nostri anziani, in sei mesi, avrebbero “mosaicato” mezza Lione. Ora non si possono confondere restauri minuziosi con metri quadrati di demolizione e ricostruzione veloce, “fate di corse a la svelte”!
All’inaugurazione era presente anche Michel Patrizio, della terza generazione di mosaicisti friulani, quelli che hanno cambiato la faccia di Marsiglia con lavori ammirati da greggi di turisti sbarcati da navi-città. Le guide raccontano la vita e gli amori del pittore che ha realizzato il cartone-bozzetto, ma spesso ignorano chi, sudando sette camicie, ha realizzato fisicamente l’opera.
Così i mosaicisti-terrazzieri friulani rimarranno sempre nell’ombra, ignoti mercenari delle cripte. Ma ci consola la presenza di queste raffinate “musaiciste”, che maneggiano martellina e tagliolo come un violoncello. Con loro il mosaico non è del tutto morto, e sicuramente ci saranno ancora restauri per Silvia e Donatella!
Danilo Vezzio Fogolar Furlan Lione

