Italiani nel mondo

Garavini (IV) – Se tagli i parlamentari, tagli i diritti

Non è risparmio, quando a diminuire sono i diritti. È quello che accadrà con la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. Un taglio lineare, che non tiene conto della rappresentanza sui territori. E che allontana ancora di più gli eletti dai cittadini.

Questo vale in particolare per gli italiani all’estero, che vedranno diminuire in maniera molto maggiore di quanto non avvenga in Italia il numero di parlamentari che li rappresentano. I deputati passeranno da 12 a 8, i senatori da 6 a 4. Un paradosso, se si considera che, invece, gli italiani nel mondo sono aumentati di un quarto in pochi anni.

La conseguenza è che, se già oggi a un parlamentare eletto all’estero corrispondono quattro volte più elettori rispetto ad un suo collega in Italia, con la riforma si arriverà ad una sproporzione ancora più elevata. Un senatore ad esempio rappresenterà un milione e quattrocentomila elettori, su un territorio vastissimo. Con la conseguenza che diventerà sempre più improbabile coltivare un contatto diretto tra cittadini ed eletti.

Inoltre la riforma approvata non va a modificare il grosso difetto dell‘attuale meccanismo legislativo: il bicameralismo (cioè il principio secondo cui entrambi le Camere hanno gli stessi identici poteri). Questo fa sì che la riduzione del numero dei Parlamentari si ripercuota negativamente anche sul funzionamento del Parlamento, peggiorandolo.

Insomma, un vero pasticcio. Che, diversamente da quanto spesso sbandierato, non produce grandi risparmi alle casse pubbliche. Il valore di un caffè all’anno per ogni cittadino italiano. Valgono così poco i nostri diritti? Certamente no.

Ecco perché è il caso di votare un netto ‘No’ al prossimo referendum del 29 marzo. Per bocciare una riforma che penalizza tanto, troppo, proprio gli italiani nel mondo.

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