Italiani nel mondo

A quando la sveglia dell’altra Italia? La nave affonda nel dolce sonno del silenzio!

Noi italiani all’estero stiamo attraversando una situazione drammatica, una situazione alla quale assistiamo, impotenti, ad un’Italia che, per l’ennesima volta, bussa alla porta degli italiani oltreconfini per chiedere aiuto a risolvere i problemi finanziari della Patria. Una Patria che continua ad ignorare l’onda interminabile d’esodo che ancora oggi è in atto, e si sofferma a discutere e litigare di cose risolvibili in pochi giorni o semplicemente futili. Una Patria che, attraverso gli organi eletti all’estero, ci mostra la carota e poi la fa sparire.

In una confusione considerevole, mi sono posto tante domande dalle risposte smarrite: qual’è oggi il reale ruolo dei Comites ed dei CGIE? Sono effettivamente in grado di offrire un servizio di supporto e di informazione degno di questo nome in favore dei residenti italiani all’estero? Sono essi pienamente legittimati e rappresentativi nei confronti di coloro che li hanno votati, dal momento che, come noto, nelle ultime elezioni l’affluenza degli elettori è stata scarsa, cosi’ come scarso sembra l’interesse verso questi organi eletti?

Non sono così sicuro che si vogliano questi organi. Non ne sono sicuro perché non ha senso aspettare otto anni per approvare una nuova legge che disciplina i Comites e poi si arriva alla conclusione di farne una che, per risparmiare fondi, ha previsto che coloro intenzionati a votare sicsarebbero dovuti annunciare, arrivando, in questo modo ad una partecipazione irrisoria. Allora per i referendum e le politiche perché non si attua la stessa legge? La domanda sorge spontanea: non è che si è intenzionati ad eliminare questi organi con la scusa dello scarso interesse per salvare qualcos’altro? È una domanda semplice: se per eleggere i Comites diminuiscono di fatto gli elettori per eleggerli, gli tagliano i contributi minimi per il funzionamento, non si prevede una legge che gli dia qualche responsabilità precisa, come faranno a sopravvivere e a svolgere il loro lavoro di rappresentanza? Per non parlare del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), parcheggiato in un angolo che aspetta la prima convocazione, dopo sei mesi dalla sua elezione.

Non potrebbe essere anche per questi motivi che la percezione, in questi ultimi tempi, porta verso l’idea di un generale disinteresse dei residenti all’estero verso un certo tipo di politica, come anche dimostrato dalla scarsa partecipazione dei connazionali a molti incontri informativi che vengono organizzati per loro. Disinteresse che va di pari passo con l’incapacità o l’impossibilità da parte degli organi eletti di agire concretamente per andare veramente incontro alle esigenze di coloro che dovrebbero e vorrebbero essere ben rappresentati, tutelati, informati da organismi che dovrebbero supportare ed affiancare quanti, lontani dalla madre patria, hanno piu’ che mai bisogno di sentirsi parte – parte importante, sia pure lontana – di un tutto coeso, che però, coeso non è.

Forse il problema sta nel fatto che si ha la sensazione che non ci sia la voglia, o la capacità, di imporsi e di fare la differenza. Assistiamo quasi impotenti all’indifferenza di fronte alle riduzioni dei servizi in favore delle comunità insediate all’estero, agli innumerevoli tagli per la gestione delle associazioni, per la diffusione della cultura italiana, per la riduzione del personale consolare, dopo aver chiuso diversi consolati. Siamo disincantati, indifferenti, anestetizzati, diremmo, e, alla fine, certamente delusi dal fatto che la politica in generale non riesce piu’ a darci le risposte giuste, a rassicurarci, a farci sentire ancora orgogliosi di una Nazione che ci ha dato i natali, si’, ma che oggi sembra abbandonarci al nostro destino.

Altresì, assistiamo alla scomparsa di partiti storici, al cambiamento di idee, al rinnovamento di coscienze, a soggetti che in disaccordo con altri, si svegliano la mattina ed innalzano “Movimenti politico-culturali”, con la convinzione di autoproclamarsi Cavalieri e  in groppa al solito cavallo bianco a spada tratta sono pronti alla difesa di chi si presenta per primo, magari per costruirsi un abitacolo o conservarne uno. Quanta desolazione morale!!

Il rimpallo delle responsabilità da un partito all’altro, da un’amministrazione all’altra, la costante inerzia da parte delle istituzioni, il non voler riconoscere che gli italiani all’estero hanno esigenze e problemi diversi dagli italiani che vivono in Patria, non ci danno la sensazione che, alla fine, ci sarà qualcuno che riuscirà a motivarci di nuovo a credere – credere davvero – nei nostri rappresentanti (in Italia o all’estero, poco importa). Oggi necessita, con urgenza, che tutti i parlamentari e gli organi eletti all’estero, l’associazionismo in genere, non appaiano come lo specchio di questo “non sentire”, “non vedere”, “non credere” dei nostri connazionali della vecchia e della nuova emigrazione, ormai troppo delusi e convinti che, tanto, le cose “non potranno cambiare o migliorare”. Troppe le promesse disattese, troppi gli interessi personali che hanno prevalso su quelli generali. Gli italiani all’estero si sentono ogni giorno di piu’ abbandonati a sè stessi e per questo non partecipano piu’ e non votano piu’. Non hanno voglia di impegnarsi né di combattere per qualcosa in cui non credono e ci sembra che, come nel riflesso di uno specchio, neanche i nostri rappresentanti eletti abbiano ancora questo interesse.

Sicuramente rischio di ripetermi, ma sarebbe adesso il momento di rimboccarsi le maniche e combattere di nuovo per costruire qualcosa insieme. Insieme, appunto. Parola che ha perso un po’ del suo smalto. Insieme si potrebbe fare la differenza. Insieme si potrebbe tornare a dare lustro a quello che siamo. Insieme si potrebbe creare une rete informativa capillare per permettere l’accesso all’informazione al maggior numero di connazionali, una rete di aiuto e di ascolto per i nuovi emigrati italiani all’estero i quali, invece di trovare accoglienza, sovente si vedono ignorati o trovano ostilità. Spiace per alcuni che beneficiano ancora della convinzione, ma non credo ci sia più posto per i campanilismi, per il o la “Narciso” di turno o ancora per l’arruffapopoli, per l’inutile “Cavaliere lancia in resta”. Oggi non c’è più spazio per le parole è arrivato il momento di misurare i soggetti dalle azioni e non del solito resoconto della giornaliera agenzia stampa per farci sapere cosa ha fatto, tentando di amplificare azioni che, pero’, non hanno sostanza. Servono risposte concrete alle tante domande che, con insistenza, arrivano dalla base, dal popolo, dall’associazionismo, dal connazionale sperduto che non sa come affrontare i problemi che la Patria gli impone: doppia imposizione fiscale, canone TV, IMU, TASI e quel che si voglia, sui pochi beni immobili che gli italiani oltreconfini, si sono fatti col sudore lontani dagli affetti famigliari e con la convinzione di ritornare a calpestare, un giorno, il suolo natio.

Si chiede RISPETTO per questi milioni di connazionali che hanno lasciato il proprio paese, permettendo a coloro che rimanevano di vivere meglio lasciandogli più lavoro e, inviando soldi per la costruzione di un tetto con il sogno di un ritorno mai avvenuto. RISPETTO per tutti coloro che non hanno visto invecchiare le mamme, i papà e crescere insieme alla propria famiglia, per affrontare con coraggio le sfide dell’emigrazione, di cui oggi sono i veri ambasciatori dell’italianità nel mondo, gli stessi che hanno contribuito notevolmente alla ricchezza dell’Italia e hanno promosso e portato il “Made in Italy” nel mondo. RISPETTO per la memoria di quei nostri connazionali che sono morti nello svolgimento della propria professione e per quelli che hanno chiuso gli occhi col desiderio, mai realizzato, di rivedere l’amata Patria.

Cerchiamo tutti di stare vicino e a dare una mano ai Comites e all’associazionismo, unici e veri avamposti  degli italiani all’estero, gli unici che sono in grado, oggi, di ricreare questo “insieme”. Proprio i Comites, da soli e con le poche armi a disposizione, non saranno in grado di far fronte alle necessità dei connazionali, di difendere i loro interessi (veri obiettivi delle loro azioni), di coinvolgere e coordinare efficacemente quanti avrebbero la capacità e la voglia di “fare”, sfruttando al meglio le caratteristiche di ciascuno. Di questo passo mi sembra proprio impossibile realizzare questi fondamentali obiettivi, se non ci uniamo e rimaniamo “insieme”, appunto, in questo momento storico. Io sono convinto che dobbiamo tutti rimanere all’ascolto di chi ci chiede aiuto, ma consapevoli di riuscirci solo se si ha il coraggio di guardare avanti, dopo un sereno esame di coscienza, per il bene comune di una comunità italiana che aspetta da anni una minima considerazione e che gli si riconosca la stessa italianità degli italiani in Italia, che la terminologia con la quale la si indica, “l’altra Italia”, non venga interpretata come divisione, come cesura, come “altro” nel senso di “estraneo”.

Lo si constata con l’amaro in bocca e con delusione, ma nonostante tutto è un bene che vi siano ancora questi sentimenti. Perché finché ci sarà qualcuno che proverà delusione o indignazione, finché vi sarà qualcuno che nutrirà rabbia e frustrazione, allora nulla sarà ancora perduto per sempre. É l’indifferenza che ci deve fare paura. É l’indifferenza che dobbiamo combattere. E allora, cari parlamentari eletti all’estero, voi che siete stati eletti per rappresentare l’insieme della comunità italiani all’estero e fare i suoi interessi e non quelli (a volte, purtroppo, demagocici a tesi soltanto a raccogliere piu’ voti) dei partiti con cui siete stati eletti. Insieme alle rappresentanze associative, agli organi eletti quali Comites e CGIE, non seminate indifferenza, e non la raccoglierete. Non nutrite disinteresse e non l’avrete. Rendeteci orgogliosi e alziamo tutti “insieme” in alto questo tricolore di noi “ITALIANI DELL’ALTRA ITALIA”.

Carmelo Vaccaro

Categorie:Italiani nel mondo

1 risposta »

  1. In tanta indignazione, non vedo, purtroppo, nessuna concreta idea che possa veramente indicare una strada per rivitalizzare il Comites e CGIE, due organismi ormai moribondi, non a causa dei recenti tagli ai fondi da parte del governo, ma perché negli ultimi 10 anni hanno fatto poco o nulla per rappresentare la comunità degli italiani residenti all’estero. Gli italiani all’estero non votano per le elezioni del Comites perché non sanno neanche cosa siano i Comites, e quei pochi che lo sanno non ne vedono l’utilità. Alla fine votano gli amici e i parenti, insomma come al solito democrazia Italian Style…. Personalmente io sono arrivata alla conclusione che i Comites dovrebbero essere eliminati, perché sono uno spreco di risorse, poche certo ma pur salate alla fine per le casse italiane. O comunque rivisti in maniera radicale, di modo che i soliti intrallazzoni non usino, come avviene ora, i Comites a fini personali, spesso legati ad una potenziale corsa verso il Parlamento.

Rispondi a Gabriella Romani Annulla risposta