Data odierna 22-09-2017

Wikipedia compie 10 anni e io, che voglio scriverci un articolo, per spiegare ai più, che lo sanno già, che cos’è Wikipedia (le cose ovvie, si sa, sono sempre le più complicate), la definizione vado...

Tanti auguri Wikipedia

Wikipedia compie 10 anni e io, che voglio scriverci un articolo, per spiegare ai più, che lo sanno già, che cos’è Wikipedia (le cose ovvie, si sa, sono sempre le più complicate), la definizione vado a cercarla su Wikipedia. Circolo vizioso, pigrizia, istinto, scelta inevitabile, chi lo sa, ma per una volta citiamo le fonti e Wikipedia, secondo Wikipedia, è: un’enciclopedia multilingue collaborativa, online e gratuita, nata con il progetto omonimo intrapreso da Wikimedia Foundation, una organizzazione non a scopo di lucro statunitense, e da quel 15 dicembre 2001, sviluppatesi in 280 edizioni locali e 23 lingue, con 60 milioni di accessi al giorno e ormai fra i 10 siti più visitati al mondo.

Comunità di internauti volontari che dedicano tempo ed energia al progetto, ma anche brillante esempio di found raising: il suo fondatore Jimmy Wales, uomo dai molti appelli personali, solo guardandoci coi suoi occhietti blu, ad ogni nostra ricerca, dall’altro della pagina, ha raccolto in un’unica campagna 16 milioni di dollari. Anche se, e non è un dettaglio da poco sono sorte molte polemiche sul reale utilizzo di quei soldi che dovevano apparentemente “difendere” i valori di Wikipedia, cioè consentire al sito di vivere senza pubblicità, ma sembra in molti casi siano stati utilizzati anche per scopi meno nobili.

Il sito edito “by the every man” si configura da un lato come un esempio di democrazia partecipativa e condivisione del sapere, dall’altro come enorme calderone del nozionismo più puro e senza filtro, valido appena per qualche domanda di Chi vuol esser miliardario, o poco più.

Nato in base alle certezza che ognuno di noi possiede delle conoscenze tali da poterle condividere sul Web con gli altri, ha come caratteristica principale il fatto di permettere a chiunque di partecipare con un metodo di pubblicazione e modifica aperto e secondo un principio che viene definito del “punto di vista neutrale”, cioè l’obiettivo è quello di presentare i fatti o una determinata materia nella maniera più oggettiva possibile, ma di riassumere anche opinioni di personaggi autorevoli o punti di vista tratti da opere letterarie di rilievo, senza tentare però con ciò di determinare una verità assoluta. Un’insieme di linee guida, forum di discussione, chat e simili sostituiscono qualsiasi comitato di redazione e a questi strumenti si fa riferimento nei casi di contestazioni o per decidere se un particolare contenuto debba essere aggiunto, rivisto oppure rimosso. Wikipedia è in sostanza l’equivalente 2.0 della discussione da bar, valida appena per una ricerca molto informale o un’idea generale, ma a volte un’idea generale è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Il termine Wikipedia deriva dalla composizione della parola wiki, termine hawaiano che significa “veloce” e con cui viene chiamato un tipo di software collaborativo, e da pedia, suffisso di enciclopedia che in greco significa “insegnamento”. E a questo insegnamento veloce così tipico del Web, questo sapere a portata di click, fanno riferimento sempre più mezzi e professionisti della comunicazione tanto che Wikipedia viene anche spesso citata come fonte, perché è comodo, perché è facile, perché è disponibile. Ma proprio la sua natura libera e aperta fa sì che vandalismi e imprecisioni siamo problemi comuni.

“E’ vero perché l’ha detto la tv” viene sostituito sempre più dal più moderno: “E’ vero perché l’ha detto wikipedia” anche se, proprio per i problemi sopracitati, l’autorevolezza della fonte non è certo un punto di forza e anzi il citare Wikipedia è sempre più appannaggio di chi non ha argomenti migliori, una sorta di ultima spiaggia a volte un po’ ridicola.

Le polemiche però sull’autorevolezza di Wikipedia si dimenticano spesso di citare il fatto che l’unica ricerca scientifica sull’argomento, portata avanti dalla rivista Nature, che confrontava le voci di Wikipedia con quelle dell’Enciclopedia britannica, ha rilevato ben poche differenze. Insomma da un lato la solita minestra riscaldata dei contenuti superficiali e non verificati (verrebbe da chiedersi quanti di quei detrattori consulta regolarmente i volumi dell’enciclopedia Treccani che di sicuro avrà a casa), dall’altro i dietrologi del complotto, quelli che dietro a una collaborazione gratuita e costante ricercano per forza un secondo fine. Un altro aspetto controverso è poi la supposta, o meno, neutralità, o meglio una presunta mancanza di indipendenza di giudizio laddove la modifica di alcuni contenuti non risulta possibile. Questo limite è stato posto onde evitare che una minoranza di guastatori, mossa da interesse, esibizionismo o semplicemente voglia di dispetto, potesse mettere a rischio l’affidabilità dei contenuti. Esempio molto attuale la voce “Berlusconi” non può essere modificata se non dagli amministratori, ed è facile capire il perché.

Cosa rimane? Rimane un’idea visionaria, un’enciclopedia amatoriale, nonché uno dei pochi esempi riusciti di progetto collaborativo sul web.

Vogliamo lamentarci che questo sta rovinando una generazione, probabilmente più di una, di ignoranti viziati da un nozionismo “tutto e subito”? Lamentiamocene pure, ma siamo noi i primi a usare il sito intanto per un’idea generale su un determinato argomento e poi si vedrà … non è certo Wikipedia che impedisce di approfondire, anzi questo tipo di critica sembra tanto a volte la presa di posizione un po’ arrogante di chi si sente superiore o è infastidito da una democraticità del sapere che solo Internet in generale, e Wikipedia in particolare, è stata in grado di dare.

Quindi intanto grazie Wikipedia e altri dieci di questi anni. (Chiara Morassut)

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