Sos vocabolario: fioriscono sul web i gruppi di salvaguardia della ricchezza della lingua italiana
Pubblicato dalla Redazione il 13 October 2011
Opercolo, benausico, apostasia. Chi conosce il significato di queste parole non legga questo articolo. Anzi, lo legga, perché il web ha bisogno del suo contributo. Sono, infatti, nati nella Rete siti e spazi nei social media il cui obiettivo è preservare la ricchezza della nostra lingua.
Ad esempio, http://unaparolaalgiorno.it/ offre un servizio gratis che permette agli utenti iscritti di ricevere al proprio indirizzo e-mail nuovi termini con tanto di spiegazione e commento. Sfogliando il glossario troviamo “elicere” che significa “trarre fuori”, “far uscire qualcosa”. La spiegazione riportata dal sito chiarisce che la parola viene quasi esclusivamente utilizzata all’infinito o alla terza persona del presente indicativo (“elice”). Notevole la citazione tratta da Torquato Tasso della Gerusalemme Liberata: “Questo finto dolor da molti elìce lagrime vere”.
Sempre scorrendo il sito, scopriamo che “manutengolo” si riferisce a chi protegge o aiuta attività illecite oppure che “palinsesto” non riguarda solo la programmazione televisiva e radiofonica, ma può fare riferimento a un documento scritto raschiando via la scrittura precedente (dal greco: [palimpsestos], composto da [palin] di nuovo e [psan] raschiare).
Il fenomeno dell’adozione delle parole non poteva mancare nell’universo colorato e multiforme di Facebook. Nel social network esistono vari gruppi di cultori della lingua.
Tra questi “Adotta una parola” e “Adotta una parola italiana”. Troviamo Valter che ci propone un inedito significato di “osmosi” in senso filosofico: “dal greco: [osmos] spinta. Ovunque ci sia una barriera c’è osmosi, perché nessuna barriera è totalmente invalicabile. Fra città e campagna, fra diverse nazioni e civiltà, fra l’interno e l’esterno della cellula, fra l’interno e l’esterno di noi stessi”. Maria Rosa, invece, ci riporta alla quotidianità, ricordandoci un termine usato dalle nostre nonne: “sprimacciare”, che significa battere un guanciale. Altri tempi. Non abbiamo più il tempo di farlo, figuriamoci di dirlo!
I volontari salva-parole sono convinti che la ricchezza del linguaggio corrisponda alla ricchezza del pensiero e della comunicazione tra le persone. Un intento condivisibile e lodevole, soprattutto se richiamiamo alla mente “1984” di George Orwell, nel quale schiere di infaticabili e solerti funzionari erano intenti nel lavoro di eliminazione delle parole per la creazione di una neo-lingua i cui termini potevano essere raccolti in un vocabolario striminzito. Poche parole, pochi pensieri, relazioni umane impoverite ai minimi termini. Meno male che il popolo del Web è corso ai ripari.
A proposito “opercolo”, in biologia, è un organo mobile che chiude una cavità oppure un coperchio o una capsula per contenere un medicinale; benausico significa grettamente utilitario e interessato e apostasia è riferito a chi lascia la propria religione per adottarne un’altra.
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