Data odierna 21-11-2017

Intervista al Presidente del Comites di Zurigo. Da Costa è candidato alle prossime elezioni del Comites. Come hai vissuto questi lunghi anni di presidenza? A livello personale è stato un arricchimento...

Paolo Da Costa – Presidente uscente Comites Zurigo

Intervista al Presidente del Comites di Zurigo. Da Costa è candidato alle prossime elezioni del Comites.

Come hai vissuto questi lunghi anni di presidenza?
A livello personale è stato un arricchimento sotto tutti i punti di vista. Ho potuto incontrare la collettività italiana della circo-scrizione, ho avuto la fortuna di fare interessanti conoscenze ed ho potuto tastare con mano problematiche che prima mi apparivano lontane. Quella di parteci-pare alle elezioni del Comites è stata una mia scelta vista la mia passione per le attività politiche e sociali. Anche se far parte del Comites è un impegno di puro volontariato, ho cercato, nel limite delle mie possibilità, di dare il massimo per svolgere al meglio il compito che mi era stato affidato dai connazionali. Senza dubbio ho commesso degli errori, ma sempre in buona fede.

Cosa ti ha dato più soddisfazione in questi anni?
In assoluto sono i successi riportati per la difesa dei corsi di lingua e cultura. Vedere oggi riunito, all’interno della Casa d’Italia di Zurigo, tutto il percorso formativo scolastico, che va dalla scuola dell’infanzia passando dalle elementari alla scuola media fino ad arrivare al liceo linguistico e scientifico Vermigli, mi rende particolarmente orgoglioso dei risultati ottenuti grazie all’impegno del Comites di Zurigo.

Hai qualche rimpianto? Cosa ti sarebbe piaciuto raggiungere come obiettivo?
Uno dei rimpianti è quello di non aver potuto concretamente fare di più a difesa di quei connazionali che hanno subito una truffa da parte di un funzionario di un patronato operante a Zurigo. Anche grazie alla collaborazione della testata che tu dirigi, siamo stati in grado di portare alla luce questo grave fatto. Proprio alla Casa d’Italia, come ricorderai, hanno avuto luogo i primi incontri con i rappresentanti delle famiglie dan-neggiate. Ad oggi, l’unico documento ufficiale inviato al Ministero per la richiesta di un contributo alle spese legali del CDF (comitato costituitosi a difesa degli interessi delle famiglie colpite dalla truffa) risulta essere stato firmato ed inviato dal Comites di Zurigo.
Ovviamente, abbiamo agito sempre nel rispetto e limitatamente alle competenze assegnateci dalla legge che regola i Comites.

Come sono stati i rapporti con le autorità svizzere?
Già nel 2005, l’allora Console generale di Zurigo, dottor Bernardo Carloni, facendo fede alla legge, ha accreditato il Comites alle locali autorità con le quali abbiamo regolarmente potuto interloquire su temi e problemi che toccano la nostra collettività. Un esempio per tutti è l’istituzione dell’Aus-länderbeirat (Parlamentino degli stranieri) che ha visto il Comites uno degli interlocutori principali: abbiamo espresso diverse figure rappresentative della nostra collettività che si sono attivate relativamente alle problematiche dei connazionali.

Cosa ne pensi delle prossime, affrettatissime, elezioni dei Comites?
Nel 2009 sarebbero dovute avvenire le regolari elezioni per il rinnovo dei Comites. Non vorrei annoiare raccontandoti quali sono state le tappe che hanno bloccato per così lungo tempo il naturale rinnovo. Siamo partiti dal desiderio di voler riformare questi organismi, cosa strana perchè la legge attuale risale appena all’ottobre del 2003, finen-do in quella paurosa morsa, che ancora oggi attanaglia la nostra nazione, nell’impossibilità di reperi-re i fondi per andare alle elezioni. Pur rimanendo critico per le moda-lità che vengono applicate per il voto e guardando alla tempistica così ristretta riguardo alla novità dell’iscrizione all’albo degli elettori, ritengo di basilare importanza accantonare le polemiche ed atti-varsi perchè queste votazioni abbiano, nel limite del possibile, la più grande partecipazione. Le motivazioni sono di due ordini: in primo luogo, tralasciando questioni meramente personali, le rappresentanze democratiche, per uno Stato che si riconosca tale, devono essere sempre e comunque difese, e non per pura retorica ma per il rispetto di una conquista che ha visto tanti nostri connazionali, nei decenni passati, spendersi per questo risultato; in secondo luogo, ma forse ancor più importante del primo punto, dimostrare alla nostra Nazione, con questa tornata elettorale, la nostra voglia di essere considerati, seppur fuori dai confini nazionali, cittadini con pari dignità. Tuttavia, ritengo che finita questa fase elettorale, sulla quale è doveroso un grande impegno da parte di tutti alfine di un buon risultato, nella prossima legislatura, senza perdere altro tempo, si cerchi con serenità e serietà di rivedere tutto l’impianto della reappresentaza degli italiani all’estero in virtù della mutata situazione tenendo soprattutto conto della nuova ondata migratoria degli ultimi anni.
Ti ricandidi?
Con dispiacere sto assistendo ad una contrap-posizione che si sta creando tra “vecchia” emigrazione e “nuova emigrazione” schiacciando la parte più consistente della nostra collettività che è rappresentata da oltre il 60% di coloro che sono nati in Svizzera. Non volendo partecipare ad un dibattito così sterile, sarà compito futuro del Comites essere cerniera di raccordo tra queste tre realtà e questi potrebbero essere i motivi che, al di fuori di un generico richiamo generazionale, mi possono spingere ad affrontare questa sfida.

Si, bello, ma non hai risposto alla
mia domanda. Ti ricandidi?
Lo saprai molto presto.

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