Data odierna 22-08-2017

Soprattutto in mezzo alla folla, in situazioni di minaccia, come quella di Torino, dilaga la paura che fa compiere azioni rischiose e che però è in parte controllabile, secondo il Brain Trainer. La sensazione...

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Un freno al panico

Soprattutto in mezzo alla folla, in situazioni di minaccia, come quella di Torino, dilaga la paura che fa compiere azioni rischiose e che però è in parte controllabile, secondo il Brain Trainer.

La sensazione di terrore e l’istinto di sopravvivenza di fronte a un pericolo, reale o presunto, fanno scattare reazioni di fuga che possono dimostrarsi deleterie: il fenomeno, che si è manifestato in tutta la sua potenza in piazza San Carlo a Torino, può essere spiegato e in qualche misura circoscritto.

Ogni epoca è travagliata da guerre, anche la nostra. Forse siamo convinti di aver raggiunto un livello di civiltà tale per cui la rabbia e l’istinto di distruzione appartengono al passato. Tutt’altro. Entrambi sono presenti più che mai, come un’ombra dalla quale è impossibile affrancarsi. Ma, mentre un tempo si sapeva chi era l’avversario, che aveva una divisa e indossava un’arma, oggi il nemico è nascosto tra la folla, senza segni di riconoscimento. E ovviamente ciò che non si riconosce fa paura».

Se la fuga di tanti soggetti atterriti diventa una valanga con le conseguenze viste a Torino, anche la paura “cieca” del singolo, protratta nel tempo, ha ripercussoni, ma solo su di lui. «Questo stato di ‘iper-vigilanza’ nuoce alla salute e crea patologie psicologiche legate al timore che possa esserci il pericolo ovunque», riferisce Iannoccari, «Il perdurare della paura può portare a costanti stati d’ansia, depressione, sensazione di impotenza. A livelli più gravi, si instaurano patologie come l’agorafobia (paura degli spazi aperti) e attacchi di panico. Quest’ultimo può trasformarsi da conseguenza a causa di danni fisici e psicologici. E così, come a Torino, il panico si rivela un’arma nelle mani dei terroristi: far esplodere una bomba in un luogo affollato, o solo far credere che ci sia, è sufficiente per danneggiare migliaia di persone».

Per evitare queste esperienze di terrore e arginare gli effetti negativi, si può fare qualcosa; ne è convinto il Brain Trainer: «Per contenere il fenomeno, è necessario avere chiaro in mente che insieme ad un possibile attentato può esserci il rischio scatenato dal panico. Se il primo non possiamo evitarlo, il secondo lo possiamo tenere a freno:

1. essere consapevoli che il panico è un’arma letale, consente di mitigare l’impulso di reagire d’istinto in caso di pericolo e di mantenere un maggior controllo della situazione;

2. analizzare i punti del luogo in cui potremmo trovar riparo, se la folla iniziasse a correre all’impazzata, e tenere presente le principali vie di fuga ed eventuali colonne/muri dietro cui ripararsi, fa sentire meno indifesi;

3. nel momento in cui la folla dovesse iniziare a muoversi disordinatamente, la mente dovrebbe essere nello stato di massima concentrazione e flessibilità cognitiva, in modo da permettere la valutazione delle alternative pianificate in precedenza e l’allontanamento dalla traiettoria della massa;

4. anziché correre in avanti, è opportuno procedere in diagonale, per non trovarsi davanti alla folla che spinge e potrebbe farci cadere;

5. non bisogna tentare di fermare le persone o riprendere le scene con il telefonino, ma è fondamentale mettersi al riparo. Solo in un secondo tempo, si potrà dare supporto alle persone che si trovano in difficoltà».

Per condurre la mente a comportamenti meno impulsivi, si può ricorrere a una sorta di prevenzione, razionalizzando le proprie angosce: prima di uscire di casa, anche solo per una passeggiata, è utile verificare di avere con sé gli strumenti per affrontare varie situazioni, come una bottiglietta d’acqua, il telefonino carico, soldi a sufficienza,… Oltre che ad esorcizzare il timore dell’ignoto, pensare a cose pratiche aiuta a tranquillizzarsi. Il professor Iannoccari aggiunge: «La paura è un’emozione positiva, in quanto ci consente di analizzare la situazione e di trovare una soluzione che ci può salvare la vita in caso di minaccia. Invece il panico è uno stato emotivo eccessivo, che può bloccarci o farci fuggire senza controllo, mettendo a repentaglio l’incolumità. Se non possiamo modificare il mondo in un luogo in cui vivere senza terrore, almeno utilizziamo le nostre emozioni per muoverci con circospezione, consapevolezza e senza rinunciare a vivere .

Giuseppe Alfredo Iannoccari, Ph.D., Presidente Assomensana

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Brain Trainer-A.G.Iannoccari

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