Data odierna 23-09-2017

Di Umberto Fantauzzo Donald Trump dalle ore 12,00 del 2o gennaio 2017, conformemente alla costituzione americana,  è il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America,  avendo costui  vinto...

Trump presidente, un pericolo per l’umanità

Di Umberto Fantauzzo

Donald Trump dalle ore 12,00 del 2o gennaio 2017, conformemente alla costituzione americana,  è il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America,  avendo costui  vinto la recente elezione presidenziale contro la moderata concorrente  democratica Hillary Clinton

Sulla base di slogan di pubblicità elettorale d’ispirazione razzista  “ make America greater”  (rendi l’America più grande) e  “make again America white” (restituisci di nuovo  l’America alla razza  bianca) gestirà nel corso del suo quadriennio presidenziale l’amministrazione politica statunitense.

In recenti apparizioni televisive postelettorali e interviste stampa  il tycoon, colui il quale privo di sensibilità morale si arricchisce illimitatamente con strategie finanziarie poco trasparenti  a nocumento  della collettività analogamente al pregiudicato biscione italiano, ha preannunciato le  direttive della sua nuova  politica, sociale  ed economica che, a differenza  della precedente di Obama, si baserà sulla sua xenofobia, sfociante sul primato della razza bianca, una marcata peculiarità hitleriana, e sulla presuntuosa ambizione di voler elevare la sua nazione  a dignità di guida culturale, economica e politica del mondo.

Sarebbe opportuno riflettere sulla domanda : come può la nazione statunitense divenire guida culturale e morale del mondo  non disponendo storicamente di una propria identità culturale? Sembra che gli Americani vogliano consapevolmente ignorare la realtà storica che la culla della cultura umana si trovasse in Europa la quale ha civilizzato i selvaggi protagonisti del “Far West” in territorio Nordamericano.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, in cui gli Stati Uniti nel coro degli alleati  risultarono i più potenti vincitori sul nemico  in virtù della loro superiorità militare, fino ad oggi  in tutte le conferenza stampa e pubbliche dichiarazione da parte di numerosi  presidenti guerrafondai come  Lyndon B. Johnson,  Nixon,  Ronald Reagan e George W. Bush, riecheggia espressamente l’intenzione  imperialistica di voler dominare il mondo culturalmente, una prepotente e arbitraria velleità di superpotenza mirante al condizionamento politico di numerosi  nazioni  del globo a proprio vantaggio  economico e finanziario nel compimento della loro presunta missione divina in un ruolo di polizia mondiale.

 Tale politica imperialistica sarà indubbiamente praticata dal nuovo presidente il Tycoon, come  dal medesimo  soventemente affermato  nel corso della sua campagna elettorale e risolutamente  confermato nel suo becero discorso inaugurale d’insediamento, a totale beneficio della sua nazione.

 Nell’immediato periodo postbellico dal 1950 la loro politica di incessante interventismo militare nelle numerose contese armate sul globo  dalla guerra in Corea al cruento intervento bellico in Vietnam fino all’aggressione militare in Iraq e in Afganistan, le ultime due  esclusivamente agognate e decise dal megalomane  George W. Bush e dalla sua segretaria di stato Condoliza Rise per interessi personali a titolo di lucro da realizzare nel commercio petrolifero mondiale, due illustri personaggi  animati da egoismo capitalista, violenti e sanguinari  per aver mandato  alla carneficina bellica numerose giovanissime vite umane dalla quale una gran moltitudine di ragazzi  fece  ritorno in patria in posizione orizzontale dentro una cassa da morto ipocritamente  adornata dalla bandiera a strisce e stelle in segno di riconoscimento di elevato eroismo patriottico.

 Ovviamente il povero defunto giacente  sottoterra sarebbe totalmente ignaro della sua gloriosa eroicità patriottica: una costumanza  celebrativa di totale ipocrisia in funzione di una distorta filosofia di patria.

In tale contesto  dai  primi pronunciamenti politici di Trump si può evincere che trattasi di un figuro buffone, di un patologico megalomane,  di un immorale razzista  bramoso di ricchezze e di potere, di un sessista molestatore di donne rivelandosi pericoloso per le sue ambizioni imperialistiche che potrebbero  facilmente determinare un catastrofico conflitto su scala mondiale.

L’esito della recente elezione presidenziale, avendo stabilito la vittoria di un cognitivamente mediocre personaggio, incolto e violento,  costituisce un’immediata espressione di un elettorato selvaggio e incivile nel  contesto di una pseudo democrazia che si basa sulla libertà di vendita ed uso delle armi, un forma di organizzazione politica che meriterebbe la denominazione di “pistolacrazia” ovvero il potere non al popolo ma  alle armi.

Il successo elettorale di Trump è tutt’altro che un trionfo della cosiddetta democrazia americana, avendo la sua contendente Hillary Klinton ottenuto un maggior numero  voti nella misura di oltre duecentocinquantamila, e ciò per effetto di un sistema elettorale poco trasparente e  non genuinamente democratico.

Al di là dello strano evento dell’improvvisa interferenza dell’FBI nella campagna elettorale per aver aperto pochi giorni prima della “election day” un’indagine inquisitiva sulla Clinton  per  presunto abuso di potere concernente una malversa gestione della corrispondenza elettronica via e-mail nella sua funzione di segretario di stato, un’arbitraria strategia  intenzionalmente escogitata dal capo dell’FBI  alla strana  ricerca di un’ipotetica macchia criminale; l’indagine è stata chiusa un giorno prime dell’elezione.

Con certezza trattasi di una consapevole intrusione autoritaria  a totale nocumento della  Hillary.

Evviva la pseudo democrazia americana in virtù della quale il bellicamente pericoloso Trump  si è insediato alla casa bianca in qualità di presidente dell’USA: un esorbitante   rischio per la sicurezza e pace mondiale.

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