Data odierna 12-12-2017

Uno torna a Washington dopo quasi due mesi di Italia, dopo avere atteso a Fiumicino la partenza del volo United 043 ritardato di tre ore, con nel fondo schiena 7500 km fatti nel centro Nord e in Sardegna,...

Povera America

Uno torna a Washington dopo quasi due mesi di Italia, dopo avere atteso a Fiumicino la partenza del volo United 043 ritardato di tre ore, con nel fondo schiena 7500 km fatti nel centro Nord e in Sardegna, e una voglia matta di parlare dei problemi della patria di origine a cominciare da quella Roma divenuta ormai invivibile per chi risiede in una città amministrata correttamente.

    E appena arrivato alla dogana ti colpiscono le immagini su alcuni schermi televisivi dell’assassinio perpetrato da un esaltato a Las Vegas.

    Al momento in cui scriviamo i morti sono 59, ma certamente aumenteranno perché i feriti sono più di 527.

    Tutti i media del mondo stanno dando risalto a questa ulteriore carneficina che ha traumatizzato (ma solo per poche ore, ne siamo convinti, come purtroppo in tante altre occasioni di violenza sociale) l’intera nazione.

    Ovviamente radio e televisioni sono divise secondo lo spartiacque che caratterizza gli USA: da una parte quelli che ricordano che negli Stati Uniti su una popolazione di 327 milioni di abitanti le armi diffuse sono oltre 400 milioni. E non si tratta solo di pistole o fucili da caccia, ma di mitragliatrici e altre piacevolezze da guerra.

    Un gioco da ragazzi per uno dei tanti folli che si annidano tra la popolazione di gente perbene che oggi si viene a sapere aveva in casa un intero arsenale di armi pesanti e centinaia di caricatori.

    Per un tale che odia il mondo e il suo prossimo diventa un gioco da ragazzi prendere una camera al trentaduesimo piano del Mandalay Bay hotel di Las Vegas e da lì sparare decine di caricatori sui 20.000 appassionati di country music assembrati proprio sotto il suo albergo.

    Ovviamente sull’altro versante si manifesta un certo imbarazzo nel coprire questo episodio di follia criminale definito il più importante massacro di gente inerme negli Stati Uniti.

    Quanto alla diffusione delle armi automatiche in America si giustifica il tutto con il solito riferimento al secondo emendamento della costituzione che, ab immemorabile, consente alle “milizie” di armarsi. Come se l’America di 240 anni fa potesse e dovesse ancora essere presa a modello per una società come l’attuale completamente diversa da quella dei padri fondatori.

    Il governatore dello Stato del Nevada, Sandoval, nel suo messaggio televisivo, oltre alle solite preghiere e ringraziamenti a polizia e personale medico, sostiene che “dobbiamo imparare da questo episodio”. E uno si chiede che cosa ci sia da imparare se non il rifiuto della violenza che fa parte della diffusa cultura in cui vive gran parte della popolazione americana.

    Ha parlato anche il presidente Trump e ha definito evil il fatto e richiesto che gli americani si sentano uniti. Per fare cosa? Per piangere i morti?

    In questa ottica diventa perciò facile riconoscere che l’Italia e le altre nazioni europee, con l’impedimento all’acquisto e diffusione delle armi sono un altro mondo se paragonate agli Stati Uniti.

    Dice: ma voi avete la malavita organizzata che quanto ad armi e attentati non fa sconti a nessuno.

    Vero: ma se volessi acquistare una mitraglietta con relativi caricatori non saprei dove andare a Roma.

    Qui invece, negli Stati Uniti, la cosa è semplicissima. Basta andare, tanto per citare un esempio, in uno dei tanti supermercati Walmart dove commessi ben preparati possono suggerire quale tipo di fucile acquistare. E si guardano bene dal chiedere per quale ragione un cittadino normale debba dotarsi di un’arma potente.

    Ovviamente ISIS ha messo il cappello su questo massacro fatto dal signor Paddock di Mesquite, cittadina del Nevada poi suicidatosi prima che gli agenti speciali lo raggiungessero. Ma le autorità negano che si tratti di terrorismo.

    Ed anche questa America!

Oscar Bartolioscarbartoli35@gmail.com

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