Data odierna 18-11-2017

Dino Nardi ha posto una domanda interessante, stimolante, nonché attuale, sulla doppia cittadinanza, il suo valore, la sua fragilità. Parlando di coloro che hanno due passaporti, domanda se essi siano...

Perché deve far comodo la doppia cittadinanza di Valeria Carmia

Dino Nardi ha posto una domanda interessante, stimolante, nonché attuale, sulla doppia cittadinanza, il suo valore, la sua fragilità. Parlando di coloro che hanno due passaporti, domanda se essi siano tutti “con il cuore patriottico diviso in due parti uguali, l’una per il Paese di origine e l’altra per quello di adozione”. La risposta che si da Nardi, negativa, vuole sottolineare l’uso strumentale (e pare generalizzato) della doppia cittadinanza. Vero, la cronaca è piena di esempi in cui

l’essere nato in questa o quella nazione e il possesso di particolari documenti di cittadinanza sono povere misure di fedeltà alla patria. La riflessione Nardi è interessante soprattutto perché pone, implicita, la questione fondamentale su cosa voglia dire essere buoni cittadini e se lo si possa essere anche con due patrie.

Dario e Lapo hanno una mamma italiana e un papà inglese. Sono dunque automaticamente cittadini italiani (per altro nati in Svizzera). L’iter burocratico necessario per dare loro la cittadinanza britannica è lungo ma in movimento.

Il pensiero che un giorno, la doppia cittadinanza possa essere un ostacolo per i miei figli, motivo di diffidenza da parte ‘degli altri’, al punto da spingerli a rinunciare a una parte della loro storia, mi rattrista.

Cosa potranno dire, come potranno rispondere agli attacchi di chi potrebbe accusarli di agire nell’interesse di una nazione piuttosto che nell’altra? Che amano le loro patrie in ugual misura e modo? Sarebbe una risposta un po’ naïve.

Ripenso all’editoriale de L’Economist “People with two nationalities should be feted, not mistrusted” (17 Agosto 2017), che si riferiva ai casi di doppia cittadinanza tra politici (in specifico in Australia, perché il caso Svizzera non è unico), ma può bene essere esteso all’agire sociale e al fare quotidiano. In un mondo dove le collaborazioni sono sempre più strette, e il movimento di lavoro, talenti e investimenti, è un dato di fatto (seppure purtroppo non unanimemente auspicato), chi meglio di coloro che hanno nazionalità mista conosce, comprende, vive l’importanza della collaborazione, del dialogo, dell’apprendimento reciproco?

Ovvio, le occasioni in cui diversi interessi nazionali entreranno in conflitto si presenteranno così come ci saranno pressioni sociali, situazioni di convenienza pratica, ragioni economiche e fiscali che tenteranno e spingeranno Dario e Lapo ad attribuire maggior valore ad una cittadinanza rispetto all’altra in un dato momento, ma forse non in un altro.

Non potrò sempre proteggere i miei figli da attacchi maliziosi e non sarò io a decidere per loro di contro a scelte di convenienza. Posso però cercare di crescerli a sentirsi fieri di entrambe le nazioni, e soprattutto ad amarle senza confronti, quindi per motivi diversi e anche in modi diversi, affinché senza appellarsi a difficilmente credibili e non sempre appropriati richiami all’uguale amore, i miei figli possano risponde alle critiche: è necessario amare in egual modo le due patrie, per esserne fieri di averne il passaporto, per essere ‘buoni’ cittadini, per fare, infine, bene il proprio lavoro di politico?

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