Data odierna 18-01-2018

Di Umberto Fantauzzo Un violento terremoto nottetempo alle ore 3:36  di mercoledì  24 agosto,  con effetto sussultorio,  ha investito  la  provincia di Rieti con epicentro nel paese di Amatrice...

La colpa è anche nostra finché in Italia si può morire di corruzione

Di Umberto Fantauzzo

Un violento terremoto nottetempo alle ore 3:36  di mercoledì  24 agosto,  con effetto sussultorio,  ha investito  la  provincia di Rieti con epicentro nel paese di Amatrice e ipocentro a quattromila metri di profondità.

I comuni di Amatrice con le sue numerosi frazioni, Accumoli e Pescara del Tronto sono stati rasi al suolo, uno spettrale scenario da rimembranza  bellica dopo un’incursione aerea  con bombardamenti a tappeto.

I poveri  residenti  e occasionali turisti di ferragosto  nel territorio terremotato  in quella dannata notte, crudelmente destati da un sonno profondo,  sono stati duramente confrontati con l’inaspettata calamità e, ancora semidormienti,  si son dovuti dipanare dalle macerie,  ostacolanti l’uscita, nella disperata ricerca di salvezza per l’intera famiglia..

Alla prima luce dell’alba un orrendo paesaggio di caos totale si presentava agli occhi dei sopravvissuti: chiese distrutte, edifici  comunali,  scuole,  ospedali  e oltre il sessanta per cento   di abitazioni civili  interamente  sventrate.

Numerose  squadre di  soccorso con presenze di unità cinofile,  prontamente intervenute, lottando contro il tempo che inesorabilmente trascorreva a nocumento di vite umane, scavavano con  la massima cautela tra le montagne di macerie nel  tentativo di strappare alla morte persone rimaste intrappolati,  mentre da ogni parte  si  udivano  lamentosi richiami dei sepolti vivi i quali con voce fioca inviavano un messaggio di aiuto.

Conseguenze immediate della violenta catastrofe:  intere famiglie spezzate,  amare  lacrime di  profonda sofferenza  versate per le enormi perdite umane come  congiunti , parenti, amici, e  per la polverizzazione di tutti  loro beni materiali ;  un dolore straziante che noi, non protagonisti del cruento disastro, anche se nell’immediato emozionalmente  partecipi per sensibilità e compassione umana, non possiamo lontanamente né intuire né  realizzare.

L’amara esperienza di un atroce trauma psicologico subito da oltre  tremila  sfollati a causa del   terremoto  li accompagnerà  con lacerante dolore lungo il loro itinerario  esistenziale, conformemente al  saggio detto del poeta romantico inglese  Lord George  Gordon Byron: “Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è sempre dolore”.

La penisola italiana  attraversata  in senso latidudinale  dal dorsale appenninico  con un sottosuolo dalle peculiarità morfologiche ad  elevato potenziale sismogenetico risulta enormemente esposta  a rischio tellurico, infatti essendo la medesima geologicamente molto giovane si trova tuttora in fase di assestamento.

Nel corso della nostra funesta ultrasecolare  esperienza storica  dall’inizio del millenovecento  ad oggi possiamo  annoverare   ben otto  devastanti  terremoti,  antecedenti all’attuale calamità dell’Italia centrale, con circa duecentocinquantamila  morti nel seguente ordine cronologico: 28 dicembre 1908 terremoto di Messina/ Reggio di Calabria magnitudo 7,24 circa 130.000;  7 giugno 1910 Irpinia /Basilicata 50.000; 16 agosto Avezzano /Abruzzo 33.000; 29 luglio1930 Irpinia 1.404; 15 gennaio 1968 Belice/Sicilia 370;  6 maggio 1976 Friuli 989 morti; 23 novembre 1980 Irpinia 914; 6 aprile2009 Aquila città e provincia 308.

Da questa tragica lezione storica  con oltre duecentocinquantamila morti per devastanti terremoti,  come quello di Messina nel 1908, noi cittadini italiani cosa abbiamo imparato? Ovviamente un quesito abbastanza complesso e difficilmente da rispondere in maniera esauriente.

Quando accade un  disastro naturale come alluvioni o terremoti  è atavica consuetudine italiana inveire blasfemamente contro il  supremo Fattore metafisico  o  contro madre natura imputando loro la colpevolezza dell’infausto evento.

La responsabilità  dell’immane devastazione della forte scossa sismica che ha investito un vasto territorio della provincia di Rieti   con circa trecento decessi, quattrocento feriti ricoverati in ospedali circostanti e ingenti danni materiali con migliaia di famiglie senza tetto le quali , avendo perduto la loro casa e tutti i beni materiali, con enorme doloroso disagio alloggiano in tendopoli;  per tutto questo  disastro la colpa non è né del Padre celeste né della natura ma unicamente dell’uomo per la sua immorale ingordigia.

L’intera calamità tellurica nel contesto del suo effetto distruttivo è caratterizzata da tre peculiarità giuridicamente  rilevanti: il crollo dell’istituto scolastico Capranica nel comune di Amatrice ristrutturato nel 2012, apparentemente a prova di sisma, con un costo di oltre settecentomila Euro è totalmente inagibile,  il campanile medievale di Accumoli, recentemente  ristrutturato per ben tre volte, è crollato  causando  nel sonno  la morte di un’intera  famiglia   composta da una giovane coppia e due bambini rispettivamente di otto anni ed il più piccolo  di otto mesi,  inoltre lo sventramento degli ospedali  di zona, recentemente ammodernati, per profonde lesione strutturali  sono non più operativi ; ovviamente qualcosa non ha funzionato.

All’uopo di individuare le cause dei crolli degli edifici pubblici summenzionati le due procure di Rieti e di Ascoli Piceno stanno indagando alla ricerca di ipotetici responsabili, intanto si costatata che in tutti gli interventi di restauro con imperizia   è stato adoperato poco cemento e molta sabbia.

Come volevasi dimostrare! I soliti sciacalli palazzinari per la loro feroce cupidigia sono moralmente responsabili della morte  di soggetti  umani al di là dell’enorme perdita di preziosi beni culturali come nel caso del crollo della chiesa  di Amatrice e campanile di Accumoli.

Intanto gli esperti  geologi e sismologhi  nei frequenti  dibattiti televisivi, conducendo  un’ aspra critica verso le autorità competenti, puntano  il dito indice contro la negligenza politica italiana per l’assenza di un organico progetto di prevenzione.

Effettivamente i responsabili politici non hanno ancora  capito, sia per incompetenza sia  per opportunismo e menefreghismo,   che ogni Euro investito sulla prevenzione avrebbe un valore di 20 Euro al momento della ricostruzione.

Dopo il disastro sismico nel territorio della provincia di Rieti ivi comprese le  periferie regionali delle Marche e Umbria e nella consapevolezza morale della gravità di perenne rischio  tellurico del territorio nazionale è giunto il momento  in cui i politici italiani, i migliori pagati nel mondo occidentale, destandosi dai loro sogni doro si degnino  di impegnarsi più responsabilmente per la formulazione di un organico piano di prevenzione per scongiurare a priori un ulteriore terremoto con gravi perdite umane e materiali.

In caso contrario noi cittadini elettori  saremmo collettivamente responsabili per ipotetici malaugurati disastri nella fattispecie di Messina e di Amatrice e continueremo in futuro a versare lacrime di amara dolore per potenziali vittime e moralmente colpevoli    per non aver eletto politici con maggiore sensibilità umana e responsabilità etica .

Un terremoto preventivamente ben gestito non uccide, ma l’egoismo, la disonestà morale, la cupidigia umana , peculiarità portanti dei feroci sciacalli palazzinari speculanti  sulle vittime terremotate in collusione  con alcuni corrotti politici,  uccidono.

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