Data odierna 17-08-2018

La partita si sta facendo pesante. Nel bel mezzo, come tra l’incudine e il martello, ci sono gli italiani. Il tutto sta accadendo per via delle prossime elezioni politiche che molti pensano si facciano...

Italiani nel pallone tra informazione e controinformazione

La partita si sta facendo pesante. Nel bel mezzo, come tra l’incudine e il martello, ci sono gli italiani. Il tutto sta accadendo per via delle prossime elezioni politiche che molti pensano si facciano tra tre mesi. E mentre i leader incominciano ad affilare le armi s’insinua il sospetto che le loro dichiarazioni e le promesse che fanno sono solo strumentali e destinati ad avere una vita breve perché difficili da realizzare con un’Europa che ci sta con il fiato sul collo. In tutto questo bailamme si sta mettendo a punto una serie di “fake news” ovvero “notizie false” per sconcertare la gente per spingerla a cambiare orientamento politico o a dare forza ai loro convincimenti. Tutto ciò per non parlare del grosso partito degli astensionisti. Già oggi conta la metà degli elettori e di certo non è cosa da poco. Costoro percepiscono la politica e il ruolo delle istituzioni in chiave così negativa da non ritenere nessun movimento o partito degno d’essere votato. Ad aggiungervi il carico da novanta vi è il forte rallentamento della guida ideologica che un tempo supportava l’appartenenza ad un partito. Ora stiamo andando verso il piano inclinato dove il solo distinguo per identificarsi sta tra chi è e chi ha.
Se vogliamo, giunti a questo punto, focalizzare la nostra attenzione sul partito astensionista dobbiamo chiederci in prima battuta a chi interessa che gli italiani non vadano a votare. Incominciamo con il dire che in Italia quelli che fanno politica e vi ruotano intorno non superano i quattro milioni. Potrebbero da soli indicarci un orientamento difficilmente scalfibile dalle fake news. Gli altri sono meno controllabili e in un certo senso più influenzabili su temi di grande impatto sociale: pensiamo agli immigrati e ai problemi che creano in tema di ricollocazione ambientale, all’ordine pubblico ecc. Pensiamo alla giustizia che non funziona, alle riforme che non decollano, alla disoccupazione soprattutto giovanile e alla sistematica denigrazione delle istituzioni che costituiscono il caposaldo del nostro sistema politico, sociale e civile. C’è in questo frangente una grossa fetta dell’opinione pubblica convinta che l’Italia sia un vuoto a perdere e che nella migliore delle ipotesi è meglio arrangiarsi per conto proprio. Gli altri vorrebbero far convergere il dissenso facendo a meno dei partiti, del voto e di quel che ne segue.
A nessuno di questi signori sembra venire in mente che la nostra vita in comune è mediata da regole che la politica stabilisce e che il primo caposaldo “garantista” è dettato dal Parlamento e che questo parlamento per funzionare ha bisogno del supporto di tutti per assicurarne la rappresentatività. Alla fine detterà regole sia per chi ha votato sia per gli astensionisti. E allora perché si rinuncia alla possibilità di parteciparvi sia pure attraverso un proprio rappresentante?

(Fonte centro studi Fidest di cultura politica e sociale)

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