Data odierna 24-09-2018

C’è una sofferenza diffusa tra gli italiani. Lo dobbiamo ai milioni di disoccupati, in specie tra i giovani. Lo dobbiamo alle vecchie e nuove povertà dai pensionati alle famiglie monoreddito con retribuzioni...

Emarginati ed emarginatori

C’è una sofferenza diffusa tra gli italiani. Lo dobbiamo ai milioni di disoccupati, in specie tra i giovani. Lo dobbiamo alle vecchie e nuove povertà dai pensionati alle famiglie monoreddito con retribuzioni modeste. Lo dobbiamo ai disagi esistenziali diffusi e alla incapacità della politica d’intercettarli e porvi riparo. E’ un sistema di governo del paese che si sta avvitando su se stesso.
E’ che ci siamo fatti carico del problema migratorio non avendo la possibilità di governarlo secondo necessità. E’ che ci siamo fatti carico delle problematiche del lavoro umiliandone i diritti senza proporre soluzioni adeguate per rilanciare la produzione industriale e ricavarne opportunità d’impiego. E’ che abbiamo bruciato preziose risorse non sciogliendo i nodi della corruzione e degli sprechi. Stiamo distruggendo i nostri gioielli di famiglia dall’assistenza universale all’istruzione in nome di una logica fondata sulla riduzione dei servizi a scapito della loro qualità. Abbiamo umiliato il risparmio e favorita la speculazione finanziaria. Abbiamo umiliato le istituzioni con il sospetto che si muovano contraria contrariis curantur.
Ora rischiamo di trasformare gli italiani in un popolo di pessimisti e di disillusi deprivati da quelle certezze che costituivano la spina dorsale del suo impegno per una società ispirata al rispetto e alla volontà di crescere come costruttori di pace e di benessere sociale. Da questo scenario si può uscire solo se avremo la forza e la determinazione di trasformarci in un collettivo capace di restituire dignità nel governo delle cose dal nostro piccolo agli affari di più ampia portata. In questo disegno non vi è più posto per i pifferai di turno, per gli interessi partigiani, per gli intrighi di palazzo. La democrazia va restituita a chi sa farne un buon uso con una saggia amministrazione della cosa pubblica. Ne avremo la forza? Proviamoci per lo meno.

Fidest (Riccardo Alfonso)

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