Data odierna 22-11-2017

Ormai è passato oltre un mese da quando la maggioranza degli elettori italiani si comportò come quel tizio che, per fare un dispetto alla moglie, si evirò. Ovvero votò no al referendum sulla riforma...

Considerazioni a un mese dal referendum costituzionale

Ormai è passato oltre un mese da quando la maggioranza degli elettori italiani si comportò come quel tizio che, per fare un dispetto alla moglie, si evirò. Ovvero votò no al referendum sulla riforma costituzionale dello scorso 4 dicembre soprattutto per liberarsi di Matteo Renzi.

Infatti moltissimi degli sponsor del no di destra/centro/sinistradem/sinistra radicale – nelle loro critiche alla riforma e, per il così detto “combinato-disposto”, anche alla legge elettorale dell’Italicum – non avendo grandi motivi a sostegno del no, finivano quasi sempre per citare negativamente certe frasi dette da Renzi ed alcune delle leggi approvate dal suo governo che, tuttavia, niente avevano a che fare con il quesito referendario. Ma non solo, il fronte del no non faceva altro che raccontarci che, una volta bocciato il referendum, subito dopo il 4 dicembre si poteva certamente mettere in cantiere ed approvare velocemente una nuova legge elettorale che garantisse veramente la democrazia nel Paese e fare, in breve tempo, anche una “seria” riforma della Costituzione.

Bene, ad oggi, a distanza di oltre un mese dal voto referendario, nessuno di quanti criticavano quella riforma parla più di riformare la Costituzione. E quel fronte compatto del no – che aveva promesso subito una nuova legge elettorale garantista delle minoranze e della democrazia – si è invece squagliato come neve al sole dividendosi poi su varie ipotesi di riforma pro domo sua a seconda del proponente di turno, ovviamente!

Solo il PD di Matteo Renzi, già progenitore dell’Italicum, ha immediatamente preso atto dell’esito del referendum e – andando oltre la promessa fatta in campagna elettorale di modificare l’Italicum – ha addirittura proposto alle altre forze politiche di sostituirlo con il Mattarellum. Cioè riesumando un sistema elettorale (già in vigore in Italia tra il 1993 ed il 2005 e che in quel periodo consenti un’alternanza di governo del Paese tra il centrodestra ed il centrosinistra) che però, adesso, non trova più l’assenso di  molte di quelle stesse forze politiche che prima del referendum lo ritenevano  invece una possibile e valida alternativa all’Italicum. Forze politiche che, in alcuni casi, stanno prendendo tempo rifugiandosi dietro la necessità di dover attendere il 24 gennaio quando è prevista la sentenza della Corte Costituzionale in merito all’Italicum, per poi, magari, voler aspettare di conoscere pure le motivazioni della stessa sentenza! Naturalmente si potrà anche giustamente obiettare che questo mese, appena trascorso, era stracolmo di festività che hanno ritardato l’inizio di una seria discussione sulla nuova legge elettorale, vedremo se nelle prossime settimane verrà smentito il nostro scetticismo.

In pratica si sta comunque verificando quanto veniva denunciato in campagna elettorale dai sostenitori del si e cioè che l’unico collante del fronte del no al referendum era l’antirenzismo e che mai le forze politiche, che componevano quel fronte, si sarebbero poi trovate d’accordo nel fare una migliore riforma della Costituzione di quella bocciata il 4 dicembre. E, tantomeno, quelle stesse forze politiche troveranno mai un accordo per una migliore riforma elettorale se non ritornando al tanto criticato (un tempo) sistema proporzionale in uso nella così detta prima repubblica; cioè un sistema che non garantirà governi di legislatura ma sicuramente la sopravvivenza di partiti monoparentali e quindi anche di tanti degli attuali parlamentari a rischio della loro poltrona.

Una ennesima dimostrazione, pertanto, di quanto siano chiacchieroni e bugiardi molti dei nostri politici e… creduloni, purtroppo, molti di noi elettori italiani!

 

Dino Nardi, già coordinatore del Comitato “Basta un SI in Svizzera”

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