Data odierna 23-06-2017

A parte qualche nota positiva come la relazione del Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), Michele Schiavone e gli interventi di un paio di Consiglieri, tutto rimane...

A Roma la Plenaria del CGIE: tutto e niente come da manuale.

A parte qualche nota positiva come la relazione del Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), Michele Schiavone e gli interventi di un paio di Consiglieri, tutto rimane fermo come l’acqua di un vecchio stagno che si sta prosciugando sotto gli occhi di milioni d’Italiani all’estero.

Il CGIE si è riunito a Roma da 29 al 31 marzo scorso, per discutere di importanti cambiamenti e modifiche basilari mirati ad un’auspicabile e quanto mai attesa dei Comitati degli Italiani all’Estero (Com.It.Es.) e del CGIE stesso.

Molti di noi si aspettavano delle proposte serie finalizzate a dei cambiamenti sostanziali per quanto riguarda i Com.It.Es. e, soprattutto, il CGIE. Niente da fare! Come da manuale, la “vacanza romana” per i 64 Consiglieri  si è svolta senza sorprese o quasi, fungendo di fatto da semplice vetrina per qualche abbaiatore di professione e da occasione, molto opportuna, per mettersi in mostra da parte  qualche parlamentare eletta all’estero. Solo un bla bla bla quotidiano sentito e letto da trent’anni a questa parte, sia pure con termini diversi, degli affabulatori di professione che tanto dicono e poco concludono.  Adesso si ha la certezza e la conferma che nessuno (o, forse, molto pochi) vuole seriamente il cambiamento in rapporto ai tempi che corrono veloci. Il cambiamento per migliorare i servizi per gli italiani all’estero, per avvicinare i giovani ad interessarsi al sociale, per favorire l’accoglienza dei nuovi emigrati italiani o valorizzare l’Italia in tutte le sue sfaccettature.

Concordo pienamente con l’esordio del discorso d’apertura di Schiavone quando afferma: “La questione pregiudiziale è: l’Italia ritiene ancora importante il suo rapporto con gli italiani all’estero? Considera Com.It.Es e CGIE promotori del Sistema Italia all’estero?”. Ma è veramente quello che si vuole? Già! Perché proprio di questo si tratta: i governi italiani da qualsiasi parte politica essi provengano, vogliono riconoscere gli italiani all’estero come figli della Patria ed il loro importante ruolo nella promozione dell’Italia? Vogliono gli stessi governi riconoscersi un minimo di colpa per non aver impedito le ondate di emigrazioni italiane degli ultimi anni senza considerare le precedenti? Ed ecco che, partendo da queste domande, chi si aspettava un cambiamento di rotta a 360 gradi, come il sottoscritto e molti altri auspicavano, in occasione della Plenaria del CGIE, si è sbagliato su tutta la linea, purtroppo!

Nella proposta per la riforma dei Com.It.Es. presentata dalla Vice Segretaria CGIE, Silvana Mangione, scaturita da una raccolta di proposte ed idee dei vari protagonisti addetti ai lavori, non si fa nessun cenno di modifiche della consultazione stessa per eleggere questo importante organo, che dovrebbe essere vicino ai nuovi arrivati e d’appoggio all’associazionismo morente. La Mangione auspica un mantenimento delle funzioni attuali con qualche “caramellina” improvvisata.

Due delle tante proposte interessanti scartate a priori sono state quelle di eliminare i membri di nomina governativa ed istituire l’albo degli elettori sempre aperto. Quest’ultima proposta sarebbe stata interessante per l’elezione dei Com.It.Es., cui gli elettori si sarebbero iscritti solo una volta.

La mancata modifica della legge che regolamenta i Com.It.Es., ha favorito il palese distacco da parte degli iscritti all’Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE), rispetto a questo organo, tra l’altro l’unico eletto direttamente dai cittadini italiani residenti all’estero. Nell’ultima consultazione del 2015, la partecipazione per il rinnovo dei Com.It.Es. è stata di appena un misero 4% mondiale. Malgrado ciò, ancora si persiste a mantenere uno status quo di rappresentanze che, stante una così bassa partecipazione al voto, non contano e non valgono niente agli occhi dei cittadini e delle istituzioni locali, né si può ragionevolmente sostenere che possano realmente essere rappresentativi per l’elettorato. A tutto questo si aggiunge una persistente e costante diminuzione dei fondi dedicati a quest’organo che non fanno che peggiorare la situazione e rendere ancor meno operativi sul campo questi comitati. Attualmente la legge sull’elezione dei Com.It.Es. prevede che l’italiano all’estero che vuole partecipare all’elezione dei membri dei Com.It.Es. deve iscriversi al Consolato di circoscrizione per ricevere il plico elettorale. Questa procedura non è la stessa prevista per le elezioni politiche e per i referendum, che prevede, invece, che le cartelle elettorali arrivino direttamente a tutti gli iscritti all’AIRE al proprio domicilio. Questa “discriminazione” diminuisce drasticamente il numero dei votanti alle elezioni dei Com.It.Es. perché la procedura rende più complicato votare.

Per quanto riguarda la modifica dei CGIE, al fine di ridurre i costi ed una migliore ripartizione geografica dei rappresentanti, possono ipotizzarsi alcune proposte, quali, ad esempio, le seguenti che la SAIG aveva proposto direttamente al segretario Michele Schiavone:

1)           Il CGIE dovrebbe essere eletto non dalle associazioni e dai Com.It.Es. ma dai cittadini nella medesima consultazione elettorale dei COMITES

 

(l’associazionismo attuale non permette più una rappresentanza idonea all’importante ruolo di responsabilità cui è chiamata ad esprimersi) 

2)           I membri del CGIE non dovrebbero far parte dei Com.It.Es. (e viceversa): o Com.It.Es. e  CGIE (l’attuale art. 10, co. 4 L. 286/2003 istitutiva dei Com.It.Es., prevede la sola incompatibilità a far parte del CGIE del solo presidente del Com.It.Es.).

 

(La stessa previsione di elezione del CGIE da parte dei Com.It.Es. giustifica l’incompatibilità dei membri (e non solo del presidente) a far parte di un organo che essi stessi hanno eletto)

3)           I membri del CGIE dovrebbero essere uno per ogni circoscrizione consolare (riduzione dei membri = riduzione di spese) e uno per l’Ambasciata del Paese. Tale membro dovrebbe lavorare in sinergia col Com.It.Es., il Consolato e le autorità locali per dare maggiori attenzioni e ascolto alle esigenze degli italiani residenti all’estero;

 

(Un membro per ogni circoscrizione consolare coprirebbe meglio la realtà geografica degli italiani residenti all’estero: per fare un esempio concreto, in Svizzera la circoscrizione di Berna e Neuchâtel e Ginevra non godono di un membro di rappresentanza, pur essendone presenti ben 6. Dunque 4 circoscrizioni consolari oltre Berna, 6 membri del CGIE, ma due circoscrizioni sono scoperte)

4)           Le riunioni dei membri del CGIE di ogni nazione dovrebbero riportare ai parlamentari eletti all’estero le problematiche che questi ultimi sarebbero tenuti a risolvere nel migliore dei modi in Parlamento (viene auspicata maggiore sinergia, maggiore coordinamento e, dunque, migliori risultati di quelli attuali).

Come sopra accennato, il vice segretario generale Silvana Mangione ha redatto una bozza di riforma cui hanno partecipato alcuni Com.It.Es. che tiene conto del cambiamento del tessuto dell’emigrazione, delle specificità nazionali, delle dimensioni territoriali e dell’incidenza della presenza di iscritti all’Aire, della capillarità della presenza a livello di organismo di base e la necessità che il CGIE sia organismo di raccordo e di sintesi.

Quindi, ha illustrato Mangione, “sono stati inseriti criteri per la composizione dei primi due livelli di rappresentanza: la massiccia presenza di italo discendenti che deriva dalla emigrazione tradizionale; la criticità di determinate situazioni politiche; la presenza di italiani in territori immensi; il grande numero esponenti della nuova migrazione, che “sono ormai dappertutto anche nei luoghi dove finora la presenza italiana non era stata rilevata”; e l’associazionismo, con la nascita di nuove forme di aggregazione legate alle nuove migrazioni”.

Nell’ottica dell’attribuzione di maggiori poteri – sostiene Mangione – e più precisi incarichi al Com.It.Es., alla luce dei cambiamenti avvenuti nel tessuto delle comunità, si propone che il Comitato mantenga la sua natura di organismo di rappresentanza degli italiani all’estero nei rapporti con le autorità diplomatico-consolari italiane e con le autorità locali, nel pieno rispetto dei limiti posti dal diritto internazionale e dagli accordi fra Stati; e abbia tre funzioni principali: 1. Ombudsman – difensore civico della comunità nei confronti delle autorità italiane e, in collaborazione con il Consolato, nei confronti delle autorità locali, nel rispetto delle leggi locali, del diritto internazionale e degli accordi fra Stati; 2. Antenna del Sistema Paese, nella circoscrizione diplomatico-consolare al fine del coinvolgimento delle forze produttive e associative della comunità nella proiezione estera dell’Italia, anche in collaborazione con il nuovo progetto di promozione dell’Italia lanciato dalla Farnesina. In questo ambito, il Com.It.Es. deve agire anche come promotore dell’insegnamento e diffusione della lingua e cultura italiana, a supporto e in sinergia con gli enti gestori, le scuole e Università locali, partecipando, per legge, alla elaborazione del Piano Paese; 3. Centro di informazione, contatto e sostegno delle migrazioni e delle nuove mobilità. (fonte: http://laltraitalia.eu).

Praticamente, sono state raccolte alcune delle proposte ma di certo non quelle, ritenute altrettanto importanti, riguardanti il miglioramento e la sopravvivenza di questi organi, nonché le elezioni da parte dei Com.It.Es. e le incompatibilità/commistioni nei rapporti con i Com.It.Es. stessi. 

Secondo quanto appreso dalle agenzie, non vi sono stati i cambiamenti sulla riforma dei Com.It.Es. e del CGIE che tutti ci aspettavamo, tutto rimane tale e quale senza poteri e finanziamenti supplementari e, soprattutto, la tematica di come vengono eletti questi due importanti organi di rappresentanza.

Si apprende inoltre, che il rappresentante di questo Governo, Vincenzo Amendola, Sottosegretario agli Esteri, si aspettava una proposta di un progetto di riforma specifica di questi importanti organi di rappresentanza delle comunità italiane all’estero. “Dopo un anno di un duro lavoro” – spiega Schiavone – “non vi è ancora modo di capire chi fa cosa” e “se non si cambia strada verso le nostre comunità all’estero ed i loro rappresentanti, altri decideranno il futuro del CGIE”. Sicuramente un percorso di dialogo c’è stato ma il presupposto di qualsiasi intervento è assicurare i fondi.

Infine va segnalata la componente del tutto insufficiente di molti dei parlamentari eletti all’estero, assenti ai lavori della Plenaria. Forse fuggiaschi per qualche altro impegno istituzionale più importante di questo? Non ci è dato saperlo. Quel che si sa è che i parlamentari eletti all’estero dovrebbero lavorare di pari passo con il CGIE per essere la voce in parlamento degli italiani all’estero. Di fatto, questa loro massiccia presenza si è vista poco, tranne qualcuno che ha presenziato solo per rivendicare la paternità di cose già risapute. Tuttavia, alcuni consiglieri, quali Paolo Brullo, Paolo Da Costa e Luigi Billè hanno cercato di distinguersi aprendo una discussione seria su queste tematiche, la loro voce, però, è stata subito spenta per proseguire in una direzione che già era indicata e che purtroppo conosciamo.

Come volevasi dimostrare, anche in questa plenaria del CGIE si è persa l’occasione di poter evitare l’imminente auto-distruzione dello stesso, stante la totale mancanza di volontà ed inefficienza nel difendere i diritti basilari degli italiani all’estero.

Con questo si vuol ricordare il ruolo importante degli italiani all’estero che tanto partecipano all’economia ed alla cultura del Bel Paese, con l’incremento del turismo, il pagamento le imposte sugli immobili in territorio italiano e poco sfruttati, l’aumento dell’esportazione dei prodotti italiani, la promozione culturale, la difesa della lingua italiana e delle nostre tradizioni.

Tutto questo viene deliberatamente ignorato o, ben che vada, trascurato. La rabbia nel constatare nel tempo di essere dimenticati e non valorizzati non fa che allontanare gli italiani all’estero da queste istituzioni miopi ai nostri reali problemi.

Ritornando alla domanda iniziale a tutti, CGIE, Parlamentari eletti all’estero e i vari governi di turno: vogliono, essi, ancora considerare e riconoscere veramente e fattivamente le esigenze e le problematiche degli Italiani all’estero?

Carmelo Vaccaro

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