Napolitano: La crisi del sistema giustizia può essere superata

Pubblicato dalla Redazione il 17 February 2012

“La crisi del sistema giustizia può essere superata solo attraverso scelte condivise”. Ne è convinto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ieri è intervenuto a Palazzo Marescialli all’Adunanza pubblica del Consiglio Superiore della Magistratura.

“Il Consiglio Superiore della Magistratura ha svolto, assieme alla pesante ma indispensabile attività ordinaria, funzioni consultive e propulsive che, anche nei momenti in cui più alta e ricorrente è stata la tensione politico-istituzionale, hanno contribuito a prospettare misure normative e organizzative in grado di ridurre l’abnorme durata dei processi e il contenzioso civile e penale”, ha ricordato Napolitano prendendo la parola.

Il capo dello Stato ha poi detto di apprezzare “che la relazione del Ministro al Parlamento, le relazioni inaugurali dell’Anno giudiziario e in larghissima misura gli interventi che a queste ultime sono seguiti abbiano posto in evidenza sia la consapevolezza che la crisi del sistema può essere superata solo attraverso scelte condivise, sia la piena consonanza nella individuazione delle ragioni della crisi, delle priorità da affrontare e degli immediati rimedi riformatori. È in questo senso”, ha spiegato Napolitano, “che può senz’altro percepirsi un positivo mutamento dell’atmosfera per quel che riguarda possibilità e disponibilità di confronto costruttivo sui problemi che è più urgente affrontare in materia di politica della giustizia”.

“Opportuno e realistico”, per Napolitano, “è stato partire, innanzitutto in sede di governo, da provvedimenti funzionali a un rapido miglioramento delle condizioni del servizio giustizia – con riferimento, tra l’altro, all’autentica emergenza sociale e umanitaria insorta nelle carceri – e da scelte che possano collocarsi in una prospettiva di più lungo termine di vera e propria riforma, comprensiva anche di delicati aspetti costituzionali”.

Quanto al giudizio disciplinare e la sua accresciuta severità, il presidente Napolitano ha affermato che “il maggior rigore valutativo corrisponde anche all’interesse dei tantissimi magistrati che esercitano i loro compiti con competenza, sobrietà e spirito di sacrificio; da un lato, rifuggendo da qualsiasi forma di sciatteria o trascuratezza nella redazione dei provvedimenti; dall’altro, depositandoli nei termini imposti dalla legge e non, come purtroppo è accaduto, con ritardi gravi e irragionevoli”.

“Peraltro”, ha aggiunto, “a disorientare i cittadini contribuiscono, come da tempo rilevo, alcune tipologie di condotta che innescano periodicamente spirali polemiche e acuiscono molteplici tensioni”. Il riferimento è “in particolare alle esternazioni esorbitanti i criteri di misura, correttezza espositiva e riserbo; all’inserimento nei provvedimenti giudiziari di riferimenti non necessari ai fini della motivazione e che spesso coinvolgono terzi estranei; all’assunzione quando inopportuna di incarichi politici e alla riassunzione di funzioni giudiziarie dopo averli svolti o essersi dichiarati disposti a svolgerli”. Il presidente ha però osservato che molti di tali comportamenti non costituiscono illecito disciplinare e che, pertanto, “è bene che da parte delle forze politiche di ciò si sia consapevoli e che a ciò, se si vuole, si ponga meritato rimedio anziché farne ogni volta occasione di invocazioni polemiche e generiche di interventi sanzionatori allo stato non praticabili”.

Quanto poi al ruolo dei capi degli uffici, Napolitano ha sottolineato che “debbono assicurare la stretta osservanza delle previsioni organizzative tabellarmente stabilite, l’uniforme interpretazione dei presupposti che legittimano il ricorso alle misure custodiali, il corretto utilizzo degli strumenti investigativi più invasivi come le intercettazioni, l’ordinato impiego della polizia giudiziaria, il rispetto del segreto di indagine. Da ultimo, il rispetto dei criteri di competenza: un punto, questo sul quale invito a valutazioni particolarmente attente”. Sulle nomine dei capi degli Uffici il presidente Napolitano ha auspicato che le loro procedure “siano velocizzate come è meritoriamente accaduto per l’incarico di procuratore della Repubblica in Roma che questa mattina è stato conferito, con massimo consenso, al dottor Giuseppe Pignatone – magistrato le cui qualità professionali e personali e le cui ricche esperienze sono a tutti note – al quale formulo vive felicitazioni e fervidi auguri di buon lavoro. Allo stesso modo, auspico nuovamente che la scelta dei magistrati destinati a ricoprire incarichi direttivi e semidirettivi sia operata nell’esclusivo rispetto dei parametri della capacità professionale e organizzativa, dell’attitudine al ruolo, dell’autorevolezza e della vocazione a motivare i magistrati addetti all’ufficio”.

Il presidente Napolitano si è quindi compiaciuto per la condivisione emersa per quanto riguarda le norme sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. “Sono convinto”, ha detto, come già fece il 21 luglio scorso nell’indirizzo di saluto ai magistrati ordinari in tirocinio, “che l’attuale geografia giudiziaria impedisce economie di scala e la specializzazione dei magistrati sicché la sua revisione rappresenta presupposto indifferibile per restituire efficienza al sistema giudiziario. Il precedente e l’attuale Governo, il Consiglio Superiore, la Magistratura, il Parlamento convengono sulla indispensabilità dell’intervento. Senza esitazioni, con equilibrio e adottando parametri oggettivi, vanno allora superate le vischiosità conseguenti alla esasperazione dei particolarismi che si oppongono al necessario cambiamento”.

“In questa fase”, ha osservato Napolitano, “è comunque fondamentale l’imperativo di riuscire – come ha detto il vicepresidente Vietti – nel compito “insieme difficile ed esaltante, di ammodernare il servizio giustizia nell’esclusivo interesse dei cittadini”. Sono certo che, come sempre, a questo compito e anche a questa disposizione d’animo, non si sottrarranno né il Consiglio Superiore né la Magistratura”.

“Ai Magistrati, nonostante le carenze di strutture e di risorse personali e strumentali, è affidata la tutela del principio di legalità”, ha ricordato infine il capo dello Stato. “Anche con il coraggio istituzionale che tante volte hanno dimostrato fino all’estremo sacrificio, sono chiamati a contrastare la criminalità organizzata e ogni forma di delinquenza, a garantire ai cittadini i diritti assicurati dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali, a intervenire – in autonomia e indipendenza – anche sui tanti, troppi casi di abuso di potere e di forme vecchie e nuove di corruzione: fenomeni che turbano tutti quei cittadini onesti, oggi chiamati a grandi sacrifici e sensibili al rigore nei comportamenti di chiunque assolva pubbliche funzioni. Naturalmente”, ha concluso Napolitano, “il successo della lotta – di cui più che mai si avverte l’acuta necessità – contro la corruzione richiede non solo vigilanza e capacità di intervento sul piano giudiziario, ma seri adeguamenti normativi e mutamenti profondi di clima e di costume”.

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