Napolitano all’università di Sassari: Bisogna investire nei giovani
Pubblicato dalla Redazione il 22 February 2012
“La crisi in Sardegna è senza dubbio grave”, come lo è quella di tutto il Paese. E per Giorgio Napolitano “non c’è dubbio che siamo dinanzi a una situazione per vari aspetti drammatica, nel senso che un tessuto produttivo e occupazionale è venuto logorandosi e rischia di disfarsi”.
Ma è ora di rimboccarsi le maniche, ha detto ieri il presidente della Repubblica, rispondendo alle domande di alcuni studenti nel corso del convegno organizzato a Sassari per le celebrazioni del 450° anniversario di fondazione della locale Università . E proprio di fronte ai ragazzi il capo dello Stato ha insistito sull’esigenza di rilanciare una politica di sviluppo guardando alla situazione dei giovani: “al di là del dire che i giovani sono il nostro futuro, la verità è che la condizione dei giovani è la nostra spina, la spina nel fianco del Paese. Un Paese che non riesca ad assicurare una prospettiva di formazione adeguata, di occupazione, di valorizzazione delle proprie risorse e dei propri talenti alle giovani generazioni è un Paese condannato. Dobbiamo esserne fino in fondo consapevoli e trarne tutte le conseguenze, anche per quello che riguarda l’impegno pubblico a sostegno del sistema universitario, della ricerca, della formazione e della cultura”.
“Sono troppi i punti di crisi, sono troppi i segni di fragilità che presenta lo sviluppo economico e sociale della Sardegna quale si è configurato nei decenni trascorsi”, ha osservato il presidente Napolitano. “Senza dubbio scontiamo ritardi anche nell’affrontare le esigenze di un rinnovamento di questo tessuto produttivo e scontiamo anche inadempienze da parte dello Stato e di chiunque abbia avuto via via responsabilità rappresentative di governo e amministrative”, ha aggiunto. “Quindi, dobbiamo verificare molto attentamente cosa possa essere rinnovato e rilanciato dell’esistente e come si possano prendere strade nuove per lo sviluppo dell’economia e della società sarda”.
“Nell’affrontare i problemi di questa crisi, che suscita non soltanto grande malessere, ma anche forti reazioni di malcontento e di protesta, dobbiamo avere piena consapevolezza del contesto in cui ci muoviamo, che è quello di un’Europa a sua volta in serie difficoltà e di un mondo radicalmente cambiato”, ha ricordato il capo dello Stato. “Dobbiamo vedere cosa davvero possa svilupparsi o nascere in Sardegna, che sia capace di reggere a una competizione stringente, che si è fatta così ardua anche per l’insieme dell’Europa e non soltanto per l’Italia e tantomeno solo per la Sardegna”.
“Qui certamente scontiamo riflessi particolarmente gravi e preoccupanti della crisi generale”, ha rilevato Napolitano. “Non possiamo però non ricordare a chiunque abbia voce nella protesta e nel malcontento che essa è naturalmente legittima purché non si sconfini nella illegalità e nella violenza, e qui mai è sufficiente la vigilanza e il richiamo”, è stato il suo monito. “Dobbiamo anche stare attenti perché non si tratta di opporre formule ideologiche a situazioni critiche. Occorre porre su basi serie nuovi progetti di sviluppo per la Sardegna e porli appunto nel contesto europeo”.
Il presidente della Repubblica si è soffermato ancora una volta su quest’ultimo punto. “Il contesto europeo è molto critico, però”, ha detto, “vorrei rilevare anche alcuni fatti positivi: si è concluso questa notte all’alba un accordo che avrebbe potuto anche non essere raggiunto, che appariva a rischio ancora fino a qualche giorno fa e che oramai può garantire il superamento dell’emergenza greca anche come fonte di contagio per tutta l’Eurozona. È stato finalmente raggiunto questo traguardo, con la collaborazione di tutti i capi di governo europei e di grandi istituzioni, come la Banca centrale europea oggi presieduta da un italiano di grande autorevolezza ed esperienza: Mario Draghi”.
Napolitano ha poi voluto sottolineare un altro aspetto “molto importante”, ovvero: “c’è maggiore volontà di quanto non risultasse fino a poco tempo fa di mettere l’accento su politiche di crescita e di sviluppo per l’Europa, non solo su politiche di consolidamento fiscale, di risanamento della finanza pubblica, di superamento della crisi del debito sovrano, di cui soffrono vari Stati membri dell’Eurozona e tra questi modo particolare l’Italia. Questo spostamento di accento sulla crescita è risultato tra l’altro da una iniziativa di dodici capi di governo, che hanno sottoscritto un documento molto concreto e stimolante in questo senso, tra i quali c’è il presidente del Consiglio italiano. Dobbiamo registrare anche con una certa la soddisfazione il fatto che l’Italia sta recuperando fiducia e credito sul piano europeo, sta esercitando un ruolo e sta introducendo anche degli elementi di novità in una dialettica politico-istituzionale europea che spesso è sembrata ridursi al ruolo prevalente di due Stati”.
Il capo dello Stato ha insistito sull’esigenza di rilanciare una politica di sviluppo guardando alla situazione dei giovani: “Non vorrei cadere in nessuna forma di troppo facile e scontato artificio, che appaia retorico, ma al di là del dire che i giovani sono il nostro futuro, la verità è che la condizione dei giovani è la nostra spina, la spina nel fianco del Paese. Un Paese che non riesca ad assicurare una prospettiva di formazione adeguata, di occupazione, di valorizzazione delle proprie risorse e dei propri talenti alle giovani generazioni è un Paese condannato. Dobbiamo esserne fino in fondo consapevoli e trarne tutte le conseguenze, anche per quello che riguarda l’impegno pubblico a sostegno del sistema universitario, della ricerca, della formazione e della cultura”.
Quanto alla spesa pubblica e alla evasione fiscale, il presidente Napolitano ha ripreso il filo della discussione sulla dilatazione della spesa pubblica corrente “che è stata una piaga della società , dell’economia, dello Stato italiano, ma anche della politica italiana. La dilatazione senza freni, senza criteri rigorosi della spesa pubblica italiana è alla base dell’esplosione del nostro debito pubblico, insieme con la terribile altra piaga dell’evasione fiscale. Quindi, non c’è dubbio che si debba procedere ad una riduzione, ad un contenimento della spesa pubblica, anche per non lasciare ai giovani l’eredità di un debito pubblico come quello che abbiamo finito per accumulare nei decenni passati. Però bisogna avere intelligenza, occhi e coraggio per distinguere, per rivisitare le singole voci della spesa pubblica del nostro Paese, non per tagliarle in modo indiscriminato, alla cieca, colpendo voci che dovrebbero essere forse nemmeno semplicemente e moderatamente tagliate, ma eliminate dal bilancio dello Stato, mentre altre voci di impegno pubblico non vanno ridotte, ma rafforzate nell’interesse del nostro comune futuro”.
“Credo”, ha poi concluso Napolitano, “che, essendo molto attento a non andare al di là di quello che mi tocca fare, ma avendo in ogni caso la responsabilità – che è al primo punto nell’articolo della Costituzione che riguarda il presidente della Repubblica – di rappresentare l’unità nazionale, non posso che levare la mia di voce perché ci sia coesione sociale, unità nazionale, unità fra Nord e Sud, perché si superi questo divario terribile, che continua a lacerare la società italiana e che è il retaggio più pesante di un processo unitario rimasto per questo aspetto ancora incompiuto a centocinquanta anni di distanza”.
La visita in Sardegna si è conclusa ad Alghero dove il presidente ha visitato la casa-museo di Giuseppe Manno. Ai giornalisti che gli chiedevano se le conclusioni del Consiglio Europeo avrebbero potuto riguardare anche la Sardegna, il presidente ha risposto: “Quello che è accaduto al Consiglio Europeo è importante per tutti. Se si tira fuori l’Europa dagli effetti della crisi greca che ha avuto riflessi sull’Eurozona e sull’Italia, si aprono prospettive migliori per la ripresa della crescita economica nel nostro Paese e in questa regione particolarmente colpita dalla crisi”.
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