Data odierna 21-11-2017

Di Luisa Pronzato per “Corriere della Sera“ Enrico Bracalente e il sistema virtuoso che ha fatto decollare NeroGiardini. «Quello che all’estero producono in quattro, qui lo fa una persona...

Formula Italiana Vincente

Di Luisa Pronzato per “Corriere della Sera

Enrico Bracalente e il sistema virtuoso che ha fatto decollare NeroGiardini. «Quello che all’estero producono in quattro, qui lo fa una persona sola».

A Monte San Pietrangeli, quando i tre campanili scoccano il mezzogiorno, si va a pranzo a casa per rientrare alle 14. Tre contrade, 2500 abitanti in provincia di Fermo, il paese marchigiano è il cuore strategico del distretto Fermano-Maceratese della calzatura, 20 aziende, oltre 14 per l’abbigliamento, 3 per le borse e una per le cinture. Tremila persone occupate che fanno capo al marchio NeroGiardini, 18 mila paia di scarpe al giorno, tutto made in Italy. Non si tratta solo di mangiare i vincisgrassi di famiglia alle 12 in punto, ma di una storia artigiana diventata industriale e caso di studio nelle facoltà di economia.

Una storia testarda

Un made in Italy non di lusso con un fatturato da 204 milioni di euro l’anno che ha chiuso il bilancio del primo semestre 2015 con un +5%. «I manager col pallino per la finanza fanno male alle aziende, serve conoscere il prodotto e il mercato integrando progettazione, produzione e organizzazione: competenze tecniche. E questo sono io», dice Enrico Bracalente, classe 1957, artigiano della calzatura a 15 anni e dal 1998 azionista e amministratore unico della Bag spa, proprietaria del marchio di moda. Una storia testarda quella di Bracalente che quando tutti delocalizzavano è rimasto a produrre in quel fazzoletto di terra lungo la dorsale adriatica punteggiato di piccole fabbriche, molte delle quali sono suoi «satelliti». Il quartier generale è ancora a Monte San Pietrangeli dove fabbrica e logistica si estendono per 12 mila metri quadri. «Economia di scala, razionalizzazione dei costi, produzione a magazzino, comunicazione», formula che Bracalente ripete.

Le maestranze

«Un modello imprenditoriale che tiene insieme la logistica con l’organizzazione sia rispetto alla filiera dei produttori, sia quella dei produttori -, spiega Bracalente -. Produciamo a magazzino, monitoriamo cosa va di più nei nostri 150 punti vendita che riassortiamo ogni settimana e anticipiamo le commesse. Rispetto ai pellami, per esempio, facciamo gli ordini quando gli altri sono ancora ai campionari. Comperando le pelli grezze e facendo lavorare la conceria fuori stagione risparmiamo il 20-30%, vale a dire 2-3 euro su 7/8 euro solo sulla pelle». A questo si aggiungono le maestranze. Un reddito, secondo il manager-calzolaio. «A chi ha delocalizzato occorrono 4 persone per produrre lo stesso numero di scarpe fatte da un nostro collaboratore – dice -. Ora, però chi ha cominciato da artigiano sta andando in pensione».

La formazione

Tre anni fa ha bussato all’ufficio della direzione del centro professionale Artigianelli di Fermo e ha proposto un corso per operatori delle calzature. «Non eravamo molto convinti – dice il direttore, padre Sante Pessot -. Gli ho chiesto: ma poi che ne facciamo di questi ragazzi? E mi ha risposto: li portiamo in azienda». Il primo corso ha sfornato e sistemato 12 ragazzi, il secondo 10, il terzo deve ancora finire e un quarto, triennale, è in partenza a settembre. «Se la mia azienda ha successo è grazie allo staff, ai dipendenti diretti e indiretti ai “satelliti” che producono solo per noi. Non ho mai fatto da solo, anzi le formule vincenti sono arrivate da tre settantenni: Silvano Scardali, detto Bibo, stilista di Rimini, Giorgio Sardellini, ex chimico che mi ha dato tempi e metodi, e mio zio Guido, capo area all’Unilever in pensione. Mi disse: “Il settore della calzatura deve cambiare sistema, seguimi e vedrai”».

Empatia e risultati

«La pianificazione di Bracalente per noi è una garanzia», raccontano Tiziana Monterubbiano e Giuliano Ferracuti, 20 dipendenti per 550 paia prodotte al giorno. «Senza speranza e con una figlia con problemi di salute stavamo per chiudere», dice Tiziana titolare di una delle aziende satelliti mostrando un assegno da 25 milioni di lire mai incassato. «È arrivato Enrico e ci ha detto “Datele il messaggio che c’è un futuro. Se credete al mio progetto cresceremo insieme”». Empatia e risultati. Funziona così il sistema NeroGiardini. La famosa razionalizzazione messa a punto nel quartier generale, testata e poi condivisa con le aziende dell’indotto. All’inizio con riunioni una volta a settimana, ora a ogni stagione. E tutti continuano a crederci. Anche i mercati.

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