La rivista (Svizzera)/ talenti altrove: Elisa Alfieri – di Chiara Rinaldi
Pubblicato dalla Redazione il 3 November 2011
“Esperta di princìpi contabili internazionali, Elisa Alfieri dice di essere all’estero per amore… della lingua tedesca! Executive Director presso la società Ernst & Young a Zurigo. Elisa ha un hobby interessante: la sua professione. Ma ama anche l’internazionalità, scoprire persone e culture nuove e vivere la diversità”.
È lei la protagonista di “Talenti altrove”, rubrica che Chiara Rinaldi cura per “La Rivista”, mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti.
“D. Perchè all’estero?
R. Per amore… della lingua tedesca! Mi sono appassionata a questa lingua quando ero ancora al liceo e ho continuato a studiarla assiduamente. Dopo la laurea ho cominciato a lavorare in una società di revisione a Milano e ho cercato di avere contatti con i miei colleghi tedeschi. A quei tempi, il 1991, poco dopo l’unificazione tedesca, il mercato tedesco era in crescita e si trovava lavoro facilmente. Così dopo 2 anni mi sono trasferita a Düsseldorf con la stessa società per fare un’esperienza lavorativa all’estero. Avevo intenzione di restare solo due anni, ma i miei piani cambiarono già dopo una settimana, quando incontrai il mio futuro marito.
D. E come sei arrivata in Svizzera?
R. Dopo 7 anni a Düsseldorf ho cambiato datore di lavoro e mi sono trasferita a Francoforte per seguire mio marito. Dopo tanti anni nella revisione contabile, nel 2004 ho colto al volo l’offerta di trasferirmi nell’ufficio londinese e specializzarmi nei principi contabili internazionali. Il soggiorno a Londra è stato uno dei periodi più intensi e più ricchi della mia vita non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche a livello personale con una varietà di esperienze in un ambito veramente multiculturale. Dopo 2 anni e mezzo, mi è stato proposto di rientrare in Germania, ad Amburgo, dove si era costituito il competence center per i principi contabili internazionali. Con i contatti sviluppati a Londra in poco tempo ho trovato invece una posizione presso la sede svizzera della stessa società e mi sono trasferita qui nel 2007. E la Svizzera è stata una sorpresa fantastica. Dal punto di vista lavorativo, questo è il paese dei gruppi multinazionali quotati, che preparano i loro bilanci secondo i principi contabili internazionali e quindi posso sfruttare al meglio la mia specializzazione e far parte del network internazionale della mia società che sviluppa interpretazioni e studi nel campo degli International Financial Reporting Standards. Poi, in Svizzera posizionarsi è più facile, i percorsi sono molto più brevi e i rapporti professionali sono meno formali. L’ambiente lavorativo è ottimo, il migliore tra i paesi dove ho lavorato finora. La caratteristica principale è l’internazionalità: io ed i miei colleghi rappresentiamo più di trenta nazionalità diverse!
D. E quindi non tornerai più in Italia?
R. Mio marito non parla italiano e non ha mai voluto impararlo, penso perché inconsciamente non voglia lasciare la Germania, dove attualmente lavora. Quindi no, non ho mai pensato di tornare in Italia. Penso comunque che se tornassi con la mia esperienza professionale potrei accedere a delle posizioni lavorative interessanti: tutti i miei ex-colleghi hanno buone posizioni.
D. Quali sono i problemi principali che vedi in Italia?
R. L’organizzazione è molto gerarchica e c’è anche il problema della mentalità. In Germania, una volta chiarito il problema, si passa all’azione. In Italia c’è molta meno certezza di realizzare quanto pianificato. La Svizzera è caratterizzata da un’altissima flessibilità e da un eccezionale pragmatismo nell’affrontare i problemi e le strutture organizzative sono meno rigide. Credo che uno dei maggiori problemi sia la mancanza di flessibilità nel mercato del lavoro, ed i contratti a termine non sono certo la soluzione. C’è paura di assumere a tempo indeterminato, soprattutto i giovani che quindi cercano migliori opportunità all’estero. D’altra parte, manca la mobilità. La gente non vuole spostarsi per cercare lavoro, negli altri paesi lo si fa molto di più. Ciò, in gran parte, è dovuto ai legami con la famiglia. I genitori oggi stanno economicamente meglio dei figli che quindi restano a casa e sono meno incentivati a cercare. A volte, è proprio il modesto stipendio iniziale che costringe i giovani a restare in famiglia. Un’altra problematica del mercato lavorativo italiano, è il lavoro nero con entrate in forme non dichiarate, forme pseudo legali con arrangiamenti “all’italiana”. Se si mette al confronto il mercato del lavoro in Italia con quello svizzero, si nota immediatamente il contrasto in termini di flessibilità: in Svizzera la perdita o il cambio del posto di lavoro è visto come un’opportunità per migliorare la propria posizione; in Italia, quando uno ha trovato un lavoro, se lo tiene stretto!
D. Sei a conoscenza della legge varata per favorire il rientro dei giovani in Italia?
R. Sinceramente no, non ne ho mai sentito parlare”.
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