Data odierna 27-04-2017

Dal 1° Marzo saranno online i sei episodi della web-serie “Nos ancêtres n’étaient pas gaulois” (I nostri antenati non erano Galli), dedicata alla terza generazione degli Italiani in Belgio....

Web-serie dedicata alla terza generazione degli Italiani in Belgio

Dal 1° Marzo saranno online i sei episodi della web-serie “Nos ancêtres n’étaient pas gaulois” (I nostri antenati non erano Galli), dedicata alla terza generazione degli Italiani in Belgio. La web-serie, nata da un progetto dell’associazione CASI-UO, è diretta dalla fotografa Alessia Capasso, con la collaborazione alla camera e ai suoni di Damiano Perri e le musiche di Paolo Russo.
Presenza significativa già tra le due guerre mondiali, dal 1946 gli Italiani si apprestano a diventare la comunità immigrata più numerosa del Belgio. Se per effetto del protocollo Italo-Belga, più di 60.000 italiani furono dapprima impiegati nelle miniere, in seguito saranno numerosi a lavorare nelle fabbriche, nell’edilizia e nelle attività commerciali legate alla comunità (come ristoranti, bar, macellerie). Di questa presenza durevole, lentamente e parzialmente emancipatasi da stereotipi negativi e ghettizzazioni, gli italo-belgi di terza generazione sono i testimoni diretti: identità in bilico, tra Pirandello e Magritte, tra la parmigiana e les frites.
La web-serie intende cucire insieme il percorso di chi è partito dall’Italia per il Belgio tra agli anni ’50 e ’60, delle generazioni successive e di chi attraversa oggi le frontiere per giungere in Europa. Nelle interviste emerge, infatti, la sensibilità spiccata dei protagonisti, attenti non solo alle esigenze della comunità originaria di appartenenza ma capaci di comprendere difficoltà e risorse dei nuovi migranti.
Le storie dei protagonisti (Loredana, Stefania, Gianni, Giuseppe, Adriano ed Hervé) seppur diverse tra loro, sono tutte intrise di fierezza e di nostalgia, contraddistinte dalla ricerca delle origini e dalla volontà di appartenere pienamente al Paese in cui sono nati. Pur avendo accesso a opportunità più favorevoli di quelle offerte ai loro nonni e genitori, in Italia come in Belgio, non mancano di raccontare episodi di ostilità e pregiudizi. Classificati come italiani in Belgio e come belgi in Italia, questi giovani hanno finito con l’accettare i tratti peculiari di un’identità multipla e fluida, fonte di ricchezza umana e culturale.
Alessia Capasso, di origini lampedusane, è cresciuta nell’hinterland partenopeo e ha vissuto per diversi anni a Roma. Dopo aver lavorato nell’ambito della cooperazione internazionale, dal 2011 ha deciso di dedicarsi al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria. Le sue immagini sono state pubblicate su testate nazionali e internazionali ed esposte in Italia, Belgio, Francia e Germania. Si dedica inoltre alla formazione e alla comunicazione visiva per enti del settore no-profit. Dal 2014 vive e lavora a Bruxelles.
Il CASI-UO
Il Casi-Uo (Centro d’azione sociale italiano – Università operaia) è nato nel 1970 per lavorare a stretto contatto con la comunità italiana di Bruxelles. Da circa 40 anni l’associazione si dedica ad un’azione di definizione di identità e di integrazione nel paese di accoglienza, destinata ai belgo-italiani e non solo. Oggi infatti il Casi-uo accoglie un pubblico sempre più multiculturale, che riflette i fenomeni migratori attuali e l’eterogeneità della popolazione di Anderlecht, uno dei 19 comuni di Bruxelles in cui ha sede.
L’associazione realizza progetti educativi dedicati sia a bambini e adolescenti che agli adulti in un’ottica di formazione permanente. È inoltre costantemente impegnata in attività culturali, che spaziano dall’organizzazione di eventi, alla diffusione di produzioni culturali (video, mostre, teatro) sul tema dell’immigrazione.

(aise) 

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