Data odierna 24-10-2017

Si è parlato di voto e circoscrizione estero, ma anche di elezioni europee e rinnovo dei Comites nella seduta di ieri del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato. Ad introdurre...

Voto all’estero: La relazione di Micheloni

Si è parlato di voto e circoscrizione estero, ma anche di elezioni europee e rinnovo dei Comites nella seduta di ieri del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato.
Ad introdurre i lavori il presidente del Cqie, Claudio Micheloni (Pd) che ha svolto una articolata relazione – frutto di riflessioni condivise con i colleghi Turano e Giacobbe – sul voto degli italiani all’estero, ripercorrendone fasi e, soprattutto, criticità. Il tutto alla luce della riforma costituzionale all’esame del Parlamento – dove il ministro Quagliarello la scorsa settimana ha illustrato la relazione dei “saggi” di Letta che prevedono l’eliminazione della circoscrizione estero – e tenendo in considerazione le valutazioni espresse da tempo da eletti e Cgie su come superare migliorare il voto per corrispondenza.

Ricordata la genesi della Legge Tremaglia, “una conquista attesa da tutti i cittadini italiani residenti all’estero e, più in generale, un passaggio fondamentale per la democrazia”, Micheloni ha subito sottolineato che “alla luce delle problematiche riscontrate a seguito delle elezioni politiche del 2006, del 2008 e 2013, la legge appare meritevole di taluni aggiustamenti, resi necessari per eliminare varie carenze emerse nel delicato passaggio dal disposto normativo alla prassi”. Prima tra tutte “la formazione delle liste elettorali” risultato “un punto di assoluto rilievo nell’ambito delle riflessioni sull’efficacia delle norme della legge”.

“Un sistema elettorale – ha aggiunto – si può definire certo e democratico solo nel caso in cui risulti chiara ed immediata l’individuazione del corpo elettorale. In tale ambito, il combinato disposto dagli articoli 5 della legge 27 dicembre 2001, n. 459, e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2003, n. 104, stabilisce che l’elenco aggiornato dei cittadini italiani residenti all’estero è realizzato tramite confronto in via informatica dei dati contenuti nelle anagrafi degli italiani residenti all’estero (AIRE) con quelli degli schedari consolari. Tale operazione è stata svolta dai Ministeri dell’interno e degli Affari esteri con il fine di formare l’elenco degli elettori residenti all’estero, suddiviso per ripartizione geografica. I nominativi di coloro che compaiono in entrambi gli elenchi, cioè, sono stati inseriti nell’elenco aggiornato e, se aventi i requisiti di legge, sono divenuti elettori”.

Questo in teoria. “Nella prassi – ha ricordato il senatore – è sorta, da subito, una questione problematica relativa ai nominativi dei cittadini che comparivano soltanto negli schedari consolari e di quelli che comparivano soltanto nell’AIRE. A livello mondiale gli schedari consolari hanno sempre registrato un numero più elevato di cittadini rispetto all’AIRE, ma questa relazione cambia a seconda dei contesti geografici. Il disallineamento dei dati è dovuto in primis alla presenza diffusa di errori di iscrizione, che hanno rappresentato la difficoltà principale per la formazione delle liste elettorali. A seguire, l’altra fonte di disallineamento dei dati è la presenza di cittadini registrati più volte o non cancellati sia negli schedari consolari sia in quelli dell’AIRE”.

“Il disallineamento è stato risolto in pratica con la scelta di inviare comunque, nel rispetto della normativa vigente, le schede elettorali a tutti i cittadini inseriti nell’elenco unico aggiornato da AIRE e consolati. Una soluzione – ha commentato – che pur avendo un fondamento di garanzia per ciascun elettore, non appare, tuttavia, del tutto condivisibile”.

“Problematico” anche il voto per corrispondenza, “che ha sollevato una serie di dubbi e perplessità” sia “sulla regolarità delle operazioni di voto” che “sulla sicurezza offerta da tale sistema, che ha registrato nella prassi interferenze sia nelle fasi di spedizione, sia in quelle di recapito e ricezione del plico elettorale”.

Micheloni si è quindi soffermato sulle modalità previste dalla legge n. 459 del 2001 per le operazioni di invio, recapito e ricezione dei plichi elettorali: “le operazioni di recapito sono state demandate ai singoli uffici consolari che, nella maggior parte dei casi, hanno scelto di dare in appalto sia la stampa del materiale elettorale sia la spedizione dei plichi; non in tutti i Paesi esiste una società che ha il monopolio dei servizi postali e che quindi più società si sono occupate del recapito dei plichi elettorali. Mentre per il referendum del 2003, in generale, vigeva un sistema che prevedeva la possibilità di lasciare il plico in giacenza al domicilio dell’elettore, – ha ricordato ancora il senatore Pd – per le elezioni politiche del 2006 è stata prevista la consegna delle schede ad una persona maggiorenne fornita di documento d’identità, non obbligatoriamente vincolata da parentela con l’elettore. La normativa vigente, quindi, presenta un vuoto che va colmato con la previsione della consegna diretta del plico all’elettore. Nel 2008, l’invio per raccomandata ha sostituito la modalità precedente”.

“Esiste una percentuale non trascurabile di plichi che non riesce a raggiungere i destinatari o che non sono stati restituiti al mittente”, ha aggiunto Micheloni, secondo cui “l’insieme di queste problematiche richiede l’attuazione di nuovi accorgimenti che eliminino ogni possibile interferenza nelle fasi di spedizione, recapito e ricezione dei plichi elettorali. È evidente che queste operazioni si sono svolte senza alcuna forma di controllo da parte di terzi, quale quella che avrebbe potuto essere compiuta mediante la costituzione di comitati elettorali presso i consolati, con rappresentanti designati dalle diverse formazioni politiche”.

Infine, Micheloni ha sostenuto che “un’ulteriore carenza emersa nella prassi, che ha generato errori e proteste dei cittadini italiani residenti all’estero, è dovuta alla mancanza di informazioni, che consentano al cittadino elettore residente all’estero di confrontare le varie proposte e i diversi programmi politici avanzati dai candidati e dalle forze politiche che si presentano alle elezioni”.

A fronte di questa situazione, con i colleghi eletti all’estero del Pd, Giacobbe e Turano, Micheloni ha sintetizzato alcune proposte, che ha illustrato ai colleghi del Comitato.

“Innanzitutto – ha detto – va affrontato il problema della formazione delle liste elettorali. La normativa vigente ha fatto emergere tutte le difficoltà di fare affidamento su due archivi ideati con finalità diverse, che hanno prodotto, nelle prime esperienze di voto per corrispondenza, un grado non soddisfacente riguardo alla certezza del voto. Dai dati dell’ultima tornata elettorale a fronte di 3.494.687 plichi elettorali inviati dalle ambasciate e dai consolati agli italiani residenti all’estero, compresi quelli aggiunti localmente a norma di legge, risultano restituite alle sedi delle ambasciate e dei consolati 1.122.294 buste, pari al 32,11per cento di quelle inviate. Non è stato possibile recapitare per irraggiungibilità dei destinatari l’11,38per cento dei plichi inviati. Credo sia necessario istituire un apposito elenco dei cittadini italiani residenti all’estero che manifestino la volontà di esercitare il diritto di voto direttamente dal paese di residenza, tenuto presso l’ufficio elettorale istituito in ciascun Consolato”.

Nello specifico, “i Consolati e le Ambasciate dovrebbero essere obbligati ad inviare a ciascun cittadino avente diritto un plico con il modulo di iscrizione all’elenco elettorale, un opuscolo informativo sul voto all’estero e copia della nuova legge elettorale. Entro un mese dalla ricezione del materiale il cittadino, qualora fosse interessato all’iscrizione negli elenchi degli elettori, dovrebbe procedere alla compilazione dei moduli e a spedire il tutto ai rispettivi Consolati o Ambasciate. L’iscrizione all’elenco elettorale potrebbe essere esercitata direttamente presso i Consolati e le Ambasciate che, durante una prima fase di iscrizione dovrebbero procedere ad una adeguata campagna di informazione da effettuarsi attraverso i rispettivi siti web istituzionali, i giornali locali, i giornali italiani e qualsiasi altro canale di comunicazione opportuno. Conclusa la prima fase di compilazione degli elenchi, i cittadini aventi diritto potrebbero comunque richiedere la propria iscrizione all’elenco elettorale recandosi direttamente presso i propri Consolati o Ambasciate ovvero utilizzando i Servizi Consolari on line dove attivi”.

Quanto ai temporaneamente all’estero, “sarebbe da prevedere anche la loro iscrizione, entro 45 giorni dalle elezioni, in appositi elenchi. Se è vero che tale eventualità potrebbe ridurre il livello di partecipazione, è altresì vero – ha sottolineato Micheloni – che tale soluzione risolverebbe il problema della certezza del voto. L’adozione di questo sistema, inoltre, consentirebbe di ridurre, seppure in parte, errori ed imprecisioni che provochino il mancato recapito di schede elettorali o la dispersione di queste”.

Prioritario anche “garantire un più elevato livello di sicurezza e controllo delle operazioni di voto” stabilendo che “ciascun ufficio elettorale consolare, sotto il controllo del Comitato elettorale appositamente istituito, provveda ad inviare agli elettori all’estero, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o con altro sistema che né attesti la ricezione da parte dell’elettore stesso, il plico nominativo pervenuto dal Ministero dell’interno. Una volta espresso il proprio voto sulla scheda elettorale, l’elettore sarebbe tenuto ad introdurre nell’apposita busta la scheda o le schede elettorali, a sigillare la busta, ad introdurre la stessa nella busta affrancata unitamente al tagliando staccato dal certificato elettorale debitamente firmato e completato con l’indicazione del luogo e data di nascita. Il tutto sarebbe spedito all’ufficio elettorale consolare competente. Le buste inviate dagli elettori agli uffici consolari e i plichi non recapitati sarebbero da custodire in un apposito spazio individuato dall’ufficio elettorale consolare e dal comitato elettorale, in modo da garantirne l’inviolabilità fino al momento del ritorno delle stesse al competente ufficio centrale per la circoscrizione estera. Sarebbero oggetto dello scrutinio e dello spoglio esclusivamente le buste pervenute all’ufficio elettorale del consolato non oltre le ore 18, ora locale, del venerdì antecedente la data stabilita per le votazioni in Italia”.

Inoltre, “si dovrebbe prevedere la costituzione presso ogni Ambasciata o Consolato di un comitato elettorale; formato dal Console o da un suo rappresentante, da un rappresentante per ogni lista indicato dai presentatori di lista presso la Corte di appello di Roma. Il Console o il suo rappresentante sarebbe responsabile di tutte le operazioni elettorali. Ogni rappresentante del comitato elettorale sarebbe autorizzato anche a controllare tutte le operazioni elettorali, inclusa la custodia dei plichi elettorali. Il comitato sarebbe preposto a garantire il corretto svolgimento di tutte le operazioni elettorali (stampa e spedizione del materiale, ricezione dei plichi con i voti espressi, ricezione dei plichi non recapitati, custodia di questi ultimi fino alla spedizione in Italia). Il comitato sarebbe obbligato alla fine del processo elettorale a stilare verbale segnalando anomalie e problemi”.

I senatori Pd hanno pure previsto la costituzione, presso la Corte di appello centrale di Roma, di una “Unità di emergenza” per tutto il periodo elettorale “con funzioni specifiche atte a dirimere ogni controversia o problema, segnalato dai componenti dei comitati elettorali attraverso un loro rappresentante a Roma”.

Per migliorare le operazioni di scrutinio dei voti, “l’Ufficio Centrale della Corte di Appello di Roma che gestisce a livello centrale tutte le operazioni elettorali potrebbe delegare le operazioni di scrutinio ad altre quattro Corti di Appello: Roma e Firenze dove sarebbero costituiti i seggi dell’Europa, Milano e Torino dove sarebbero costituiti i seggi dell’America meridionale ed infine Bologna dove sarebbero costituiti i seggi di Africa, Asia e Oceania e America settentrionale e centrale. Presso ciascuno degli uffici centrali per la circoscrizione Estero sarebbe costituito un seggio elettorale per un minimo di duemila e un massimo di tremila elettori residenti all’estero, con il compito di provvedere alle operazioni di spoglio e di scrutinio dei voti contenuti nelle buste pervenute dalla ripartizione estera di competenza. Nell’ambito di tali operazioni particolare attenzione sarebbe dedicata alla fase di verifica della corrispondenza dell’identità e dei dati dei documenti dell’elettore con i dati inseriti nell’elenco degli elettori. All’Ufficio Centrale della Corte di Appello di Roma spetterebbe il compito di proclamare gli eletti. Si vuole prevedere che la pubblicità sulle elezioni all’estero debba essere garantita pure sui giornali locali, anche non di lingua italiana”. Infine, “per il caso di indizione delle elezioni anticipate nei centoventi giorni successivi alla data di pubblicazione in gazzetta ufficiale delle nuove disposizioni si potrebbe prevedere una disposizione transitoria. Per questo – ha concluso – auspichiamo l’esame e l’approvazione in tempi rapidi di una nuova legge elettorale”. (aise)

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