Data odierna 24-04-2017

A FAVORE DELLE FAMIGLIE TRUFFATE NELLA VICENDA GIACCHETTA  Il CGIE, già con le funzioni che la legge gli attribuisce oggi, potrebbe essere di grande supporto alle famiglie degli emigrati italiani coinvolte...

A FAVORE DELLE FAMIGLIE TRUFFATE NELLA VICENDA GIACCHETTA  Il CGIE, già con le funzioni che la legge gli attribuisce oggi, potrebbe essere di grande supporto alle famiglie degli emigrati italiani coinvolte nel recente caso che ha visto coinvolto il responsabile dell’Inca Svizzera Antonio Giacchetta. Ne è convinto Marco Tommasini, presidente del Comitato Difesa Famiglie dei danneggiati caso Inca, sorto a Zurigo con l’obiettivo di difendere i diritti dei truffati.
Il Presidente del CDF, inviando una serie di annotazioni sulle possibilità di intervento del CGIE, auspica che esse siano oggetto di una valutazione “più ampia” e che “applicando gli articoli del testo unico della legge istitutiva del CGIE e sue successive modificazioni” il Consiglio Generale possa essere concretamente un’istituzione che lavora per il rispetto dei diritti e per la tutela degli italiani residenti all’estero.
Tomasini ricorda che già all’art.1 della legge istitutiva in vigore si può leggere: “Il CGIE, in aderenza ai principi affermati dagli articoli 3 e 35 della Costituzione, ha il fine di promuovere e agevolare lo sviluppo delle condizioni di vita delle comunità italiane all’estero e dei loro singoli componenti,di assicurare la più efficace tutela dei diritti degli italiani all’estero”. Quindi,constata, con amarezza, che “da parte del CGIE, la tutela dei diritti delle vittime italiane della truffa di Zurigo, purtroppo non ha avuto ancora modo di manifestarsi, né sono state ancora prese misure concrete in tal senso, come per esempio un’azione di assistenza legale”.
Tommasini, inoltre, osserva che a suo parere, in virtù di quanto previsto all’Art.3, il CGIE avrebbe potuto “limitare la truffa intervenendo, dopo il primo caso apparso in agosto 2008, con un approfondimento chiarificatorio usufruendo del diritto di accesso ai vari documenti delle organizzazioni coinvolte”.
Il CGIE, insiste il presidente Tommasini, avrebbe, inoltre, potuto, fruendo della partecipazione ai propri lavori di esponenti del Ministero del Lavoro, dicastero di sorveglianza dei Patronati, “chiarire gli aspetti ancora oscuri a riguardo la truffa : timbri falsi; il perché il direttore INCA/ CGIL dopo essere stato esonerato dal INCA/ CGIL possa esercitare le stesse funzioni ed operazioni all’ INAC etc.”.
Sempre secondo Tommasini, poi, il CGIE avrebbe potuto intervenire, tramite i propri consiglieri della Svizzera a sensibilizzare in tempo il Consolato e il Comites di Zurigo a riguardo della truffa.
Il Presidente del CDF, in conclusione, si dice convinto che “lo statuto del CGIE se applicato possa dare un contributo considerevole per migliorare la situazione di noi emigranti italiani e che nel caso dell’ evento specifico capitato a danno di parecchi connazionali a Zurigo “il CGIE non ha ancora dimostrato tutto il suo potenziale”.
“Credo” sostiene concludendo con un auspicio, Tommasini, che “se intervenisse decisamente in supporto delle vittime dimostrerebbe a tutti i connazionali sia all’ estero che in patria che è un’organizzazione in grado di rappresentarci degnamente. Finora, purtroppo, non l’ha fatto. Sono però fiducioso che se ne coglie l’ opportunità , e lo può fare ancora, possa dimostrare che la sua esistenza sia lecita e meritata.”.

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