Data odierna 21-11-2017

Mio padre, nel 1948, fu costretto ad emigrare in Svizzera e da solo, pur avendo famiglia, a causa delle leggi restrittive elvetiche di quel periodo in materia di immigrazione. Mia madre lo poté, poi,...

Quel razzismo “Made in Italy” di Dino Nardi

Mio padre, nel 1948, fu costretto ad emigrare in Svizzera e da solo, pur avendo famiglia, a causa delle leggi restrittive elvetiche di quel periodo in materia di immigrazione. Mia madre lo poté, poi, raggiungere solo dopo 4 anni ed io – cresciuto con i nonni – arrivai in Svizzera da adulto nel 1970 nel pieno delle ricorrenti campagne referendarie xenofobe lanciate dalla Destra che, già in quegli anni, intendevano espellere gli stranieri dalla Confederazione obbligando, da un lato la rete diplomatico-consolare e, dall’altro, gli stessi patronati italiani presenti in Svizzera – come l’ITAL UIL – a triplicare i loro sforzi per difendere i diritti sociali e previdenziale dei nostri lavoratori.
Questa premessa per portare una testimonianza personale e familiare nonché professionale, prima nel patronato e poi nell’Unione degli Italiani nel Mondo (UIM), della xenofobia che abbiamo conosciuto in quegli anni noi emigrati, quando in Svizzera straniero era sinonimo di italiano, ed alla porta di qualche ristorante veniva appeso un cartello con l’avviso “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”, oppure non si affittavano gli appartamenti agli italiani. Parallelamente – sempre in quegli stessi anni – in Italia si criticava aspramente la xenofobia elvetica (come quella di altri Paesi) nei confronti di noi emigrati italiani.
Adesso in Italia basta frequentare posti affollati, perfino soffermarsi sul sagrato di una chiesa (sic!) prima o dopo una funzione religiosa, per sentirne di tutti i colori contro gli immigrati nostrani. Oppure scoprire come sia ormai diffuso il razzismo tra la gente in Italia leggendo nei quotidiani italiani articoli di cronaca come questi:
La denuncia di Lina: “Non mi hanno fatto lavorare perché sono nera”.
Rimini, donna incinta rapinata, picchiata e insultata perché nera.
Cervia. Hotel rifiuta cameriere italiano “perché è di colore”.
Margherita di Savoia, rifiuta la casa vacanze affittata a coppia di italo-cubani: “Siete neri”.
Chiara ha una storia d’amore son un ragazzo nigeriano e tanto basta al negoziante per rifiutarle il posto.
“Ma fate lavorare solo gli africani?”. Quei commenti razzisti all’osteria di don Gallo.
La Spezia, frasi razziste dopo la morte di un tunisino, il vescovo: “Espressioni lontane e contrarie ad ogni forma di civiltà umana e cristiana”.
Verona: 15enne italiana di origini africane, fuori da gara canora. “E’ solo per italiani veri”.
Susa, in bici sull’autostrada: sospeso agente Polstrada per il video con gli insulti razzisti e le offese a Boldrini.
Riano Flaminio, nega la casa a lavoratori africani: “Non affitto ai neri”.
Lucy Lawless e il post antirazzista: “Ho assistito a un atto di crudeltà e pura ignoranza”.
“Negra, stai a terra”. Razzismo tra bimbi in un centro estivo di Riccione.
Milano, svastiche e scritte razziste al parco giochi: “Vietato l’ingresso ai negri”.
“Boicotta i negozi stranieri”. Il marchio dei razzisti sulle saracinesche di Roma.
Pistoia, il prete porta i migranti in piscina, insulti su Facebook. Lui denuncia: “Hanno anche tagliato le gomme alle biciclette dei ragazzi”. Salvini lo attacca su Twitter.
Magic Johnson e Samuel L. Jackson scambiati per migranti. La foto che scatena i pregiudizi. L’ex campione Nba e l’attore si rilassano su una panchina a Forte dei Marmi. I fan scattano foto e qualcuno ironizza: “Ecco come vivono i rifugiati a spese dello Stato”.
Un razzismo, anche becero – strumentalizzato dalle Destre, come avveniva a suo tempo ed ancora oggi in Svizzera sia pure in forme più sottili – che mai avremmo potuto immaginare si radicasse così fortemente in Italia, tanto che noi “svizzeri” dobbiamo oggi ricrederci sulla xenofobia degli elvetici nei nostri confronti.
Detto questo è, peraltro, vero che il fastidio percepito in Italia da tutti, anche da noi emigrati, è vedere bighellonare o elemosinare i nostri immigrati nei parcheggi dei supermercati e per le strade o, tutto al più, offrire con insistenza mercanzia povera di vario genere, molto spesso contraffatta. Ma di tutto questo la colpa è certamente dello Stato italiano e non di questi poveri cristi in fuga dai loro Paesi per cercare la loro “Merica” in Italia e in Europa: quella “Merica” che, negli ultimi 150 anni, milioni e milioni di italiani hanno cercato in giro per il mondo, molto spesso invano. Proprio per questa nostra storia – peraltro tuttora attuale, visto che siamo ancora circa cinque milioni di italiani emigrati – in Italia non dovremmo assolutamente permetterci, oggi, qualsiasi forma di razzismo. Anzi dovremmo vergognarcene!

Dino Nardi (Coordinatore UIM Europa)

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