Data odierna 12-12-2017

Il sottoscritto, da 47 anni in Svizzera e figlio di un emigrato che era arrivato in questo Paese nel 1948, non ha mai richiesto la cittadinanza elvetica (sia pure avendone tutti i requisiti e riconoscendone...

Nardi (UIM) – Quando (non) fa comodo la doppia cittadinanza

Il sottoscritto, da 47 anni in Svizzera e figlio di un emigrato che era arrivato in questo Paese nel 1948, non ha mai richiesto la cittadinanza elvetica (sia pure avendone tutti i requisiti e riconoscendone l’utilità) ritenendo che ci si debba sentire cittadini di un’unica Nazione anche se, evidentemente, sbaglio a pensarla così visto che conosco e sono circondato da tantissimi doppi cittadini! Tutti loro con il cuore patriottico diviso in due parti uguali, l’una per il Paese di origine e l’altra per quello di adozione? Personalmente, per la stragrande maggioranza dei casi, nutro qualche dubbio. Un dubbio confermatomi in diverse circostanze ed anche in questi ultimi giorni dalla decisione del dottor Ignazio Cassis.

Un parlamentare, figlio di un italiano emigrato in Ticino che, nel 1976, decise di naturalizzarsi svizzero rinunciando, pertanto, alla cittadinanza italiana in base alla normativa dell’epoca. Se ne deduce, quindi che anni dopo, con l’entrata in vigore della legge italiana n. 91/1992, lo stesso Ignazio Cassis abbia presentato domanda per recuperare anche la cittadinanza italiana divenendo così anche lui un doppio cittadino. Questo suo status non gli ha poi impedito di dedicarsi alla politica elvetica candidandosi e venendo eletto nel parlamento (Consiglio Nazionale) della Confederazione. La conferma che, anche nel caso dell’onorevole Cassis, la doppia cittadinanza italiana e svizzera sia stata strumentale all’ottenimento di determinati benefici lo sta dimostrando che, fino a ieri, non gli ha fatto specie ed imbarazzo questa doppia cittadinanza anche se rappresentante del popolo elvetico nel Parlamento a Berna (Capo gruppo del Partito radicale liberale) ma eletto in Ticino.

Ora, che ha posto la sua candidatura per il Consiglio Federale (il Governo elvetico), per essere eletto (la votazione si terrà il prossimo mercoledì 20 settembre) deve tuttavia avere il consenso della maggioranza del parlamento svizzero, ed ecco che questa sua doppia cittadinanza avrebbe potuto, invece, urtare la sensibilità di quei suoi colleghi parlamentari svizzeri ortodossi e quindi privarlo di qualche voto utile alla sua elezione. Ergo, da qui la decisione di rinunciare alla sua cittadinanza italiana che, peraltro, era sconosciuta ai più e della quale se ne è avuto notizia grazie ad una scoop del quotidiano zurighese Tages Anzeiger. Ed il primo risultato positivo dell’eco avuto nei media per questa sua rinuncia alla cittadinanza italiana (dovuta per una “questione di coerenza”, a suo avviso) lo ha ottenuto, a stretto giro di posta, con la decisione del gruppo parlamentare UDC (SVP) – Destra nazionalista elvetica – di sostenere la sua candidatura.

Come era solita affermare quella vecchia volpe di Giulio Andreotti “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca” !

Dino Nardi, coordinatore UIM Europa

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