Data odierna 22-11-2017

L’età flessibile nel pensionamento in Svizzera Stiamo vivendo un periodo storico in cui, soprattutto in Italia ma non solo, si stanno mettendo in discussione i rispettivi stati sociali e sistemi...

La pensione in Svizzera

L’età flessibile nel pensionamento in Svizzera

Stiamo vivendo un periodo storico in cui, soprattutto in Italia ma non solo, si stanno mettendo in discussione i rispettivi stati sociali e sistemi pensionistici. Può essere utile, in questo contesto, conoscere il sistema previdenziale elvetico anche per metterlo a confronto non solo con quello italiano bensì anche con quello degli altri Paesi che ospitano comunità italiane. In Svizzera, l’età ordinaria per il pensionamento di vecchiaia è attualmente di 64 anni per le donne e 65 anni per gli uomini, sottolineiamo “attualmente” perché la riforma “Previdenza per la vecchiaia 2020” prevede, tra l’altro, un’età di pensionamento unica di 65 anni per le donne e per gli uomini, sia nell’AVS che nella previdenza professionale. A titolo informativo si ricorda che in Svizzera i contributi previdenziali per l’assicurazione vecchiaia e superstiti (8,4%) e per l’invalidità (1,4%) del Primo Pilastro (AVS-AI) ammontano complessivamente al 9,8% del salario e sono a carico paritariamente tra datore di lavoro e dipendente. L’importo massimo mensile di una rendita di vecchiaia per una persona sola ammonta (nel 2017) a frs. 2.350 e quello massimo di una coppia di coniugi, sommando le due rendite, ammonta a frs. 3.525. Alla rendita dell’AVS-AI si aggiunge, a certe condizioni e per i soli lavoratori dipendenti, un Secondo pilastro (Previdenza professionale) diventato obbligatorio dal 1985.

Ciò premesso, il sistema previdenziale elvetico prevede comunque un’età flessibile di pensionamento che può essere anticipata di uno due anni (interi!), oppure posticipata da un minimo di uno ad un massimo di cinque anni. Ovviamente coloro che anticiperanno il pensionamento avranno una rendita ridotta, mentre quanti rinvieranno il percepimento della rendita otterranno, poi, una rendita di importo più elevato. Nel caso di coniugi, entrambi – indipendentemente l’uno dall’altro – possono anticipare o posticipare la riscossione della rendita di vecchiaia AVS. Ma vediamo come si può accedere ad una o l’altra delle due opzioni.

Rendita di vecchiaia anticipata – Sia per le donne che per gli uomini la riduzione della rendita ammonta al 6,8% per un anno di anticipo ed al 13,6% per due anni di anticipo e questa riduzione verrà applicata per tutta la vita, ovvero anche successivamente al raggiungimento dell’età ordinaria del pensionamento di vecchiaia. Per coloro che opteranno per la rendita di vecchiaia anticipata si estinguerà un eventuale diritto ad una precedente rendita di invalidità o per superstiti. Inoltre coloro che optano per questa soluzione – in assenza di un coniuge che versi i contributi all’AVS – continueranno ad essere assoggettati al versamento dei contributi AVS anche se, poi, questi versamenti non verranno più presi in considerazione per un ricalcolo della rendita. Qualora sussistano i requisiti, anche con una rendita di vecchiaia anticipata si può aver diritto alle prestazioni complementari dell’AVS. In ogni caso è consigliabile riflettere bene prima di decidersi a chiedere una pensione di vecchiaia AVS anticipata, magari consultando gli esperti del patronato ITAL UIL.

Rendita di vecchiaia posticipata – Le persone che stanno raggiungendo l’età pensionabile di vecchiaia AVS – facendone debita richiesta alla Cassa di compensazione AVS con un congruo anticipo rispetto all’insorgenza del diritto alla rendita ordinaria – possono rinviare per un minimo di un anno fino ad un massimo di cinque anni la riscossione della loro rendita. Così facendo alla rendita di cui avrebbero avuto diritto all’età ordinaria verrà poi aggiunto un supplemento mensile. Il supplemento verrà calcolato in percentuale sull’importo della rendita che si sarebbe percepita all’età ordinaria e varierà da un minimo del 5,2% dopo il rinvio di un anno e tale percentuale salirà gradualmente fino al 31,5% dopo cinque anni. Durante il periodo del rinvio si potrà sempre deciderne l’interruzione in qualsiasi momento. Posticipare la rendita di vecchiaia potrebbe essere, pertanto, un’opportunità da non sottovalutare tenendo conto di due fattori. Il primo che l’aspettativa di vita in Svizzera – secondo l’ufficio federale di statistica elvetico (dati 2015) – per le donne, con 64 anni di età, sono di 23 anni e per gli uomini, con 65 anni di età, sono di 19 anni; il secondo fattore è che, oggi, chi svolge certi lavori – godendo di buona salute – è sempre più spesso disponibile a continuare la sua attività anche dopo l’età del pensionamento. Infatti sta crescendo (anche tra la comunità italiana) il numero delle persone che si stanno orientando in tal senso, specialmente quando queste si rendono conto che non è facile vivere in Svizzera con l’AVS (raramente intera) ed una rendita del Secondo pilastro (spesso parziale) e di cui, peraltro, non tutti beneficiano avendo optato per la riscossione del capitale. D’altra parte basti pensare che – pur avendo un periodo completo di assicurazione in Svizzera, sia con il primo che con il secondo pilastro (per i nati dal 1960 in poi) – il cumulo delle due prestazioni garantiranno solo il 60% del salario degli ultimi anni di lavoro. Anche in questo caso si consiglia di avvalersi della consulenza degli esperti del patronato ITAL UIL.

Dino Nardi, coordinatore UIM Europa

uimeuropa@bluewin.ch; tel. +41 43 3222022

Zurigo, 10 maggio 2017

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