Data odierna 22-09-2017

Secondo i banchieri privati la Svizzera dovrebbe rinunciare alla strategia del denaro pulito e puntare sullo scambio automatico di informazioni con l’Unione europea. Per il presidente dell’Associazione...

I banchieri privati svizzeri: “Sì allo scambio automatico di informazioni”

Secondo i banchieri privati la Svizzera dovrebbe rinunciare alla strategia del denaro pulito e puntare sullo scambio automatico di informazioni con l’Unione europea. Per il presidente dell’Associazione dei banchieri privati svizzeri (ABPS) Nicolas Pictet sarebbe assurdo introdurre entrambi. Ad ogni modo la Svizzera deve decidere velocemente.

“Chiediamo con insistenza un chiarimento rapido della posizione elvetica” perché l’incertezza ha effetti negativi sugli affari, dichiara Pictet in un’intervista pubblicata oggi dal “Tages-Anzeiger” e dal “Der Bund”.

Sul tavolo vi è da un lato la strategia del denaro pulito del Consiglio federale con la revisione della legge sul riciclaggio di denaro, secondo la quale le banche verrebbero obbligate a verificare se i loro clienti hanno dichiarato al fisco i propri averi. Dall’altra parte ci sarà presto un mandato dell’UE per intavolare negoziati sullo scambio automatico di informazioni.

“Sono entrambi modi per ottenere la conformità fiscale. Ma introdurre entrambi non ha senso. O continuiamo sulla strada della strategia del denaro pulito o imbocchiamo quella dello scambio automatico di informazioni”, afferma Pictet.

La strategia del denaro pulito non è però una buona idea: “il difetto principale del progetto di legge è che si tratterebbe di una soluzione speciale svizzera. All’estero non viene capita”, spiega il presidente dell’ABPS. Nessun paese ha scelto o previsto una soluzione del genere.

Inoltre viene capovolta la presunzione d’innocenza, visto che le banche dovrebbero verificare chi è in regola. “Tutti gli altri clienti dovrebbero potenzialmente essere considerati fiscalmente non conformi”, sostiene Pictet.

La Confederazione farebbe meglio ad accordarsi sullo scambio automatico di informazioni con alcuni Stati, ma non con paesi emergenti. “Sarebbe sbagliato trattare i clienti di tutto il mondo allo stesso modo. Purtroppo molti paesi non offrono garanzie legali in materia di proprietà né diritti di procedura come li conosciamo noi. Clienti di simili paesi vogliono portare il loro denaro in Svizzera per la certezza del diritto e non perché vogliono nasconderlo al fisco”, afferma ancora Pictet.

Per lo scambio automatico di informazioni servono condizioni chiare. “Il principio del ‘Level Playing Field’ dev’essere applicato in tutti i paesi con una legislazione paragonabile e in tutte le circostanze, trust compresi”.

Le parole del presidente dell’ABPS sono in contraddizione con quanto affermato solo lunedì dal segretario generale dell’associazione Michel Dérobert. In un’intervista pubblicata da “La Tribune de Genève” e da “24 heures” egli aveva ribadito che “siamo contro lo scambio automatico di informazioni, ma siamo aperti al dialogo”.

Da parte della Svizzera Dérobert auspicava un atteggiamento proattivo: Berna non dovrebbe semplicemente offrire lo scambio automatico di informazioni senza ottenere niente in cambio”. “Vogliamo una soluzione per il passato, un accesso al mercato europeo e buone condizioni-quadro in Svizzera che non siano discriminanti”. (Tio)

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento