Data odierna 22-11-2017

Bene quanto fatto in passato, ma sul caso dei pensionati truffati dall’Inca Cgil di Zurigo il Cgie deve “continuare ad esercitare pressione”. A sostenerlo è il consigliere Luigi Billè che da...

Commento di Billè (CGIE) su truffa Inca Zurigo

Bene quanto fatto in passato, ma sul caso dei pensionati truffati dall’Inca Cgil di Zurigo il Cgie deve “continuare ad esercitare pressione”. A sostenerlo è il consigliere Luigi Billè che da Londra replica al resoconto scritto ieri da Michele Schiavone.
“Inizio con ringraziavi per la notifica di quanto avete fatto nella precedente legislature CGIE per il Comitato Difesa Famiglia (CDF) a cui anche io ho fatto riferimento in passato”, scrive Billè. “Tuttavia, vi invito ad una più ampia riflessione, visto che dal 2013 ad oggi non è cambiato granché in merito a questa faccenda in quanto sono stati rimborsati, a detta di Tommasini, solo 5 pensionati (incluso il padre di Tommasini) su 70 e il rimborso è venuto dalla cassa pensioni e non dall’INCA. Chi è a conoscenza del caso, sa benissimo che la stragrande maggioranza dei pensionati truffati ad oggi non ha visto un centesimo o franco rimborsato dei propri risparmi frodati e stanno facendo fatica tra mille difficoltà a vivere una vita che di normale ha ben poco. Che il collega Matteo Preabianca abbia presentato una proposta, che fortemente condivido, per il caso CDF non significa che ciò che è stato fatto in precedenza sia stato sufficiente o perché è Preabianca non sia necessaria una dovuta riflessione in merito alla problematica. Come punto di partenza, – aggiunge – ritengo che bisogna prendere atto che il problema ancora persiste e i connazionali coinvolti in questa truffa stanno pagando a caro prezzo le conseguenze dello “scarica barile” esercitato dall’INCA per una deresponsabilizzazione dall’accaduto”.
“Certamente – annota Billè – appare, dico appare, che la responsabilità della piattaforma di riferimento dell’INCA in Svizzera gestita da Giacchetta sia la sola responsabile e quindi il sindacato INCA in via “pro forma” esce deresponsabilizzato dal caso Giacchetta. In tal senso, ritengo che sotto un aspetto umano e morale sia d’obbligo continuare, ove possibile, ad esercitare pressione nei confronti dell’INCA per cercare di risolvere la questione finanziaria dei connazionali che vivono un forte disagio per la perdita dei loro risparmi e quindi – sottolinea Billè – credo sia doveroso anche da parte di questa legislatura del CGIE continuare ad esercitare pressione sul caso visto che è ancora irrisolto. Tra tre mesi la decisione del TAR darà l’esito decisivo sul caso”.
“Su un altro campo d’azione, – prosegue il consigliere – a prescindere dalla decisione del TAR su questo specifico caso, personalmente rincaro la dose su quanto fatto precedentemente dai colleghi Ferretti e Preabianca, proponendo di elaborare, in sinergia con la II Commissione, una mozione da parte di questa legislatura CGIE in merito alla responsabilità Civile Terzi estesa al sindacato centrale che delega l’incarico dei propri servizi assistenziali ad una piattaforma di riferimento all’estero. E – ribadisce – senza togliere valore a quanto venne proposto dagli illustri parlamentari citati dal Segretario Generale, si potrebbe, ad esempio, fare riferimento in via generale dall’art. 1917 del Codice Civile (per le assicurazioni su responsabilità` civile a terzi) che obbligherebbe il Sindacato centrale a tenere indenne o “assicurare” l’assistito-connazionale da eventuali forti disagi qualora la piattaforma di riferimento all’estero del sindacato dovrebbe pagare l’assistito per un danno finanziario che gli avrebbe arrecato durante il suo mandato”.
“A tal fine – propone ancora Billè – si potranno tutelare gli assistiti da circostanze analoghe al caso Giacchetta e nel contempo sarà cura della sede centrale del sindacato non soltanto affidare il mandato a piattaforme di fiducia ma esercitare una continua attività di controllo sulle stesse per confermarne la linearità delle attività. Con quanto detto sopra, ci tengo a rilevare che non voglio mettere in dubbio l’ottima e nobile attività che quotidianamente svolgono i nostri patronati all’estero ma – conclude – mi auguro che si riesca a mettere al sicuro i diritti degli assistiti da altre eventuali anomalie e, in tal senso, rafforzare e tutelare l’attività e credibilità stessa dei patronati all’estero minata particolarmente dal caso Giacchetta”.

(aise) 

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