Data odierna 27-07-2017

Analisi dei dati dell’Ente Turistico americano. *************************************************************** Di Roberto Zanni per “Gente d’Italia” Nel 2015, e contro tutte le previsioni,...

Sempre meno turisti italiani negli USA

Analisi dei dati dell’Ente Turistico americano.

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Di Roberto Zanni per “Gente d’Italia

Nel 2015, e contro tutte le previsioni, i viaggiatori italiani sbarcati negli USA erano stati 1.039.397. Nessuno se lo aspettava, un boom inatteso (per un complessivo +7,9%) e che aveva anche valicato, per la prima volta nella storia, la fatidica quota del milione. Da New York a Miami a Los Angeles, gli italiani avevano riscoperto l’America. Presenze in aumento come anche le spese, si sa quando i turisti italiani vanno all’estero non badano a spese. Un boom che poi non aveva toccato soltanto le mete classiche del turista in America, ma aveva visto la presenza italiana aumentare anche in quegli stati che generalmente non sono al vertice della classifica turistica. Da quei dati, corrette immediatamente le previsioni a venire, si era pensato che gli italiani in America potessero moltiplicarsi. Ci si attendeva un seguito a quella invasione, se così si può chiamare, del 2015. Ed in infatti così è stato nel 2016, ma soltanto fino a marzo.

Nei primi tre mesi dell’anno scorso infatti i viaggiatori, turisti connazionali, sull’onda del record segnato nel 2015, avevano realizzato un +11,6% a gennaio, seguito poi da un +9,5% e un 6,1% in febbraio e marzo, con un primo trimestre chiuso alla grande: 182,543 arrivi dall’Italia per un complessivo +8,8%.
Tre mesi che avevano confermato la grande richiesta degli Stati Uniti come meta dei turisti italiani. Poi però, senza preavvisi, è arrivata l’improvvisa contrazione.
Da aprile a luglio, ultimi dati resi noti dalla International Trade Administration, l’agenzia governativa USA per il turismo, gli arrivi degli italiani negli Stati uniti sono stati sempre meno: quattro mesi in segno rosso costante. In aprile il record, negativo, rispetto allo stesso mese del 2015: -17,3%, seguito a maggio da un -16,2%, quindi un calo più contenuto in giugno (-6,5%) per chiudere il secondo trimestre dell’anno con un – 12,9%. A quel punto si sperava, si puntava sull’estate per far rimettere a posto il bilancio, ma se luglio è una indicazione abbastanza precisa su quello che verrà allora non c’è molto da sperare, visto che luglio ha fatto registrare un -11,3%.

Complessivamente il calo dell’Italia nei primi sette mesi del 2016, rispetto al 2015 record, è stato del 5,8%. Una cambio repentino di rotta che non ha spiegazioni precise. Se prima del 2015 il calo di arrivi italiani negli Stati Uniti era stato dovuto alla crisi, il cambio di rotta aveva confermato, che le cose, anche in Italia stavano cambiando. Ma adesso le motivazioni addotto per spiegare un crollo di arrivi così netto e inaspettato, punta soprattutto alla paura per il terrorismo come principale causa che fa restare a casa i turisti. Si tratta comunque, è bene sottolinearlo, di una tendenza generalizzata: infatti il flusso turistico in entrata negli Stati Uniti fino a luglio 2016, rispetto ai primi sette mesi del 2015, ha fatto registrare un calo del 2,4%.

Sono stati, nei primi sette mesi dell’anno scorso, 42.844.863 i turisti-viaggiatori stranieri sbarcati negli Stati Uniti. E la contrazione ha soprattutto colpito il Paese che, storicamente, apporta il maggior numero di turisti negli States. Si tratta ovviamente del Canada che con un picco di -16,2% fatto registrare in aprile, ha poi chiuso i primi sette mesi dell’anno con un -11,1% e con la presenza sul territorio USA di 11.084.641 di connazionali.

Tra i grandi Paesi che portano viaggiatori negli Stati Uniti, solo il Messico si è distinto per il segno positivo: infatti con l’eccezione di aprile, tutti gli altri mesi hanno fatto meglio dei corrispettivi del 2015, così a luglio il bilancio parlava di un +5%. In calo, complessivamente anche l’Europa, che si è comunque mantenuta sui numeri fatti registrare dall’Italia: – 5,5% fino a luglio (per noi il bilancio è stato -5,8%).

Calano i grandi Paesi e aumentano, quelli piccoli. Può essere vista così la tendenza del flusso turistico in arrivo negli States: infatti, per rimanere all’ultimo mese svelato, luglio, ad esempio la Cina ha fatto registrare un calo del 33%, mentre Hong Kong, calcolato a parte, da solo ha visto un +899%. E se per il Brasile, uno dei Paesi forti, la discesa era prevista, a causa della crisi economica, -31% anche in luglio, il Canada ha continuato a diminuire la sua presenza turistica, così come hanno fatto i Paesi europei con la Germania davanti che, dopo sette mesi, è calata del 10,2%. Ma nel Vecchio Continente c’è una eccezione: si chiama Spagna ed è l’unica nazione che può vantare un bilancio positivo per i primi sette mesi del 2016: +2,9%”.

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