Data odierna 26-04-2017

Deputato del Pd e vicepresidente della Commissione Esteri, Franco Narducci è intervenuto nella seduta di questa mattina come relatore della proposta di riforma di Comites e Cgie già approvata dal Senato....

Riforma Comites e CGIE alla camera: Narducci (Pd) illustra le linee portanti in commissione esteri

Deputato del Pd e vicepresidente della Commissione Esteri, Franco Narducci è intervenuto nella seduta di questa mattina come relatore della proposta di riforma di Comites e Cgie già approvata dal Senato. Nella sua relazione, Narducci ha evidenziato vari aspetti “tecnici e problematici” della complessa riforma della rappresentanza degli italiani all’estero.

Sui Comites, il parlamentare ha sostenuto la necessità di procedere secondo un percorso prestabilito che deve comunque garantire l’indizione delle elezioni per il rinnovo di questo organismo, poiché il regime di proroga attuale non è più umanamente e politicamente sopportabile.

Per la riforma del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, Narducci ha sostenuto che “nel corso dell’esame alla Camera si potranno modificare o aggiungere elementi importanti ma, nell’ottica di una legge per il bene dell’Italia e per il rafforzamento dei legami con le comunità italiane all’estero, occorre prestare la massima attenzione a due elementi chiave di questo iter”.

Il primo riguarda “il processo di riforma costituzionale delle autonomie locali che prevede l’abolizione delle Province, e la riorganizzazione federalista del nostro ordinamento statale”, il secondo “il processo di riforma costituzionale del Parlamento italiano che, stante le intenzioni del Ministro Roberto Calderoli mai formalmente smentite, prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’abolizione della circoscrizione estero”.

Soprattutto con riferimento al secondo punto, per Narducci “è evidente che la riforma del CGIE, così come approvata dal Senato, e la contemporanea abolizione della Circoscrizione estero sono due tessere dello stesso mosaico, due vasi comunicanti che reggono in maniera complementare la rappresentanza degli italiani all’estero e come tali l’indebolimento dell’uno deve prefigurare il rafforzamento dell’altro”.

Richiamando l’iter del Senato, il deputato ha riconosciuto che “è stato fatto uno sforzo notevole per raccogliere il maggior consenso possibile sul testo poi approvato, sia da parte del relatore che dei rappresentanti dei gruppi parlamentari e del Governo. Di questo siamo consci, anche se permangono svariate criticità, evidenziate anche dal Presidente Stefani nella sua relazione. Ed è compito di questa Commissione esaminarle e possibilmente appianarle”, in vista del rinnovo dei Comites ormai inderogabile.

Narducci non ha mancato di ricordare che “l’esperienza italiana in tema di rappresentanza dei propri cittadini emigrati è stata presa ad esempio da numerose nazioni, sia in sede d’introduzione della normativa sulla rappresentanza sia in caso di riforma e ottimizzazione di quella esistente. Lo dico non per una forma di pur legittimo orgoglio patriottico, bensì per rafforzare il senso dell’importanza che questo provvedimento riveste; esso, infatti, ha a che fare con regole e istituzioni importanti che si occupano della partecipazione democratica degli italiani all’estero ai fatti che li riguardano, ha a che fare con quella comunità italiana che non è in Italia e che è una delle ricchezze importanti del nostro Paese”.

Da salvare, della riforma approvata in Senato, alcuni “aspetti positivi”, come “quelli relativi alla certezza del voto, allo sforzo di affrontare in termini innovativi la riforma del Consiglio generale degli italiani all’estero, al quale devono essere affidati nuovi ruoli e compiti sapendo che è profondamente mutato il quadro generale rispetto alla data della sua nascita e non solo per il fatto che da cinque anni esiste la rappresentanza parlamentare degli italiani residenti all’estero”.

Ma, ha aggiunto, “io nutro una convinzione che credo condivisa da tutti noi, cioè che i Comites debbano conservare quella caratteristica per cui sono nati, ovvero stare il più vicino possibile ai cittadini italiani all’estero, e proprio per questa ragione mi pare che la soglia per poterli costituire, così come stabilita nel testo di legge, sia troppo alta. Inoltre, è previsto un solo Comites per circoscrizione mentre era preferibile un’articolazione più ampia. Poi c’è questa norma sulla partecipazione delle liste che invece prevede una soglia troppo bassa, con il rischio accentuato di una forte frammentazione e anche di una politicizzazione esasperata della rappresentanza nei Comites”.

Tra le criticità, Narducci ha inserito il “passaggio significativo che trasforma i territori, così come sono ripartiti attualmente, in Circoscrizioni elettorali. Inoltre, ogni territorio, pari al numero dei Comites oggi esistenti, eleggerà propri rappresentanti in proporzione alla popolazione che li rappresenterà al Comites di competenza. Ma alla luce anche della recente razionalizzazione delle rete diplomatico-consolare, che ha comportato la chiusura di numerosi uffici, ritengo che debba essere possibile l’istituzione di più di un comitato per Circoscrizione consolare, operando nei modi che già al Senato sono stati formulati (presenza di almeno cinquemila cittadini italiani). Proprio nella considerazione di cui pocanzi, ritengo che il requisito di 20’000 cittadini per l’istituzione di un Comites è troppo alta e che dovrebbe essere ridotta a 15’000 unità”.

Quanto alle funzioni e ai compiti dei Comites, la riforma “modifica significativamente le prerogative di questi organismi rispetto alla legge 286/2003 attualmente in vigore”, senza contare che “il termine di 180 giorni (sei mesi!) previsto all’art. 4 comma 12 relativamente alle risposte che il Ministero degli affari esteri deve dare ai quesiti “formulati da ciascun Comitato” è eccessivo e anziché migliorarla potrebbe peggiorare la governabilità degli organismi. Propongo di ridurlo a 90 giorni”.

Positivo, per Narducci, “l’aver mantenuto nella legge di modifica il Comitato dei Presidenti istituito con la precedente modifica di legge, poiché consente di affrontare i problemi su scala nazionale”; effetti positivi potrebbe avere anche la norma che invita i Comitati “a ricercare con maggiore intensità finanziamenti alternativi per l’adempimento dei propri compiti”.

Quanto, invece, al tema del sistema elettorale e formazione delle liste, “il limite di incompatibilità – ha detto Narducci – pare eccessivo; ritengo, infatti, che si debba distinguere l’incompatibilità attribuibile ai “legali rappresentanti” degli enti presi in considerazione, rispetto ai semplici operatori per non restringere eccessivamente il campo democratico della partecipazione”. Infine, sulle modalità con cui il Comites esplica le proprie funzioni “manca, a mio avviso, la possibilità di istituire “Commissioni di lavoro e osservatori permanenti”, a meno che tale possibilità non venga demandata ad un regolamento interno adottato dal Comitato per disciplinare la propria organizzazione e le modalità di funzionamento”.

Sul Cgie – che la riforma vuole composto da 82 membri eletti tra i membri dei Comites, cui si aggiungono i rappresentanti delle autonomie locali (assessori regionali all’emigrazione, presidenti dell’ANCI e dell’UPI) – Narducci ha commentato: “una siffatta composizione punta evidentemente a conferire un’alta caratura istituzionale al CGIE, oltre al fatto che i restanti componenti, diretti rappresentanti degli italiani all’estero, hanno l’investitura delle comunità italiane all’estero, essendo eletti a suffragio universale nei Comites. Inoltre, si crea un luogo di confronto e coordinamento in cui confluiscono le esperienze e la progettualità delle Regioni italiane che, come noto, da alcuni decenni hanno sviluppato politiche molto attive nei confronti dei loro corregionali residenti all’estero, investendo risorse notevoli e creando, partendo da progetti ambiziosi, un collegamento sostanziale anche con le realtà produttive ed economiche attive nel proprio territorio”.

Nel corso dell’esame alla Camera, però, “occorre prestare la massima attenzione a due elementi chiave di questo iter: il processo di riforma costituzionale delle autonomie locali che prevede l’abolizione delle Province, e la riorganizzazione federalista del nostro ordinamento statale; il processo di riforma costituzionale del Parlamento italiano che, stante le intenzioni del Ministro Roberto Calderoli mai formalmente smentite, prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari e l’abolizione della circoscrizione estero”.

Su quest’ultimo punto, “è evidente che la riforma del CGIE, così come approvata dal Senato, e la contemporanea abolizione della Circoscrizione estero sono due tessere dello stesso mosaico, due vasi comunicanti che reggono in maniera complementare la rappresentanza degli italiani all’estero e come tali l’indebolimento dell’uno prefigura il rafforzamento dell’altro”.

Quanto alla composizione del Consiglio, per Narducci dovrebbero essere aggiunti “alcuni rappresentanti (numero da definire nel corso dell’esame dibattimentale) designati dalla consulta nazionale dell’emigrazione (associazioni nazionali), un rappresentante della Fnsi, un rappresentante della Fusie, un rappresentante dei sindacati più rappresentativi dei lavoratori frontalieri”.

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