Data odierna 24-06-2017

Lo scorso 21 settembre la commissione Affari Esteri della Camera ha ripreso l’esame della riforma di Comites e Cgie, approvata dal Senato. un testo da sempre criticato da Rino Giuliani, vicepresidente...

Riforma COMITES-CGIE: le riflessioni di Rino Giuliani (FERNANDO SANTI)

Lo scorso 21 settembre la commissione Affari Esteri della Camera ha ripreso l’esame della riforma di Comites e Cgie, approvata dal Senato. un testo da sempre criticato da Rino Giuliani, vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi, che oggi torna ad evidenziare le criticità della riforma soprattutto sul fronte-associazioni.

“Urgenze e priorità nell’azione parlamentare – osserva Giuliani – da tempo non sembrano coincidere con quanto sarebbe necessario attivare per invertire la tendenza progressiva dell’Italia verso la marginalizzazione. È paradossale che una questione di prima grandezza quale è la permanenza e la qualificazione del rapporto dell’Italia con gli italiani nel mondo e con il mondo dell’italianità venga espunto per il tramite dell’abbattimento dell’entità delle risorse finanziare che dovrebbero consolidarlo e di atti di legislazione, quale quello in discussione, che svuotano di ruolo organismi quale i Comites ed il CGIE. Il dibattito di questi giorni nella Camera – per Giuliani – ancora una volta ha riconfermato le motivazioni alla base della forte ed estesa opposizione alla proposta di legge a suo tempo avviata in Senato”.

L’ultima seduta della Commissione, aggiunge, “ancora una volta ha messo in luce il quadro legislativo complesso “de iure condendo” che dovrebbe precedere ed accompagnare quelle modifiche stravolgenti i Comites ed il Cgie che, approvate con il testo unificato del 25 maggio scorso, frettolosamente si vogliono approvare. Questo testo può essere emendabile senza che venga meno la intrinseca razionalità delle scelte liquidatorie della rappresentanza sociale in esso realizzata? I parlamentari che tale testo hanno voluto e le forze politiche che lo hanno approvato difficilmente potrebbero accettare emendamenti sostanziali mentre verosimilmente sarebbero più disponibili a ritocchi a margine. La disponibilità a concordare emendamenti al testo è stata respinta nella fase finale della discussione in Senato. In Parlamento e fuori la platea di chi ha sostenuto e sostiene la non emendabilità della proposta di legge è molto estesa”.

Secondo il vicepresidente del Santi, poi. “l’esistenza di un quadro di contemporanei provvedimenti avviati o annunciati che dovrebbero innovare gli assetti costituzionali ed addirittura l’esistenza di una proposta governativa di eliminazione della Circoscrizione estera consiglierebbero la sospensione della discussione parlamentare. Nella Commissione Esteri la maggioranza che sostiene il provvedimento apparirebbe tuttavia in grado di imporre la sua Agenda e di articolare una calendarizzazione dell’iter del testo unificato. Anche l’opposizione, a sua volta, dovrebbe essere in grado di coordinare il lavoro necessario per far pervenire al voto in aula una legge ben diversa da quella che è oggi in discussione. Tutti sanno comunque che c’è una soglia insuperabile al di sotto della quale gli emendamenti possibili risulterebbero interventi di cosmesi privi di qualsiasi effetto. La presidenza della Commissione Esteri di cui fa parte l’on. Tempestini del Pd – ricorda Giuliani – ha deciso nel frattempo di affiancare al presidente Stefani, relatore del provvedimento, un correlatore nella persona dell’on. Narducci che ha accettato l’incarico. Ci si chiede ora dal punto di vista della procedura quali saranno al riguardo in sede di Commissione i passi prossimi dell’articolata opposizione che si accinge a misurarsi mercoledì prossimo sul tema delicatissimo e dirimente del voto all’estero. Basti citare uno, e non il più grave, dei problemi emersi quale il fatto che nel 2010 355.402 cittadini risultavano iscritti all’Aire ma inesistenti negli schedari consolari mentre altri 588.587 erano presenti nei suddetti registri ma non in quello dell’Aire. È inutile sottolineare l’incongruenza e la contraddittorietà delle forze di governo se non si avesse più che una sensazione sul loro sostanziale disinteresse per il mondo degli italiani all’estero. Il quale – sottolinea – è invece al centro dell’azione dell’associazionismo”.

Giuliani assicura che “i lavori verranno seguiti con attenzione e se la commissione vorrà ascoltare la CNE sono convinto che la stessa non farà mancare le sue osservazioni”.

Sul ruolo delle associazioni, Giualini ricorda che “in questi anni, l’associazionismo, ogni giorno e giorno dopo giorno, in tutte le sedi ed in ogni occasione si è collocato in prima fila nel rivendicare il pluralismo associativo e la propria piena autonomia. È stata contrastata l’idea che la sola esistenza dei parlamentari dell’estero avesse prodotto il trasferimento agli stessi della rappresentanza delle associazioni esprimendo anche un dissenso verso quanti, invece, hanno puntato sulla partitizzazione, in parte avvenuta, della rappresentanza sociale. È stata sostenuta dalle associazioni la novità, poi sperimentata, dei parlamentari dell’estero che pure non convinceva ampi settori sociali e politici. È stata sostenuta in questi anni di luci e di ombre e si potrebbe ancora scommettere sul suo futuro se con la riforma di Comites e Cgie l’eccesso di protagonismo totalizzante dei partiti trovasse il necessario riequilibrio anche attraverso il riconoscimento della rappresentanza sociale delle associazioni”.

“Qualcuno – prosegue il vicepresidente del Santi – ha pensato di fare un percorso inverso: in alcuni casi, che si contano sulle dita di una sola mano, ci sono state associazioni che hanno aderito a partiti politici rivendicando con ciò pubblicamente, enfaticamente, anche la volontà di assumere il ruolo di rete del partito nei paesi d’accoglienza, fra gli italiani all’estero. È questa una scelta legittima  ma anche  un elemento di chiarezza attesa la distinzione di ruoli e finalità delle associazioni e dei partiti politici. L’associazionismo nazionale, la CNE, ha riconfermato la sua ultradecennale autonomia che gli ha consentito, con proposte unificanti, di essere il promotore della costruzione di un fronte unitario dei diversi soggetti impegnati a sostegno del mondo degli italiani all’estero: rappresentanze regionali, associazioni, consulte e Comites, interloquendo con i soggetti istituzionali e confrontandosi proficuamente con il Cgie. Alla rivendicazione dell’associazionismo di poter avere maggiori opportunità per proseguire nel rinnovamento e nella qualificazione, garantendo il raccordo con le nostre comunità attraverso i Comites, la risposta arrivata è stata purtroppo quella del testo oggi in discussione alla Camera. Oggi il terreno di scontro, la possibile sterilizzazione di Comites e Cgie appare ed è solo un terreno secondario per tutti coloro che guardano al futuro pensando che vadano promossi e qualificati vincoli e relazioni fra la madrepatria, gli italiani nel mondo e la più vasta area di coloro che hanno una ragione per sentirsi collegati con l’Italia”.

“Energie e risorse formidabili per cambiare davvero le cose – sottolinea Giuliani – sono presenti nell’articolato mondo delle associazioni. Le associazioni c’erano prima, all’epoca dei Comitati Consolari di Coordinamento quando non c’erano Comites e Cgie, e ci saranno anche in futuro. Non credo che le associazioni s’impiccheranno alla corda del provvedimento “Micheloni Tofani ed altri” per essere presenti in un pur importante e qualificato organo consultivo quale è il Cgie. Agli italiani all’estero, io credo, può interessare un “Progetto per l’Italia dentro e fuori i confini” fondato su pochi ma chiari obiettivi. Questo progetto l’associazionismo è in grado di definirlo e di confrontarlo con tutti e di farlo diventare il punto di convergenza che serve ad unire le forze necessarie per attuarlo. Ciò che dobbiamo fare, se ne avremo la volontà, – conclude – è essere riconoscibili per i fatti concreti che realizzeremo superando la lunga fase difensiva che oggi siamo costretti a subire”.

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