Data odierna 19-08-2017

Secondo l’Aire all’1 gennaio 2013 i cittadini italiani residenti fuori dei confini nazionali erano 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia. L’aumento rispetto allo...

Rapporto italiani nel mondo 2013, dati flussi e presenze: Si emigra da e verso nuove terre

Secondo l’Aire all’1 gennaio 2013 i cittadini italiani residenti fuori dei confini nazionali erano 4.341.156, il 7,3% dei circa 60 milioni di italiani residenti in Italia. L’aumento rispetto allo scorso anno è di 132.179 iscrizioni, +3,1% rispetto al 2012.

La ripartizione continentale rimarca che la maggior parte degli italiani residenti fuori dall’Italia si trova in Europa; segue l’America e, a larga distanza, l’Oceania, l’Africa e l’Asia. Cresce la comunità italiana in Asia e, a seguire, l’America, l’Africa, l’Europa e l’Oceania per un aumento totale nel triennio 2011-2013 del 5,5% sul piano nazionale. È quanto emerge dal Rapporto Italiani nel Mondo 2013, presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes.

Al centro del Rapporto i migranti italiani di ieri e di oggi, coloro che posseggono il passaporto nazionale e la cittadinanza italiana ma vivono fuori dai confini nazionali, coloro che votano all’estero, quelli che nascono all’estero da cittadini italiani, quelli che riacquistano la cittadinanza, coloro che si spostano per studio o formazione, per disoccupazione o per inseguire un sogno professionale. A tutte queste persone guarda il Rapporto, soffermandosi su vari temi: sviluppo della lingua italiana nel mondo, presenza di italiani in Cina, Vietnam, Crimea, Paesi Bassi, Egitto, Haiti, i grandi architetti italiani nel mondo, l’emigrazione italiana proveniente dal Trentino, Emilia Romagna, Lazio, Lucca o Palermo.

Al volume – di oltre 500 pagine – hanno collaborato 50 autori con 40 contributi ed approfondimenti dall’Italia e dall’estero.

I lavori della giornata di oggi, moderati dalla giornalista e scrittrice Tiziana Grassi, sono stati aperti dal saluto e dall’introduzione di monsignor Francesco Montenegro, presidente della Commissione Cei per le Migrazioni e della Fondazione Migrantes.

Monsignor Francesco Montenegro ha ricordato come oggi “le nuove mobilità sono diventate una priorità per la Chiesa italiana. A quasi cento anni dal 1914 quando Pio X volle la Giornata Mondiale delle Migrazioni, – ha detto – oggi la Chiesa si interroga su quale sia il ruolo del sacerdote accanto a quegli uomini e a quelle donne che lasciano la propria casa alla ricerca di una situazione migliore per loro, le loro famiglie, i loro figli”.

“L’attenzione della Chiesa per i migranti – ha enfatizzato il presidente della Migrantes – si riferisce non solo alla evangelizzazione e all’amministrazione dei sacramenti né si limita a sollevare le sofferenze e i disagi con l’assistenza caritativa, ma comprende la promozione dei diritti umani e della giustizia verso ogni persona, di cui la cittadinanza è uno strumento”.

Dopo la proiezione del video “Rapporto Italiani nel Mondo 2013″ del regista Marco Matteo Donat-Cattin, la relazione introduttiva è stata affidata a monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes intervenuto sul tema “L’VIII Rapporto Italiani nel Mondo: uno strumento culturale della Migrantes al servizio della società”.

“Tra gli strumenti più idonei per una pastorale “al passo con i tempi” vi è sicuramente l’informazione. Da sempre l’informazione è un mezzo fondamentale per una pastorale attenta e vicina alle persone”, ha sottolineato monsignor Perego. “Rientra in questo progetto informativo anche il Rapporto Italiani nel Mondo che ci si augura diventi sempre di più un sussidio educativo e che la sua funzione pedagogica sia riconosciuta non solo per le notizie contenute, ma anche per la metodologia multi e interdisciplinare adottata e per i valori della transnazionalità e dell’interculturalità in esso contenuti”.

“Alle necessità, al tempo stesso, di ricordo e di legame con il passato e con i territori di partenza e di conoscenza e assunzione delle caratteristiche della nuova realtà in cui si vive, – ha spiegato – hanno risposto le Missioni Cattoliche Italiane. Tra i propositi dell’VIII Rapporto Italiani nel Mondo vi sono: l’attenzione ai giovani e alla loro mobilità; la riflessione costante sulla cittadinanza e il diritto di voto; una maggiore cura dell’immagine dell’Italia e della mobilità italiana nei mass media italiani e internazionali; il mantenere viva l’attenzione per gli emigrati in difficoltà e le loro famiglie”.

La presentazione analitica del Rapporto Italiani nel Mondo è stata quindi affidata alla curatrice Delfina Licata.

“L’emigrazione italiana di oggi – ha esordito – è caratterizzata dalla precarietà, dalla variabilità, dai movimenti: per questo è difficile fare statistiche certe ed enucleare numeri definitivi”.

Quello che si va notando da un triennio a questa parte, ha rilevato Licata, è che cambiano le destinazioni: gli italiani che privilegiano l’Asia come meta ha infatti subito un incremento del +18,5 per cento: dai dati risulta che in questo contesto “la Cina la fa da padrona, con 900 italiani con residenza nel Paese nel 2012; 18mila le presenze in Brasile e 2550 in Australia”.

È cambiata anche l’origine dei moti migratori: “prime regioni sono Lombardia e Veneto. Segue, al terzo posto, la Sicilia”.

Aumentano “i viaggi da lavoro”: “il mordi e fuggi dovuto alla crisi – ha rilevato la ricercatrice – è una pratica che permette di risparmiare in considerazione delle difficoltà vissute. Quanto agli universitari, si rileva che chi usufruisce di una borsa Erasmus in Europa gode di una copertura finanziaria ridotta: per cui è evidente che alle spalle ci sono famiglie forti che possono assicurare ai figli il percorso di formazione all’estero”.

Dai dati Istat, ha proseguito, quello che emerge è che “aumentano gli espatri e diminuiscono i rientri”: “ne tornano sempre meno e ne partono sempre di più”. “Il 22% di chi parte è laureato, il 28% è diplomato. Chi parte spesso non ha terminato gli studi di laurea”.

“Come arrivare a ciò che i dati non chiariscono?”, si è quindi chiesta la relatrice. La risposta viene dalla indagini dedicate al mondo giovanile specie sulle condizioni dei giovani in Europa, da cui emerge che “la famiglia risulta spesso la scialuppa di salvataggio. Ma non per chi sceglie di andare in realtà statunitensi: questi italiani si rifiutano di guardarsi alle spalle e manifestano la volontà di integrarsi per diventare cittadini del mondo”.

Concludendo, Licata ha parlato di due segreti per fare fronte oggi alla questione emigrazione: “fare rete e far sì che questi mondi dialoghino, di un dialogo costante, aperto, costruttivo e continuo”.

A seguire è intervenuto il Prof. Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena e della Commissione Scientifica Rapporto Italiani nel Mondo. Vedovelli ha sottolineato tre elementi in particolare: gli effetti dei movimenti migratori sul dinamico spazio linguistico italiano; i limiti derivanti dalla mancanza di una politica linguistica nazionale e gli effetti linguistici dei movimenti migratori sulla condizione della lingua italiana nel mercato globale delle lingue.

Nello specifico Vedovelli ha invitato ad avvicinarsi ad una prospettiva diversa con cui affrontare la questione: “abbandonare il modello del distacco linguistico e abbracciare il concetto di lingue in emigrazione come spazi linguistici globali”.

“I nostri emigrati sono portatori di multilinguismo”, ha detto. “Superiamo l’idea che le lingue che si incontrano siano monadi: chi si sposta sperimenta infatti spazi linguistici multipli. Per questo dobbiamo sperimentare nuovi modelli di politica linguistica e di ricerca linguistica”.

La disponibilità degli italiani verso le esperienze di mobilità l’ha raccontata Alberto Toso, Presidente del Comitato di rappresentanza degli assistenti parlamentari accreditati al Parlamento europeo e Redattore Rapporto Italiani nel Mondo 2013, che ha citato i “4.179 candidati ad uno stage in Commissione europea sui 18mila totali”, “un medico italiano di 36 anni precario nella sua città che diventa in breve primario di fama nazionale nel Regno Unito”, i “24mila studenti italiani che nell’anno accademico 2011-2012 sono partiti per un semestre accettando la sfida di andare a studiare all’estero con 200 euro al mese di rimborso spese del Programma Erasmus”. Ed ancora: i “227 milioni di euro per il programma europeo “Marie Curie”, a cui hanno partecipato 2.079 ricercatori italiani nel settennato 2007-2013″.

Cifre ufficiali che rappresentano “la capacità di molti giovani italiani oggi di cogliere le occasioni che l’Unione europea offre per la disseminazione delle “migliori pratiche”". Il rapporto descrive da questo punto di vista “il desiderio di mobilità dei giovani tra i 25 e i 34 anni” riconoscendo il ruolo efficace di supporto “delle pastorali che fanno da mediazione e danno l’anima a questi flussi migratori attraverso l’attenzione alle persone che altrimenti sarebbero soltanto meri numeri”.

A parlare di associazionismo ci ha pensato Ilaria Del Bianco, neo eletta presidente della Lucchesi nel Mondo, che ha proposto un excursus del ruolo storico dell’associazionismo in ambito migratorio, “punto di raccolta delle istanze degli emigrati”, “nato dalle società di mutuo soccorso all’estero”, su “una tradizione dai fini solidaristici della mutua assistenza”, “forza primaria al mantenimento dei legami tra le comunità emigrate e la terra di origine” in un lavoro svolto sempre al fianco “delle missioni cattoliche operanti all’estero”.

“Oggi – ha detto Del Bianco – le nostre associazioni gestiscono settori diversi, persone diverse e istanze diverse: emigrati di prima generazione e oriundi con necessità nuove. Dobbiamo rispondere a due esigenze molto diverse. Abbiamo poi i nuovi emigranti anch’essi divisi in due categorie: coloro che mettono alla prova il proprio talento fuori dell’Italia e coloro che vanno fuori temporaneamente per motivi di studio o di lavoro per poi rientrare”.

Merito dell’associazionismo oggi è quello di “superare meglio rispetto alle pubbliche amministrazioni le difficoltà della crisi economica globale, grazie alla flessibilità che ci caratterizza e alla capacità di aggregare di fare rete, sia all’estero che in Italia”.

Lodevole infine il tentativo di recente attuato delle diverse associazioni di mettere in atto un lento ricambio ai vertici lasciando spazio anche alle giovani leve.

La giornata è stata conclusa dagli interventi istituzionali dell’Ambasciatore Cristina Ravaglia, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie e del Sen. Pd eletto all’estero Claudio Micheloni, Presidente Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero del Senato. (stefania del ferraro\aise)

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