Data odierna 21-11-2017

La cucina italiana è molto apprezzata nel mondo ma quando metti ai fornelli un’autentica “nonna italiana”, il successo è assicurato! ***************************************************************** Di...

Quando nella cucina del ristorante c’è una… nonna!

La cucina italiana è molto apprezzata nel mondo ma quando metti ai fornelli un’autentica “nonna italiana”, il successo è assicurato!

*****************************************************************

Di Roberto Zanni per “Gente d’Italia

Facile rispondere: a chi non piace la cucina della nonna? Più difficile invece a volte avere la possibilità di gustare i piatti della nonna. Ma tutto diventa più semplice se ci si ferma a New York, meglio ancora dire Staten Island, uno dei cinque boroughs della “Big Apple”, tra l’altro anche uno di quelli dove l’incidenza italo-americana è ancora forte, se non fortissima. E qui c’è la Enoteca Maria, un locale di proprietà di Jody Scaravella, nato e cresciuto a Brooklyn.

La sua storia è simile a quella di tanti altri italo-americani di New York: una famiglia di lavoratori e una nonna, quella materna, Domenica. È stata la sua influenza a dare l’idea a Jody Scaravella di creare uno staff di chef come nessun altro ristorante può vantare. Sì perchè all’Enoteca Maria in cucina c’è la nonna e la gente riempie il locale. Anzi bisogna prenotare e anche con un buon anticipo, perché altrimenti, non si mangia.

Scaravella ha pensato di mettere una nonna in cucina, poi sono diventate due e se una è sempre italiana, in onore delle radici e di sua nonna Domenica, l’altra assume diverse nazionalità, a seconda del giorno in cui ci si siede a uno dei tavoli di Enoteca Maria.

Quando Scaravella ha aperto il locale, una decina di anni fa, ha cominciato a portare avanti la sua filosofia, quella della nonna. All’inizio si alternavano le regioni italiane, poi, nel 2011, ecco che l’idea originale ha subito una adattamento. Italia sempre presente, ma accanto anche la cucina di tutto il resto del mondo.

Scritto anche il libro “Nonnas of the World”, oggi da Enoteca Maria ci sono, o sono passate, nonne da ogni parte del globo. C’è l’Argentina, con Carmen da Buenos Aires, ma anche il Venezuela, con Mariela da Vargas. Ma anche Nadezhda da Mezhdurechensk, che si trova nel Kazakistan, Habiba di Oran in Algeria e Ploumitsa originaria di Chios, in Grecia. Altre nazioni? Ci sono Ecuador, Francia, Turchia e Repubblica Ceca. E l’elenco, lunghissimo, potrebbe continuare, ma ci fermiamo, per ora, rimanendo in Italia: Adelina da Casola, Carmelina da Marcianise, Rosa da Schio, Cristina da Bergamo, Maria di Torella dei Lombardi, Luisa da Piacenza, Rosaria da Chieti, Margherita da Casteldaccia e infine Adriana da Spoleto.

Ecco la cucina internazionale e regionale di Enoteca Maria, che da altre parti tutta assieme non si può proprio assaggiare. “Ogni giorno due cucine internazionali – spiega ancora Scaravella -, due nonne, una italiana e la seconda di un’altra parte del mondo. È la mia idea per celebrare la diversità. Invece di usare la diversità che ci divide, portiamo tutto assieme e credo che si tratti di un progetto giusto per i nostri tempi”.

Così in cucina da Enoteca Maria si respira una atmosfera che non eguali, ma anche una piccola competizione, amichevole, fatta a colpi di ricette e piatti. “Ogni volta che queste signore sono in cucina preparando i loro menù – spiega ancora il proprietario di Enoteca Maria – ci sono centinaia di anni di cultura che vengono fuori dai loro polpastrelli e penso che questo sia magico”.

Ma come trova le sue nonne il proprietario? All’inizio, quando pensava solo alla esperienza tricolore, aveva messo un annuncio su un giornale in lingua italiana: “Cercasi casalinghe italiane che cucinino piatti regionali” si leggeva. Poi da lì si è allargato al mondo. E qui è bastato il passaparola. “Parlavo con tutti, spiegando quello che stavo facendo aggiungendo anche: se conosci qualcuno che vuole cucinare…”. E il concept iniziale si è moltiplicato.

Alcune delle nonne sono di Staten Island, molte di Brooklyn, altre arrivano dal New Jersey e dal Bronx. Ma con tutte le nonne c’è anche il nonno: Giuseppe Freya, calabrese, specializzato nella pasta. “Fa i ravioli, gli gnocchi con la ricotta, le tagliatelle – dice ancora l’ideatore del progetto – prepara anche la sfoglia per le nostre lasagne. È fantastico”.

Ma tutte queste nonne in cucina? “Ognuna di loro – e questa volta è lo psicologo Scaravella a parlare – si sente come se fosse il capo, perchè nella loro famiglia sono al vertice della piramide. Così quando le metti, le nonne, tutte assieme, nella stessa cucina, ognuna di loro si sente come se fosse il comandante. Sì, può essere rischioso…”. Ma alla fine c’è solo un po’ di concorrenza, normale. E le telefonate per prenotare un tavolo, come le nonne, arrivano da ogni parte del mondo.

“Mi chiamano dall’Australia – conclude l’ideatore di questo staff così speciale in cucina – dall’Inghilterra, dall’Italia, sì perché vogliono venire a mangiare qui. Ci sono tanti clienti che arrivano da Manhattan, il ferry arriva proprio a due passi. Perché vengono qui? Per trovare un piatto fatto in casa e per mangiare la cucina della nonna, che tanti clienti, con le loro di nonne, non potrebbero più avere e alla fine del pasto, generalmente, applaudono chi ha cucinato. Una standing ovation ed è qualcosa di bello”.

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento