Data odierna 23-10-2017

“Espugnare dalla riorganizzazione e dalle misure contenitive previste per la rete diplomatico consolare il sistema degli Istituti italiani di cultura”. Questo il dispositivo della mozione che...

No alla chiusura degli IIC: La mozione Garavini alla Camera

“Espugnare dalla riorganizzazione e dalle misure contenitive previste per la rete diplomatico consolare il sistema degli Istituti italiani di cultura”. Questo il dispositivo della mozione che la deputata Pd Laura Garavini ha presentato alle Commissioni Affari Esteri e Cultura della Camera. Sottoscritta da molti colleghi di tutti gli schieramenti, la mozione prende le mosse dalla relazione resa dal Vice Ministro Dassù sulla riorganizzazione consolare prevista dalla Farnesina.

“In data 8 agosto 2013 – si legge nella premessa – il vice Ministro degli affari esteri, Marta Dassù, ha comunicato lo stato di avanzamento del processo di riorganizzazione della rete diplomatico-consolare alle Commissioni affari esteri di Camera e Senato sottolineando che “la revisione della Rete per motivi geopolitici e economici riguarderà anche gli Istituti di cultura e ambasciate”; il decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 148 del 14 settembre 2011 in materia di stabilizzazione finanziaria e di sviluppo individua la “riorganizzazione della rete diplomatico-consolare” tra le misure essenziali della spending review. Questa impostazione è stata rafforzata nuovamente dal decreto-legge n. 95 del 2012 (la nuova normativa di spending review), che ha previsto che la Farnesina riorganizzi la propria rete, imponendo al Ministero degli affari esteri un impegno più rapido sotto questo profilo”.

“Gli Istituti di cultura all’estero (IIC), che pur dipendendo dalla Farnesina non sono parte integrante della rete diplomatico consolare, – ricorda garavini – si occupano della promozione della cultura e della diffusione della lingua italiana. L’Italia, pur collocandosi al diciannovesimo posto nel mondo per numero di parlanti, si situa al quinto per corsi di lingua attivati. L’italiano conserva il ruolo di veicolo culturale privilegiato per l’accesso ad un universo artistico, letterario, filosofico, oltre che economico e commerciale. Gli Istituti di cultura hanno sempre avuto un ruolo di grande rilevanza nel dialogo culturale, rappresentando l’immagine, la lunga storia, il patrimonio culturale del nostro Paese. La loro attività influenza la percezione dell’identità e dell’immagine dell’Italia Paese anche nei settori non direttamente connessi con la cultura; l’Unesco ha reso noto un dato ormai ampiamente diffuso: la cultura può diventare il volano della ripresa economica. Porta, infatti, valore aggiunto al prodotto italiano e contribuisce alla crescita del Paese. La promozione culturale dovrebbe pertanto occupare un ruolo fondamentale nella politica estera del nostro Paese e dovrebbe costituire uno dei principali strumenti di proiezione esterna”.

“L’attuale rete degli Istituti italiani di cultura – riporta la deputata eletti in Europa – conta novanta istituti nel mondo e copre 250 città. Con i corsi di lingua italiana, si raggiungono circa 70.000 alunni l’anno, spesso stranieri o oriundi; l’insegnamento della lingua e della cultura italiana nel mondo genera un consistente flusso di turisti e studenti stranieri verso l’Italia per circa 60 mila unità l’anno, producendo un ingente introito economico per il nostro Paese. I soli visitatori statunitensi soggiornano nel nostro Paese in media almeno 100 giorni con una spesa complessiva di circa 645 milioni di euro. Nel 2012 sono stati censiti circa 1200 eventi culturali italiani nel mondo; secondo i dati della Farnesina, gli Istituti italiani di cultura ricevono 12 milioni di euro dal bilancio dello Stato, ma generano circa 17 milioni con sponsorizzazioni e corsi. Ogni euro pubblico investito negli Istituti ne genera in media 1,4: 1,8 in Asia/Oceania o 2,32 in America latina, le aree geografiche dove si registra più profitto. A Lima per ogni euro attribuito all’Istituto se ne generano 10, a Rio 5, a Istanbul 3,3, a Beirut 2″.

Secondo Garavini, quindi, “è evidente che la strada maestra non è quella della chiusura dei nostri Istituti. Sono centri con bilanci in attivo e quindi non rappresentano un peso per i conti dello Stato; l’Italia deve cogliere la nuova rilevanza strategica della cultura per rafforzare influenza e ruolo politico del Paese nel contesto europeo ed internazionale. Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna hanno investito notevoli risorse nella promozione culturale all’estero e hanno operato una profonda revisione dei propri Istituti di cultura, rendendoli da una parte più efficienti in Europa e dall’altra investendo in nuove aree di interesse strategico, come l’Africa e il Medio Oriente”.

“A fronte dei finanziamenti pubblici agli Istituti di cultura di cui sopra, – annota la deputata – la Francia mette a disposizione della sua rete di lingua e cultura risorse per 760 milioni di euro, di cui 135 per spese di gestione e personale e 625 milioni per azioni di promozione. Il British Council dispone di 826 milioni di euro annui in finanziamento pubblico, il Goethe Institut ha 156 sedi in 93 Paesi con 3.000 dipendenti di cui solo 250 distaccati dalla Germania e riceve complessivamente 218 milioni di contributi statali e 103 milioni da sponsorizzazioni. In Spagna la rete dei Cervantes è attiva in 150 Paesi con 1.100 dipendenti e un bilancio di 97 milioni di euro, di cui 80 milioni di contributi pubblici; il Presidente del Consiglio Enrico Letta, intervenendo all’assemblea generale dell’Onu, ha lanciato il piano «Destinazione Italia», una serie di interventi che puntano ad attrarre investimenti esteri per favorire il rilancio della competitività commentandolo come “un segnale forte che l’Italia lancia al mondo (…) perché l’Italia ha un drammatico bisogno di investimenti esteri, abbiamo scarsa capacità di attrazione”; va sottolineata l’importanza strategica della lingua e cultura italiana come volano della promozione del “Sistema Paese”; è auspicabile una riforma organica degli Istituti italiani di cultura”.

Alla luce di questa lunga premessa, con la mozione si vuole impegnare il Governo “ad espugnare dalla riorganizzazione e dalle misure contenitive previste per la rete diplomatico consolare il sistema degli Istituti italiani di cultura” e “ad individuare ipotesi di crescita e di valorizzazione della rete degli Istituti di cultura, al fine di garantire la presenza nel mondo, anche alla luce degli esiti dell’indagine conoscitiva sulla promozione della lingua e cultura italiana, avviata congiuntamente nel corso della XVI legislatura dalle Commissioni esteri ed istruzione della Camera”. (aise)

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