Data odierna 18-11-2017

“Quando ascolto attacchi xenofobi e insulti faccio un salto molto indietro nel tempo, agli anni della mia infanzia, quando ero figlio di italiani emigrati in Svizzera. Non so, Ministro, se lei abbia...

Micheloni: Le parole di Calderoli un’offesa per tutti gli italiani all’estero

“Quando ascolto attacchi xenofobi e insulti faccio un salto molto indietro nel tempo, agli anni della mia infanzia, quando ero figlio di italiani emigrati in Svizzera. Non so, Ministro, se lei abbia dei figli, ma ogni volta che sento un insulto razzista io torno a quegli anni, ad una sofferenza che non conosciamo, spesso non espressa, quella dei figli che vedono i propri genitori offesi e insultati.

Ed è una cosa che fa molto male. Mi riesce quindi difficile sentir dire che alcune espressioni sono delle battute”. Senatore del Pd eletto in Europa, Claudio Micheloni è intervenuto oggi in Senato, durante la discussione della mozione di solidarietà al Ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, pesantemente offesa nei giorni scorsi dal senatore Calderoli (Lega). “Colleghe e colleghi, ho chiesto di intervenire per invitarvi a pensare ai figli, ai bambini”, ha proseguito Micheloni alla presenza del Ministro. “Ho condiviso molto l’intervento della collega del Movimento 5 Stelle, di cui non ricordo il nome, che ha parlato della scuola. Della scuola abbiamo parlato anche all’interno del Comitato per le questioni degli italiani all’estero. Uno dei punti che vorremmo affrontare nelle prossime settimane è quello dell’introduzione dello studio della storia dell’emigrazione italiana nelle nostre scuole”.

“Infatti, viviamo di cliché: noi siamo i più bravi, noi siamo i più integrati, noi abbiamo storie di successo. Sì, abbiamo storie di successo: oggi vivo in Svizzera dove ho i miei figli e fra un mese sarò anche nonno in quel Paese e abbiamo avuto una storia di grande successo. Ma – ha ricordato Micheloni – fino alla metà degli anni Settanta abbiamo avuto storie di sofferenza, razzismo e xenofobia!”.

“Fino alla metà degli anni Settanta, nel dopoguerra, – ha detto ancora il senatore Pd – i nostri genitori erano chiamati gastarbeiter, ossia lavoratori ospiti: venite, lavorate, realizzate le strade e le case e poi andate via. Hanno impiegato più di venti anni a capire che da lavoratori ospiti saremo diventati i cittadini svizzeri di domani e questo succederà anche in Italia, con buona pace di tutti gli xenofobi italiani. Signora Ministro, l’Italia è purtroppo un Paese normale, dove c’è il peggio ma anche il meglio. Mi fa piacere vedere seduto al banco del Governo l’amico Delrio: un paio di volte sono andato nella sua città, dove ho vissuto momenti di grande livello di integrazione e di alta qualità. Dunque siamo un Paese, ripeto, normale e con questa normalità dobbiamo confrontarci senza angelismi, senza pensare che bastino grandi dichiarazioni o che con le leggi si risolva il problema dell’integrazione”.

“Voglio concludere con la mia strana visione della integrazione. Ho passato la mia vita a fare politica di integrazione in Svizzera – ha proseguito Micheloni – e non solo per le comunità italiane, e sono convinto che l’integrazione sia una utopia, qualcosa che non raggiungeremo mai, ma un’utopia che dobbiamo rincorrere in permanenza. L’integrazione è uno stato d’animo, un modo di vivere e funziona solo se questo stato d’animo lo si ritrova nelle due persone che devono vivere in modo integrato: colui che riceve e colui che arriva. Questo è il “doppio senso”, per me, della storia dell’integrazione e dobbiamo viverla tutti i giorni, perché non si raggiunge mai in modo definitivo: basta una crisi economica per distruggere venti o trent’anni di integrazione”.

“Concludo ricordando una bellissima preghiera che a mio avviso riguarda chi si occupa di immigrazione e integrazione, la preghiera delle madri della Plaza de Mayo: bisogna sempre ricominciare, ricominciare, ricominciare. Buon lavoro, signor Ministro”. (aise)

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