Data odierna 25-09-2017

“Il Pd vuole caratterizzarsi sempre più come grande partito del progressismo”, un partito che sia “serio e affidabile” tanto per le nostre comunità all’estero e per il loro...

Marino e Porta illustrano gli esiti della missione PD in Sud America, vicini ad una soluzione per le pensioni in Pesos

“Il Pd vuole caratterizzarsi sempre più come grande partito del progressismo”, un partito che sia “serio e affidabile” tanto per le nostre comunità all’estero e per il loro “articolato mondo dell’associazionismo” – portandone le istanze in parlamento, ma nel rispetto delle rispettive autonomie – quanto per i governi e le forze politiche locali, dando così seguito ad una lunga e proficua tradizione di rapporti con il continente latinoamericano.

Così Eugenio Marino, responsabile del Pd per gli italiani nel mondo, appena rientrato da una intensa otto-giorni tra Brasile, Uruguay ed Argentina. “Un’area per noi strategica”, anche per la “massiccia” presenza di italiani e loro discendenti.

Ad accompagnarlo tanto in questa che è stata la prima missione del Pd in Sud America dopo le elezioni quanto nella conferenza stampa indetta oggi per definirne “esiti ed incontri”, l’on. Fabio Porta, deputato eletto in Brasile e nominato, proprio mentre era in missione, presidente del Comitato Permanente sugli Italiani nel Mondo e la Promozione del Sistema Paese. Oggi con loro anche Francesca D’Ulisse, coordinatore del Dipartimento Affari Esteri del PD con la delega per l’America Latina.

La missione nel subcontinente, ha esordito Marino in conferenza stampa, aveva diversi obiettivi. Intanto era “una missione preparatoria” in vista del Congresso del partito che si terrà entro l’anno. C’era poi la volontà del PD, in qualità di “interlocutore istituzionale”, di “incentivare le relazioni politiche ed il dialogo con i partiti gemelli ed i governi” dei Paesi visitati, ma anche di riprendere le fila di quelle iniziative avviate prima delle elezioni sia sul fronte della cooperazione – Marino ha consegnato al sindaco di Rosario Feyn una lettera di Piero Fassino che ha invitato la collega argentina a Torino per la firma in settembre di un gemellaggio tra le due città – sia su quello dell’internazionalizzazione, sviluppando in questo caso “sinergie e partnership concrete” tra le pmi italiane, “attraverso il coinvolgimento e la valorizzazione delle comunità italiane in Sud America e delle loro imprese ed associazioni di categoria”.

Ci sono state altre delicate questioni al centro dei tanti incontri istituzionali avuti durante le diverse tappe di questo viaggio – San Paolo, Montevideo, Mar del Plata, Rosario e Buenos Aires -. Questioni talvolta taciute per scelta, per tutelare le nostre comunità e le iniziative intraprese in loro difesa, ha rivendicato Marino. Come nel caso della “pesificazione” delle pensioni italiane in Argentina o della rimozione della statua di Cristoforo Colombo dalla piazza a cui pure dà il nome a Buenos Aires. Due questioni sulle quali il PD ha preferito chiudersi in “lunghi silenzi” ed agire senza clamore, senza “strumentalizzazioni” e soprattutto senza “agitare le bandiere degli ideali di parte” con il rischio di scatenare una “campagna continentale” ed un controproducente “braccio di ferro” tra la comunità italiana ed il governo di Cristina Kirchner. Marino e Porta ne hanno parlato a Buenos Aires con il presidente della Commissione Esteri del Parlamento argentino, Guillermo Carmona, dal quale, ha riferito il responsabile PD, “abbiamo ottenuto una sincera apertura”, in particolare per le pensioni italiane in Argentina, che sono “la carne viva dei nostri connazionali”. Il punto è, ha spiegato Marino, che in passato le pensioni pagate in euro in Argentina venivano cambiate al mercato nero: tutti lo sanno e l’Italia non può chiedere ad un altro Stato sovrano di “legalizzare” questa pratica fuori legge ripristinando i pagamenti in euro; può però chiedere delle “compensazioni” allo stato di disagio cui sono stati all’improvviso sottoposti circa 30mila pensionati italiani ed è quello che è stato fatto.

Ora, ha detto dal canto suo Fabio Porta, il Gruppo parlamentare di amicizia italo-argentino, di cui lo stesso Porta e Guillermo Carmona fanno parte, se ne occuperà nei prossimi mesi, così la questione potrà essere affrontata a livello dei due parlamenti. “Stiamo lavorando da tempo con un atteggiamento responsabile per risolvere il problema della pesificazione delle pensioni”, come pure lo spostamento della statua di Colombo, e, ha confermato Porta, “siamo vicini ad una soluzione”.

Prendendo la parola il deputato del PD ha voluto ribadire l’importanza dell’America Latina che, ha detto, “è al centro della proiezione internazionale del PD” e che, anche in forza della presenza di una cospicua comunità di origine italiana, deve diventare un “asse privilegiato della politica estera italiana”. Come dimostra l’attenzione sempre mostrata, ad esempio, per la tematica dei desaparecidos, il PD si è attestato come “partito più sensibile a quest’area del mondo”, ha detto Porta, auspicando in futuro di essere meno “soli nel nostro impegno parlamentare” come gruppo e, talvolta, come eletti all’estero.

Tracciando un bilancio della missione, Fabio Porta ha infine rilevato una “importante presenza di giovani, sempre più interessati alla partecipazione politica”, durante l’Assemblea dei Circoli del PD Brasile, ed ha poi riferito della “sinergia politica” registrata in Uruguay sia a livello governativo sia imprenditoriale.

Insomma, come ha sottolineato Francesca D’Ulisse, il PD ha dato prova di essere un “interlocutore presente e credibile” per i partiti ed i governi progressisti dell’America Latina, che pure “in una situazione di crisi economico-finanziaria mondiali e pur mantenendo il rigore di bilancio, hanno avviato delle politiche di inclusione sociale senza eguali”. Il partito intende continuare a “valorizzare” le relazioni sempre intrattenute con un continente che, ha aggiunto D’Ulisse, oggi è “un laboratorio di politiche estremamente interessanti e innovative”.

D’altra parte, ha ricordato sempre D’Ulisse, il PD è “l’unico partito italiano ad avere un Dipartimento America Latina”. Ed “anche per gli italiani nel mondo”, le ha fatto eco Fabio Porta.

Ma che idea gli italiani in Sud America si sono fatti del governo di “coalizione” guidato da Enrico Letta e basato sull’anomalo compromesso con il PdL di Silvio Berlusconi? “Non sono contentissimi”, ha ammesso Eugenio Marino, “ma è passato il messaggio della necessità di dover fare questo governo”, perché non c’erano “alternative valide”. Al termine della missione sudamericana quello che è emerso è la consapevolezza che il Paese in questa fase ha bisogno di “stabilità” e di riforme, in primis quella elettorale, per poter ripartire. Ciò non vuol dire che i connazionali non si aspettino delle “risposte”, tanto sul versante della crisi economica e politica in cui versa l’Italia quanto perchè si interrompa il “massacro” delle politiche per gli italiani all’estero; ma c’è meno “rabbia” e “disaffezione” ed al contrario gli italiani all’estero “chiedono più dialogo con il partito” e manifestano “più volontà di partecipazione”. (r.aronica\aise)

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