Data odierna 24-06-2017

Essere a Torino significa “inserire di diritto le tematiche degli italiani all’estero all’interno delle celebrazioni nazionali nella città che più di tutte ha creduto, da subito, nei 150°...

Essere a Torino significa “inserire di diritto le tematiche degli italiani all’estero all’interno delle celebrazioni nazionali nella città che più di tutte ha creduto, da subito, nei 150° dell’unità d’Italia”.

Così il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, ha aperto questa mattina i lavori della plenaria, alla presenza del sottosegretario agli Esteri Mantica, del ministro Carla Zuppetti capo della Dgiepm, il segretario esecutivo Verrecchia, i senatori Giuseppe Firrarello  (Pdl) e Stefano Pedica (Idv) e i deputati Fabio Porta (Pd) e Marco Zacchera (Pdl). Assente il governatore del Piemonte Cota, bloccato a Roma; a rappresentare la regione è stato l’assessore alla cultura Coppola. Fino a venerdì i lavori della plenaria saranno ospitati nel Centro Incontri della Regione Piemonte, che Carozza ha ringraziato per la disponibilità e l’accoglienza.

Nel suo breve intervento introduttivo, Carozza ha citato il presidente Napolitano che ha definito Torino la “capitale della cultura unitaria italiana” e il presidente americano Obama che nel suo intervento celebrativo del 17 marzo ha ricordato come l’esperienza del risorgimento e garibaldina in particolare sia stata di “ispirazione anche per gli Stati Uniti” e di come “l’eredità di Garibaldi e di quanti morirono per la causa nazionale viva nei milioni di donne e uomini italo-americani che hanno fatto grandi gli Stati Uniti”.

Ovunque nel mondo, ha ricordato Carozza, gli italiani hanno dato vita a celebrazioni spontanee per festeggiare l’Unità, anche perché i connazionali “hanno sempre rivendicato la loro appartenenza al territorio, senza mai dimenticare lo spirito unitario”.

Il segretario generale ha quindi letto i messaggi inviati al Consiglio Generale dai presidenti della Repubblica e della Camera, Napolitano e Fini. Per il capo dello Stato, scegliere Torino è stato un atto di “grande valenza simbolica”. Napolitano si è detto “certo” del fatto che il Cgie, “prezioso punto di riferimento per gli italiani all’estero, possa contribuire in modo autorevole alla riflessione sull’attualità dello spirito unitario”. Dello stesso tenore il messaggio di Fini, “certo che il consesso del Cgie contribuirà a rinnovare tra gli italiani all’estero i sentimenti di orgoglio patriottico, continuando a promuovere i valori che permeano l’italianità”.

Anche per il sottosegretario Mantica “scegliere Torino è stato importante”, perchè di aiuto nel “tentativo di recuperare la storia dell’emigrazione alla storia nazionale che per troppo tempo l’ha ignorata”. Mantica ha ricordato l’ormai prossimo annullo filatelico celebrativo dell’emigrazione del 1 giugno e come “da Torino sia partita la fiammella poi completata nel 1861″.

“Moltissime sono le iniziative celebrative organizzate all’estero che vedono impegnati Comites e Cgie”, ha aggiunto, citando il contributo del Mae nella preparazione di un kit fornito a tutte le sedi diplomatico-consolari e agli IIC. “Molti emigrati partirono dai loro paesi e dalle loro regioni e diventarono “italiani” all’estero”, ha concluso il sottosegretario, che ha infine annunciato una sua prossima visita – dal 15 al 25 giugno – in Australia alle comunità di Sydney, Melbourne e Perth.

I lavori della mattina sono quindi proseguiti con quattro interventi tematici tenuti da altrettanti relatori: Norberto Lombardi, padre Graziano Tassello, Lorenzo Prencipe e Silvia Bartolini.

Nella sua lunga relazione, Lombardi ha spiegato come l’emigrazione abbia contribuito alla formazione economico-sociale dell’Italia e come si sia sviluppata l’italianità tra i migranti fino alla I Guerra Mondiale, ricordando in particolare l’importantissimo ruolo delle rimesse nel sostegno dell’economia nazionale e accennando ai diversi periodi storici per sottolineare l’evoluzione delle comunità, gli strumenti di cui si dotarono, le dinamiche culturali e il ruolo – non propriamente attivo, nelle prime fasi dell’emigrazione – dei consoli.

Compito di Graziano Tassello è stato invece quello di descrivere il legame tra emigrazione e religione, sottolineando il fondamentale apporto delle Missioni Cattoliche nell’assistenza ai connazionali. Il consigliere ha parlato quindi dell’opera di Scalabrini, dell’Opera Bonomelli e della beata Cabrini, ricordando come i missionari stessi siano stati e siano ancora degli emigrati, che in tante parti del mondo di mettono a servizio dei più bisognosi.

Il ruolo delle associazioni è stato al centro dell’intervento di Lorenzo Prencipe che ne ha descritto l’evoluzione negli anni, sottolineando, in particolare, l’importanza di aprire le porte dei sodalizi ai giovani. Le associazioni hanno sempre “costruito ponti e relazioni”, ha detto Prencipe, e continuano a farlo ora, anche se i referenti sono cambiati. Il futuro dell’associazionismo, ha concluso, “è tutto nei 5 documenti approvati dai giovani nella loro conferenza del dicembre 2008 a Roma”.

Fuori programma l’intervento di Firrarello che, impegnato nel pomeriggio a Roma, è intervenuto tra il gelo dei presenti, per parlare della riforma di Comites e Cgie, delle attività del Comitato che presiede al Senato, delle audizioni svolte e dell’attenzione del Senato verso gli italiani residenti nel Nord Africa sconvolto dagli scontri politici degli ultimi mesi. Un intervento poco apprezzato dai consiglieri e da Luciano Neri in particolare, che ha urlato al senatore un astioso: “basta, facci lavorare!”.

Molto apprezzato, al contrario, l’intervento di Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo, che ha ricordato come l’autonomia delle regioni si rispecchi anche nella gestione delle politiche migratorie. Citata la riforma del titolo V della costituzione e come, con la politica di relazioni internazionali, gli organismi regionali siano chiamati a svolgere un nuovo ruolo. Ruolo che, ha detto Bartolini, le regioni non vogliono svolgere nel Cgie: “le regioni non vogliono far parte del Cgie. Noi vogliamo dare continuità al tavolo che già esiste, la conferenza Stato-Regioni-Cgie. Noi non vogliamo inglobare il Cgie nelle consulte e non vogliamo mescolare le autonomie. Usare le regioni per dare un nuovo aspetto al Cgie non sarà possibile, d’altra parte le regioni non hanno mai chiesto questo tipo di coinvolgimento”. Bartolini ha quindi ricordato che nell’ultima conferenza Stato-Regioni-Cgie furono approvati dei documenti che sono ancora validi e che prevedono, oltre al coordinamento delle regioni, strategie comuni in tre ambiti: insegnamento dell’italiano, assistenza e giovani.

A chiudere la mattina di lavori è stato l’assessore Coppola, che ha dato a tutti il benvenuto della regione e ringraziato il Cgie perchè “ci aiuta a porre l’attenzione sull’importanza di comprendere cosa significhi essere italiani oggi”.

La città di Torino saluterà ancora il Cgie con il neo sindaco, Piero Fassino, che domani parteciperà ai lavori della plenaria.

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