Data odierna 22-06-2017

“Un pezzo della storia di New York City sta per scomparire. L’aumento del costo degli affitti e cambiamenti demografici hanno portato Little Italy “sull’orlo dell’estinzione”:...

Little Italy sta scomparendo

“Un pezzo della storia di New York City sta per scomparire. L’aumento del costo degli affitti e cambiamenti demografici hanno portato Little Italy “sull’orlo dell’estinzione”: una volta era un quartiere di 50 isolati, ma ora è si e no di tre, lungo la Mulberry Street. Così il New York Post descrive la situazione dello storico quartiere della Grande Mela, citando ad esempio, sul costo degli affitti, la richiesta presentata a Robert Ianniello, proprietario di un noto ristorante.

Di recente, l’edificio dove c’è il suo “Umberto’s Clam House” è stato venduto per 17,5 milioni di dollari e lui si è visto quasi raddoppiare il canone a 34 mila dollari al mese”. È quanto si legge su “America oggi”, quotidiano diretto a New York da Andrea Mantineo.
“Stessa cosa è successo a Giovanna’s, che ha chiuso i battenti quando il proprietario del suo locale, ora in offerta a 32 mila dollari al mese, le ha raddoppiato l’affitto. E ancora, pure il ristorante S.P.Q.R. ha chiuso quando il canone è salito a 50 mila dollari.
Solo nell’ultimo anno, sono otto i ristoratori che hanno chiuso bottega. Tra questi anche “Il Fornaio”, una volta di proprietà di un gangster della famiglia Gambino, Joseph Corrao.
“Non si potrà ricostruire Little Italy”, dice Ianniello, che è il presidente dell’associazione commercianti di Little Italy. “Se ce ne andiamo – dice – non torneremo più”.
Ma non sono solo i costi degli affitti a minacciare Little Italy, dove all’inizio del secolo scorso vivevano quasi diecimila italiani. Molti residenti iniziarono a lasciare il quartiere negli anni ’50, mentre contemporaneamente si andavano allargando la presenza della comunità cinese e i confini di Chinatown.
La questione è anche di carattere “culturale”, scrive ancora il Post, citando ad esempio la richiesta avanzata nel 2011 dalle boutique Nolita alla città di accorciare di tre isolati la tradizionale festa di San Gennaro, per tenere le “mani unte” dei festaioli che comprano cibo sulle bancarelle lontane dai loro costosi abiti. Una richiesta che ha fatto infuriare gli organizzatori.
“Italiani da tutto il mondo stanno scrivendo al sindaco” per difendere l’evento, ha affermato John Fratta, il cui nonno figura tra i fondatori, nel 1926, della festa che si ripete ogni anno. “È qualcosa di davvero sacro, e se qualcuno cercherà di cambiarla o fermarla, vedrà il veleno”, ha assicurato”.

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