Data odierna 23-08-2017

“Signor Presidente, Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, mi permetto di ricordare, innanzitutto a me stesso, che dal 2006 i senatori del Collegio estero del centro-sinistra non hanno mai...

Letta in Senato, l’intervento in aula di Micheloni

“Signor Presidente, Presidente del Consiglio, colleghe e colleghi, mi permetto di ricordare, innanzitutto a me stesso, che dal 2006 i senatori del Collegio estero del centro-sinistra non hanno mai fatto mancare un solo voto al loro Governo.

Eravamo 4 ed oggi siamo 6 senatori ad avere la stessa lealtà verso questo Governo, anche se siamo espressione di forze politiche diverse. Come lei sa bene, caro Presidente, il “pallarismo” non fu mai determinante per il Governo Prodi, nella stagione 2006-2008, ma lo furono i senatori del centro-sinistra. Intervengo, caro Presidente, perché sia rispettata questa nostra lealtà”. Così il senatore Pd Claudio Micheloni ha iniziato il suo intervento oggi pomeriggio nell’Aula del Senato, dove il Presidente del Consiglio Enrico Letta è tornato a chiedere la fiducia, già accordatagli dalla Camera.

“I lavoratori italiani emigrati nei cantieri, nelle miniere, nelle fabbriche del Nord Europa o in altri continenti, – ha proseguito Micheloni – con i loro sacrifici hanno sostenuto il miracolo economico italiano; con le loro rimesse hanno equilibrato la bilancia dei pagamenti dell’Italia per decenni; con i loro risparmi hanno costruito la loro casa dei sogni nel Sud, nel Centro e nel Nord. Ricordate, amici della Lega, con quali risorse si sono sviluppate le nostre e le vostre Regioni. Oggi usano questa casa vuota, dove pensavano di trascorrere la loro vecchiaia, un mese all’anno, se va bene. Quando viene considerata seconda casa – e viene considerata tale – viene tassata al massimo con i carichi per i rifiuti pagati per un anno, anche se utilizzata per un solo mese. Caro Presidente, questo è un vero problema sociale, se si pensa che molti nostri emigrati, come – ad esempio – i pensionati che vivono in Germania con 800 o 900 euro al mese, ricevono bollette dell’IMU da 1.600 a 2.000 euro. Non è accettabile questa situazione. Chiediamo a lei, Presidente, di decidere che le case degli emigrati siano considerate e tassate come prima casa. Questo per noi è un punto irrinunciabile. Non è stato possibile risolvere il problema nella legge di stabilità. Faccia in modo che sia risolto nel decreto IMU, in discussione in questi giorni in Senato”.

“Caro Presidente, per quanto riguarda il secondo punto, in questi mesi stiamo assistendo alla destrutturazione della nostra rete diplomatica consolare da parte del Ministero degli affari esteri. Si scontrano due visioni di riforma – ha detto il senatore eletto in Europa – quella dell’amministrazione, coperta dal Governo, che punta a cambiare tutto, purché non si tocchino gli interessi corporativi della diplomazia italiana; la visione politica che ha una prospettiva non di conservazione, ma di ammodernamento della rete, la quale vuole rispondere ai reali bisogni dell’economia italiana e degli italiani residenti all’estero, senza aumentare le spese, anzi producendo economie, come indicato dalla revisione della spesa. Chiediamo meno diplomazia e più servizi e nei prossimi giorni presenteremo una mozione. Presidente, le chiediamo di fermare l’autolesionismo in atto, che colpisce gli interessi del Paese nel rilancio dell’economia e del lavoro anche in Italia”.

“Questi ed altri provvedimenti, come il quasi azzeramento delle risorse per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo, – ha spiegato Micheloni – vengono percepiti dalle nostre comunità all’estero come un abbandono di quella italianità che si sviluppa nel mondo; questo ferisce sia la memoria dei nostri genitori, sia il legame culturale ed affettivo che i nostri figli hanno nei confronti dell’Italia e del made in Italy. Ma i danni materiali che ne derivano non riguardano gli italiani all’estero, bensì l’Italia, perché la nostra non è una battaglia di retroguardia per gli immigrati, ma un impegno per costruire un sistema Italia nel mondo, per il bene dell’Italia. Le cito pochi esempi ed arrivo alla conclusione, signor Presidente; le chiedo un attimo di pazienza. Non siamo riusciti a fermare, nel “decreto del fare”, l’articolo 55, in virtù del quale nel 2014 l’offerta turistica italiana nei Paesi non appartenenti all’Unione europea (come Australia, Stati Uniti, Svizzera) subirà un aumento dei costi dal 15 al 25 per cento, a favore di Paesi come Spagna, Francia e Portogallo, perché abbiamo soppresso il rimborso dell’Iva alle agenzie fuori dall’Unione europea, mentre i nostri concorrenti lo fanno. Potrei parlare di tanti altri temi, dell’accordo fiscale con la Svizzera, di assurde decisioni dell’ICE di riaprire una sede a Zurigo, senza che si capisca l’utilità di queste cose. Abbiamo anche il problema delle nuove mobilità, che stanno diventando una nuova ondata migratoria. Le poche cose che qui ho potuto esprimere sono per noi questioni fondamentali, signor Presidente”.

“Signor Presidente del Consiglio, ci metta in condizione di sostenerla in modo convinto anche nelle prossime fiducie, malgrado le strane e superficiali riflessioni dei saggi sulle riforme istituzionali (di questo parleremo a suo tempo). Noi – ha concluso – vogliamo continuare ad essere leali con lei, con il suo Governo, con gli italiani all’estero e con l’Italia”. (aise)

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