Data odierna 22-11-2017

Le Acli della Svizzera lanciano un appello al Governo italiano invitandolo “ad una svolta, quella del rilancio delle politiche verso le comunità italiane residenti all’estero anziché dei soliti...

Le ACLI Svizzera su IMU e chiusura consolati, comunità emigrate abbandonate a se stesse

Le Acli della Svizzera lanciano un appello al Governo italiano invitandolo “ad una svolta, quella del rilancio delle politiche verso le comunità italiane residenti all’estero anziché dei soliti tagli e taglieggiamenti a loro danno”.

Con una decisa presa di posizione della Presidenza nazionale, riunita a Zurigo sabato 31 agosto per analizzare e discutere, tra l’altro, le imminenti scadenze politiche ed elettive federali – in primis gli oggetti in votazione il 22 settembre prossimo – le Acli della Svizzera “condannano duramente la mancanza di politiche dirette agli italiani all’estero, un aspetto oramai endemico dell’azione dei Governi italiani degli ultimi anni, certificato da un bilancio fallimentare delle politiche verso le nostre comunità”.

“C’era una volta il pacchetto emigrazione, ora c’è il vuoto e l’assenza totale di una visione di sistema e non è soltanto questione di finanziamenti – sottolinea la nota delle Acli Svizzera – poiché le comunità emigrate ancora oggi veicolano enormi risorse economiche verso l’Italia. Alla discriminazione subita dagli italiani residenti all’estero con la legge che ha introdotto l’IMU – prosegue il comunicato delle Acli Svizzera – non è stato messo riparo nemmeno nella lunga e per certi versi penosa (arriveranno nuove e più pesanti tasse) discussione di questi ultimi mesi sull’abolizione dell’imposta municipale sulla prima casa, un fatto inaccettabile. I Comuni, anziché penalizzarli, dovrebbero adoperarsi per rivalutare ovunque il patrimonio edilizio posseduto dagli italiani emigrati, con un programma di ristrutturazione per rimettere i loro immobili in condizione di essere utilizzati, attivando con ciò un flusso economico e investimenti preziosi. Invece si spingono i nostri emigrati a disfarsi delle loro case e a tagliare i ponti con la madre patria. E’ amaro constatare che l’associazionismo è una cattedra inascoltata, altrimenti ministri e alti dirigenti dell’Amministrazione non lascerebbero cadere nel vuoto gli appelli e le prese di posizione lanciati ripetutamente”.

La presidenza delle Acli Svizzera esprime un giudizio critico anche sulle ulteriori chiusure degli uffici consolari – tre delle quali in Svizzera – decise dal MAE, “un ulteriore elemento di una miopia mai corretta: anziché intervenire sui costi davvero spropositati si eliminano gli uffici come se le precedenti chiusure non avessero dimostrato la bassa incidenza, in termini di risparmio, di tali operazioni. Le percezioni consolari costituiscono una notevole fonte di entrata ma potrebbero aumentare sensibilmente se migliorasse il servizio fornito all’utenza”.

E invece, rimarcano le Acli Svizzera, “si chiudono gli uffici più produttivi, le agenzie, e più efficaci nel rapporto costo-benefici-qualità dei servizi, quasi per fare un dispetto agli italiani residenti all’estero. Ma oltre al danno anche la beffa: in emigrazione sanno tutti cosa ha prodotto “l’invarianza dei servizi” sostengono le Acli della Svizzera che concludono ribadendo la totale comprensione per i sacrifici che sta affrontando il popolo italiano e sottolineando che le comunità all’estero rappresentano una voce enormemente attiva del bilancio dello Stato italiano. Ma sottolineando anche che i “nostri governanti dovrebbero riflettere sul rischio di distruggere un capitale di storia dell’emigrazione italiana nel mondo, proprio nel momento in cui è ripreso con forza l’emigrazione dal nostro Paese”. (aise)

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