Data odierna 12-12-2017

Proseguono in Senato le audizioni sulle conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito. Ieri, il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero presieduto dal...

L’ambasciatrice britannica a Roma: il contributo degli italiani in UK è prezioso

Proseguono in Senato le audizioni sulle conseguenze della Brexit per la collettività italiana residente nel Regno Unito. Ieri, il Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero presieduto dal senatore Claudio Micheloni ha ospitato l’Ambasciatrice britannica in Italia, Jill Morris.
“Voglio rendere omaggio al prezioso contributo da tempo svolto dagli italiani in Regno Unito”, ha esordito Morris. “Condivido la loro apprensione per la condizione di incertezza derivante dalla Brexit”, ha aggiunto, prima di assicurare che “il Governo inglese ritiene la tutela dei diritti acquisiti dai cittadini non solo una priorità del negoziato ma anche una responsabilità morale”. La diplomatica ha quindi illustrato la proposta presentata dal Governo britannico in materia di diritti dei cittadini dell’Unione europea residenti in Gran Bretagna.
“Secondo il Governo inglese tutti i cittadini residenti nel Regno Unito che già hanno la residenza permanente continueranno a godere dei diritti acquisiti: saranno quindi liberi di lavorare, studiare, accedere al servizio sanitario nazionale, potranno votare alle elezioni locali, ma non a quelle politiche nazionali, connesse alla cittadinanza. Un nuovo status – ha precisato Morris – sarà introdotto nell’ordinamento inglese: il settled status, diverso dalla residenza permanente, legata al diritto dell’Unione europea”.
Dunque, “ai cittadini dell’Unione europea, che alla data del recesso non avranno raggiunto i cinque anni per la residenza permanente, sarà concesso di rimanere fino al compimento del quinto anno e chiedere il settled status. La decorrenza dei termini sarà fissata dal negoziato in corso e verrà ricompresa in una data tra il 29 marzo 2017 e l’effettiva uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea”.
Il Governo inglese, inoltre, “sta predisponendo un formulario in formato elettronico estremamente semplificato rispetto all’esistente di 85 pagine, che sarà operativo a partire dal 2018. Anche i cittadini che già dispongono di un certificato di residenza permanente dovranno inviare una nuova richiesta; per questi ultimi – ha concluso – le formalità saranno ulteriormente semplificate”.
La parola è quindi passata ai senatori. Mussini (Misto) ha chiesto all’ambasciatrice “quali saranno i diritti dei cittadini dell’Unione europea in termini di mobilità, vista la facilità ai cambiamenti del mondo del lavoro e quali siano le prospettive per il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche professionali”.
In relazione alla presenza di una collettività italiana professionalmente qualificata in Gran Bretagna, Lanzilotta (Pd) ha chiesto “quale sarà la tutela dei cittadini europei per gli incarichi pubblici e i concorsi in Regno Unito”.
Petrocelli (M5S) ha prima ricordato “la presenza di molti cittadini italiani che, tutelati dal diritto dell’Unione europea, non hanno mai richiesto il certificato di residenza permanente” per poi chiedere “se sia possibile utilizzare l’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) come elemento qualificante per la richiesta della residenza permanente”. Il senatore ha anche chiesto “chi tutelerà i futuri diritti dei cittadini dell’Unione europea residenti nel Regno Unito”.
Anche Micheloni ha riportato alla diplomatica le “preoccupazioni dei cittadini italiani per la complessità della certificazione richiesta dall’Home office, ai fini della residenza permanente, ma soprattutto per le conseguenze di un mancato accordo nel caso del fallimento del complesso e difficile negoziato tra l’Unione europea e la Gran Bretagna. Credo che i diritti acquisiti dai cittadini dell’Unione europea siano talmente rilevanti da richiedere non solo un approccio prioritario, ma una garanzia assoluta della loro tutela a prescindere dagli esiti del negoziato”.
Di Biagio (Ap) ha espresso “apprezzamento per l’attività svolta finora dall’ambasciata inglese in Italia nella gestione delle già buone relazioni con l’Italia” auspicandone “una connessione con il negoziato in corso”, mentre Giacobbe (Pd) ha posto l’attenzione “sulla protezione degli investimenti dei cittadini italiani in Regno Unito con particolare riguardo di quelli che non hanno la cittadinanza britannica” chiedendo a Morris “se la presenza di investimenti in Gran Bretagna possa essere considerata un elemento qualificante per l’ottenimento del nuovo status di residenza”.
Nella replica, la diplomatica ha ribadito “la priorità per il Governo inglese di tutelare i diritti dei cittadini”, auspicando che “per il prossimo autunno ci sia un accordo politico tra l’Unione europea e il Regno Unito”.
“Dopo l’uscita dall’Unione europea – ha aggiunto – i diritti saranno tutelati attraverso la legge inglese, le Corti britanniche e infine dal Trattato internazionale che definirà le nuove relazioni tra Regno Unito e Unione europea. Con ogni probabilità sarà previsto, nell’ambito del Trattato, un meccanismo di dispute resolution per le istanze di secondo grado”.
“Per chi dispone di uno status di residenza permanente continuerà ad essere garantito il diritto di mobilità”, ha ribadito, precisando che comunque “l’assenza dalla Gran Bretagna non deve essere superiore ai due anni continuativi”.
“Il tema dell’immigrazione è stato molto rilevante nella scelta dei cittadini del Regno Unito di uscire dall’Unione europea”, ha ricordato Morris. “L’obiettivo è di nazionalizzare le decisioni in materia di immigrazione. In Gran Bretagna, che rimane un paese aperto agli scambi, sarà necessario individuare nuovi meccanismi per la mobilità delle persone”.
Quindi, ribadendo la “necessità di semplificare le procedure amministrative per il riconoscimento della residenza permanente”, l’ambasciatrice ha raccolto il suggerimento del senatore Petrocelli di “valutare l’uso dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero a tali fini”. Morris ha anche confermato che “sui titoli di studio e l’accesso alle professioni non ci saranno difficoltà di riconoscimento per tutti coloro che arriveranno in Gran Bretagna prima dell’uscita dall’Unione europea”. Congedandosi dal Comitato, l’ambasciatrice si è detta “disponibile a ritornare di fronte al Comitato nel prossimo mese di ottobre per un ulteriore positivo confronto”.

(aise) 

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento