Data odierna 20-04-2018

“Ormai ci sembra obsoleto continuare a sottolineare l’importanza della Cultura Italiana per il nostro Paese. Lo abbiamo fatto decine di volte cercando di interpretare al meglio i valori culturali che...

“Ormai ci sembra obsoleto continuare a sottolineare l’importanza della Cultura Italiana per il nostro Paese. Lo abbiamo fatto decine di volte cercando di interpretare al meglio i valori culturali che indissolubilmente ci accomunano: le nostre città d’arte, la nostra musica, la nostra letteratura, la nostra lingua”. Partono da qui le riflessioni del Coordinamento Esteri del sindacato Confsal Unsa, che manifesta le sue perplessità in merito a quanto dichiarato dal Ministro Gentiloni in un recente incontro con i sindacati.
“Seguiamo da decenni gli sviluppi, le discussioni d’alto lignaggio culturale, le indagini conoscitive, le accennate innovazioni, le piattaforme di discussione, le interrogazioni parlamentari e ci siamo letti decine di progetti di legge di riforma di questi nostri Istituti Italiani di Cultura”, prosegue la Confsal Unsa. “Già nel lontano 2009 in un articolo del Corriere della Sera (CdS del 27.8.2009, pagina 47) si prospettava “una svolta”, un’innovazione, una “rivoluzione che sta per investire gli Istituti Italiani di Cultura”. Nulla di tutto ciò è avvenuto e l’unica rimodulazione della quale si ha memoria è la chiusura tout court di una cinquina di sedi nel mondo. Tutto ciò è stato reso possibile dalla mancanza quasi totale di una vera politica culturale italiana per l’estero. Sono state fatte centinaia di riunioni, di paese, d’area, nazionali e specifiche che, alla resa dei conti, hanno prodotto il nulla. I nostri parlamentari hanno dato il loro contributo proponendo altisonanti progetti di legge. Essi languono da decenni in qualche sperduta commissione che non trova nemmeno il tempo di calendarizzarli”.
“Ed è per questo – annotano – che ci suonano misteriose le dichiarazioni del Ministro Gentiloni, il quale, in una recente riunione tenutasi al MAECI alla presenza di tutte le organizzazioni sindacali del ministero, ha testualmente dichiarato che “verranno studiati provvedimenti già nella prossima legge di stabilità per la creazione di un “comparto operatori culturali”. Dunque, una sorta di ENIC, Ente Nazionale Italiano per la Cultura, aggiungiamo noi? Diciamocela tutta: trattasi, forse, di una semi-privatizzazione degli Istituti, con l’entrata di investitori privati, i quali – giustamente dal loro punto di vista – capitalizzeranno attraverso attività pubblicitarie mirate le spese (poche…) che dovranno sostenere per far funzionare le sedi all’estero? Deleghiamo alla fantasia del lettore i futuri scenari che ci si presenterebbero nel caso il privato investitore dovesse decidere di non onorare i suoi impegni…”.
“Le migliori riforme – secondo con la Confsal Unsa – sono quelle che passano inosservate e gli addetti ai lavori stanno già assaporando i primi mutamenti “tecnici” in seno al D.I. 392/1995. Sarebbe pura dabbenaggine non capire che il vero, primario, target da raggiungere è la chiusura di sedi europee e l’apertura di qualche “hub” nel resto del mondo. Non più IIC ma “uffici culturali” alle dirette dipendenze delle rappresentanze diplomatiche. Ristrutturare per risparmiare e per rendere più snella la rete culturale italiana nel mondo”.
Secondo la Confsal Unsa Esteri “il surrogato di tutte queste ispirazioni non può che essere l’aumento delle sfere di influenza delle solite caste ministeriali. Niente a che fare con la vera ed unica missione di un Istituto di Cultura: la diffusione del nostro bene più grande, la Nostra Cultura”.
“La Confsal Unsa Esteri non terrebbe fede al proprio mandato, se non si occupasse soprattutto del personale impiegato negli Istituti Italiani di Cultura. Non ci resta che rinnovare ciò che abbiamo sempre sostenuto e che con perseveranza e pervicacia continueremo a fare: il nostro Sindacato condurrà un’accesa lotta contro le chiusure insensate e a favore del mantenimento dei posti di lavoro dei nostri colleghi. Laddove le sedi degli Istituti non siano demaniali, chiederemo una loro integrazione come “Uffici culturali” presso le rappresentanze diplomatico-consolari immediatamente vicine e – conclude – laddove siano demaniali ci batteremo per il mantenimento del loro Status”. (aise) 

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