Data odierna 22-08-2017

“Presidente, onorevoli colleghi, non è possibile ignorare il senso di angoscia e preoccupazione che ci afferra tutti dinnanzi alla drammatica situazione che sta vivendo il Venezuela. È una crisi senza...

La crisi in Venezuela: 1 milione per i connazionali

“Presidente, onorevoli colleghi, non è possibile ignorare il senso di angoscia e preoccupazione che ci afferra tutti dinnanzi alla drammatica situazione che sta vivendo il Venezuela. È una crisi senza precedenti, economica, politica, sociale, che colpisce un grande e ricco Paese, un Paese lontano eppure a noi così vicino. Così vicino per almeno due motivi: il primo è costituito dalle radici profonde comuni che affratellano Italia e Venezuela; il secondo è rappresentato dagli oltre 150 mila connazionali che lì vivono e che ci chiedono aiuto”. Così il Ministro degli esteri Angelino Alfano che oggi ha riferito alla Camera sulla crisi senza fine che colpisce il Venezuela, come richiesto dal Parlamento all’indomani dell’irruzione di sostenitori di Maduro in Parlamento il 7 luglio scorso.
La crisi. “Quando un Parlamento, il luogo delle scelte democratiche, viene violato con la violenza, – ha detto Alfano – penso che non si possa rimanere indifferenti, per questo ho voluto condannare pubblicamente e con forza questo episodio, che ha anche determinato il ferimento di alcuni parlamentari di origine italiana. A loro e ai loro colleghi vorrei rinnovare qui in quest’Aula tutta la mia solidarietà e vicinanza; la stessa solidarietà che ho voluto esprimere ieri in videoconferenza ai rappresentanti della nostra collettività in Venezuela e al personale che presta servizio nella nostra rete diplomatica consolare a Caracas. A questi nostri connazionali, che hanno testa e cuore in Italia e piedi in Venezuela, ho voluto ribadire con forza che il Governo c’è e sta facendo tutto il possibile per aiutarli, anche rafforzando quei servizi che facilitino a tanti italiani l’ottenimento di quel salvagente – così lo hanno definito – che legittimamente ci hanno chiesto, e che è rappresentato dal passaporto italiano”.
Le proteste. Le proteste di piazza “durano ormai da tre mesi, con un pesantissimo saldo in termini di vite umane, feriti e arrestati”, ha aggiunto il Ministro. “Vi è il concreto rischio che le violenze possano degenerare a tal punto da sfuggire al controllo tanto del Governo quanto dell’opposizione. Vi sono purtroppo già chiari segnali che si sta andando in questa direzione, verso questo scenario: penso all’attacco contro il tribunale supremo dello scorso 27 giugno e all’irruzione nel Parlamento venezuelano che ricordavo poc’anzi. Governo e forze di opposizione sono fermi sulle rispettive posizioni. Il Governo continua a mantenersi intransigente sulla convocazione dell’Assemblea costituente prevista per il 30 luglio. Pur rispettando i principi di sovranità e di autodeterminazione, non abbiamo potuto fare a meno di rilevare le nostre perplessità per il sistema di voto previsto per la Costituente: non ci appare coerente con i criteri di suffragio universale e di libera ed eguale partecipazione all’espressione delle scelte individuali, che riteniamo essenziali nel contesto dello Stato di diritto”.
Il Referendum. Citato il referendum di domenica scorsa organizzato dalle opposizioni, Alfano ha citato “qualche timido segnale incoraggiante” cioè “la decisione del Presidente Maduro di concedere gli arresti domiciliari al leader dell’opposizione Leopoldo Lopez, che esce dopo tre anni di dura detenzione in un carcere militare. Si può leggere questa evoluzione come possibile apertura al dialogo. È necessario, tuttavia, che a tale misura facciano seguito analoghi provvedimenti nei confronti di tutti gli altri detenuti politici e che lo stesso Lopez, così come il suo collega sindaco Ledezma, sia al più presto liberato definitivamente”.
In generale, ha proseguito, “il Paese è ora a un bivio: da una parte, la strada verso la soluzione negoziata fra le parti; dall’altra, la strada verso il caos. Certo, come vi ho appena detto, c’è un muro contro muro alimentato da una profonda sfiducia fra il Governo e le opposizioni, ma proprio per questo è necessario, ora più che mai, un grande e convinto sostegno dei Paesi amici per salvare il Venezuela dal baratro. Noi continueremo ad operare per favorire la mediazione tra le parti, di concerto con l’Unione europea e, in particolare, con i Paesi che insieme al nostro hanno le più consistenti comunità residenti. E, infatti, proprio per questo ho promosso un coordinamento con Spagna e Portogallo, ossia due degli Stati dell’Unione europea maggiormente interessati alla crisi, perché anche dall’Unione europea possa essere indirizzato un messaggio chiaro, forte e autorevole”.
L’Europa. “Proprio ieri a Bruxelles – ha ricordato Alfano – abbiamo nuovamente affrontato, con i colleghi Ministri degli esteri, la crisi venezuelana per rilanciare la richiesta, al Governo Maduro, di sospendere il processo di creazione dell’Assemblea costituente. Il Governo deve tenere conto della volontà popolare, espressa domenica, di arrivare ad una soluzione politica della crisi. Continueremo, quindi, a mantenere elevata l’attenzione sul Venezuela e a considerare tutte le opzioni sul tavolo. Non possiamo rimanere inermi innanzi alle violazioni del diritto del popolo venezuelano a vivere in pace e in sicurezza e a scegliere liberamente i propri rappresentanti”.
L’Italia e la diplomazia vaticana. “L’impegno sul Venezuela – ha sottolineato Alfano – ha visto coinvolto anche il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Ricordo la sua lettera del 18 giugno scorso, firmata anche dal suo omologo spagnolo Mariano Rajoy, nella quale si esprimeva al Presidente Maduro la profonda preoccupazione per la gravità della situazione e lo si invitava a desistere dalla convocazione della Costituente. Parallelamente, a Caracas il nostro ambasciatore ha compiuto un passo presso il presidente della Commissione preparatrice per l’Assemblea costituente per riaffermare la disponibilità del nostro Paese a favorire ogni contatto fra le parti. Noi, comunque, continuiamo e continueremo a mantenere aperti i canali di comunicazione sia con il Governo sia con gli esponenti dei principali partiti di opposizione. Certo deve essere chiaro che una mediazione oggi può essere possibile solo partendo dal rispetto delle quattro condizioni riassunte dal Segretario di Stato, monsignor Parolin, lo scorso dicembre: rispetto delle prerogative del Parlamento; rilascio di tutti i detenuti politici; apertura di canali umanitari; fissazione di un calendario elettorale certo. A queste inevitabilmente si aggiunge una quinta, ovvero la sospensione del processo costituente. Contestualmente, entrambe le parti devono agire urgentemente per fermare ogni azione violenta nel Paese. È chiaro, peraltro, che anche in Venezuela, come in ogni Stato sovrano, è sul Governo che cade inevitabilmente la maggiore responsabilità per il mantenimento di condizioni di pace e sicurezza”.
L’Italia, ha detto ancora Alfano, sta anche “lavorando per estendere il fronte dei Paesi che possono indurre il Governo venezuelano ad agire con il massimo senso di responsabilità. Vi sono, infatti, due ipotesi: la prima è quella di un dialogo sostenuto da mediatori regionali, cioè latino-americani. Questo formato, tuttavia, non risulta gradito alle opposizioni per lo squilibrio nella scelta dei Paesi mediatori troppo a favore del Governo, e per ora non ha dunque sortito alcun effetto. La seconda ipotesi, più recente, è quella di un gruppo formato da Paesi della regione e Paesi extra America Latina a cui si è associata anche l’Italia. Si tratta di un’iniziativa intrapresa a livello ambasciatori a Caracas che mira a ristabilire un minimo di fiducia fra le parti, anche se, purtroppo, non vi sono stati al momento risultati concreti. In questi tentativi continuiamo ad avvalerci del prezioso contributo della diplomazia vaticana, che rappresenta sempre un sicuro punto di riferimento per tutte le parti in causa. Il suo aiuto è essenziale per cercare di individuare altre combinazioni di Paesi i cui buoni uffici possano essere accettati da Governo e opposizioni. Sappiamo, purtroppo, che in questa fase storica il margine di azione della organizzazione degli Stati americani è molto limitato nella crisi venezuelana. Occorre, tuttavia, cercare ogni strada per il coinvolgimento di organizzazioni regionali e, ovviamente, ancora di più delle Nazioni Unite, offrendo la nostra disponibilità a partecipare a possibili azioni di mediazione per le quali abbiamo le professionalità e le esperienze adeguate”.
La comunità italiana. Quanto alla comunità italiana, “il continuo aggravarsi della crisi economica incide sempre di più anche sulla sicurezza e sulle condizioni di vita degli italiani di Venezuela. Il Governo non può rimanere indifferente agli appelli dei 150 mila connazionali residenti in Venezuela; non li ha mai abbandonati e mai lo farà”, ha sottolineato. “Il sistema di controllo dei cambi e il perdurare dell’alta inflazione hanno pesantemente eroso il potere d’acquisto di molte famiglie, che si ritrovano ora più povere di prima. Nel corso della videoconferenza di ieri con la comunità italiana in Venezuela ho illustrato ai nostri connazionali le procedure che alla Farnesina abbiamo per rafforzare un personale che non è ai livelli che desidereremmo avere e, quindi, per inviare personale aggiuntivo presso le nostre sedi diplomatiche o consolari. Oltre ad avere incrementato nei mesi scorsi il personale destinato ai servizi consolari e all’assistenza alla comunità italiana, abbiamo aumentato i fondi a disposizione della rete di consoli onorari operanti nel Paese, che svolge una encomiabile opera di sostegno all’ambasciata e ai consolati nell’assistenza ai tanti italiani che si trovano in difficoltà”.
L’Ambasciata. “Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare, ancora una volta, e sottolineare la professionalità e l’impegno dell’ambasciatore Mignano e di tutto il personale in servizio presso le nostre sedi diplomatiche o consolari in Venezuela. Ogni giorno – ha osservato – svolgono un lavoro preziosissimo per aiutare i nostri connazionali correndo anche rischi per la propria incolumità, come è facile peraltro immaginare. Per garantire a questo personale di lavorare in sicurezza stiamo anche rafforzando il contingente dei carabinieri presso il consolato generale di Caracas. Negli ultimi mesi sono stati inoltre indirizzati numerosi interventi strutturali di rafforzamento della sicurezza delle nostre sedi. Stiamo infine valutando un intervento normativo che ci permetta di assumere ulteriore personale a contratto in loco, visto che il relativo contingente fissato dalla legge viene già utilizzato al massimo delle sue capacità e spero, ovviamente, di avere il sostegno del Parlamento per questo intervento normativo.
Il piano straordinario. ”Ho anche dato indicazione alle strutture della Farnesina di predisporre un piano straordinario di assistenza ai cittadini italiani più vulnerabili, un piano del valore di un milione di euro. È un piano che va ad integrarsi ai fondi già disponibili quest’anno e che incrementa notevolmente i fondi erogati a favore dei connazionali bisognosi nel 2016. Una prima parte di tali nuovi fondi, cioè 400 mila euro, è stata inviata all’inizio di maggio al consolato generale a Caracas; una seconda tranche, del valore di 300 mila euro, giungerà nei prossimi giorni e la restante quota, salvo che l’evoluzione della situazione non suggerisca altrimenti, verrà erogata nei prossimi mesi”.
Nel corso del 2017, ha ricordato, “sono stati inoltre approvati i contributi, per un totale di 30 mila euro, a favore di due enti di Caracas che forniscono assistenza tramite l’erogazione di sussidi, pacchi dono ed assistenza medica e farmaceutica e di cui beneficiano circa 1.200 nostri connazionali anziani e indigenti. Abbiamo, poi, evitato il rincaro delle percezioni consolari; infatti, l’Italia – e penso che vada evidenziato – è l’unico tra i Paesi europei che è riuscito a evitare che la svalutazione forzosa della moneta venezuelana avesse conseguenze negative sul costo dei servizi consolari per i nostri concittadini. Diversamente, vi sarebbero state ripercussioni negative su quella parte della collettività già provata dagli effetti della crisi. Ricordo che la Farnesina ha dedicato particolare attenzione alla situazione dei pensionati italiani nel Paese: ad inizio anno abbiamo risolto il problema del tasso di calcolo del cambio per le integrazioni al minimo delle pensioni. La Farnesina continua a seguire attentamente anche la questione del pagamento delle pensioni di circa un migliaio di cittadini italo-venezuelani rientrati in Italia e titolari di pensione venezuelana; in questo ci stiamo coordinando con Spagna e Portogallo, dove i titolari di pensioni venezuelane registrano problemi analoghi, per effettuare insieme passi appunto congiunti presso le autorità di Caracas. L’obiettivo è quello di individuare una soluzione almeno parziale della questione, una soluzione che riconosca l’erogazione di un contributo minimo per i titolari di pensione residenti all’estero”.
Crediti delle aziende. “Vorrei anche ricordare – ha detto ancora Alfano – la questione dei crediti vantati dalle nostre aziende, alcune delle quali restano fortemente esposte in mancanza di pagamenti da parte delle autorità venezuelane. Le imprese italiane – ci tengo molto a sottolinearlo – non hanno abbandonato il Paese, e ciò nonostante il continuo deterioramento della situazione politica ed economica. Del resto la presenza industriale italiana in Venezuela è di lunga tradizione, e ha dato un importante contributo allo sviluppo del Paese, in particolare in campo infrastrutturale ed energetico. I nostri imprenditori, come mi è stato testimoniato anche ieri sera nella videoconferenza che ho avuto da Caracas, sono pronti a dare un contributo al rilancio dell’economia venezuelana quando le condizioni lo permetteranno. Mi piace ricordare al riguardo le parole pronunciate da De Gasperi a Bruxelles nel 1948, quando disse: per salvare la libertà bisogna salvare la pace, ma il regime di libertà non si salva se non si attua la ricostruzione economica, che è la premessa della giustizia sociale. Le nostre imprese auspicano però il pagamento dei crediti che vantano per lavori svolti, e che ammontano a circa 3 miliardi di euro. Continueremo quindi a sollevare il tema dei crediti delle nostre aziende con le autorità venezuelane e sempre lo faremo ai massimi livelli, perché è importante che le aziende italiane vengano compensate per l’impegno profuso nel Paese in tutti questi anni di storica presenza. Compatibilmente con i vincoli di bilancio, stiamo continuando ad approfondire, tra gli strumenti risarcitori previsti dalla legge, le modalità affinché tali crediti siano recuperati”.
L’Italia, ha concluso, “vuole restare vicina al Venezuela, al popolo venezuelano e ai tanti connazionali che vi risiedono: una vicinanza – e qui raccolgo un auspicio di questi connazionali – che spero possa essere condivisa dalla RAI e più in generale dai mezzi di informazione nazionali, cui chiedo il massimo dell’attenzione per questa crisi; un’attenzione che questo Parlamento non ha mai mancato di rivolgere al Venezuela e ai nostri connazionali residenti. Una cosa quindi è certa: se le violenze dovessero continuare, noi non ci gireremo dall’altra parte né resteremo silenti, e sono contento di poterlo dire in un’Aula parlamentare che sento idealmente molto vicina a quella di Caracas”.

(aise) 

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