Data odierna 25-06-2017

Pestato a sangue insieme a un amico italiano da una decina di ragazzi del posto, che sono entrati con la forza nella sua abitazione e hanno cominciato a massacrare lui e il compagno a calci e pugni. Joele...

Joele Leotta ucciso nel Regno Unito: italiano di merda, ci rubi il lavoro

Pestato a sangue insieme a un amico italiano da una decina di ragazzi del posto, che sono entrati con la forza nella sua abitazione e hanno cominciato a massacrare lui e il compagno a calci e pugni. Joele è morto, Alex – l’amico – è in ospedale. Pare che il gruppo di delinquenti sia entrato in casa di Jeole urlando ‘italiani di merda, ci rubate il lavoro’.

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23-10-2013 | 19:00:00
Aveva 19 anni, partito per Londra pochi giorni fa
Italiani all’estero, Joele Leotta ucciso nel Regno Unito: ‘italiano di merda, ci rubi il lavoro’ (VIDEO)
Joele Leotta, 19 anni, ucciso nel Regno Unito
Pestato a sangue insieme a un amico italiano da una decina di ragazzi del posto, che sono entrati con la forza nella sua abitazione e hanno cominciato a massacrare lui e il compagno a calci e pugni. Joele è morto, Alex – l’amico – è in ospedale. Pare che il gruppo di delinquenti sia entrato in casa di Jeole urlando ‘italiani di merda, ci rubate il lavoro’

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Joele Leotta, diciannovenne italiano di Nibionno – centro di 3.600 abitanti in provincia di Lecco, al confine con la provincia di Como -, è stato ucciso a calci e pugni a Madistone, capoluogo del Kent, nel Regno Unito, da un gruppo di otto ragazzi, tra i 21 e i 25 anni, che volevano impartire una lezione a lui e a un suo amico ”perche’ – questo il motivo come raccontato dal quotidiano ‘Il Giorno’ – rubavano il lavoro agli inglesi”. L’aggressione e’ avvenuta verso le 22,30, ora italiana di domenica sera.

Joele Leotta era andato in Inghilterra per imparare l’inglese e, per mantenersi, aveva trovato impiego con l’amico in un ristorante della zona. E’ qui che i giovani inglesi hanno cominciato a importunare i due amici, accusandoli di rubare lavoro agli inglesi e, quando ormai i due ragazzi lecchesi erano nel loro alloggio, gli otto hanno fatto irruzione e li hanno massacrati. Uno di loro avrebbe anche usato un coltello contro Leotta. L’amico – Alex Galbiati, originario della stessa zona di Leotta – ha avuto lesioni al collo, alla testa e alla schiena: e’ ancora in ospedale, ma sarebbe fuori pericolo.

I familiari di Joele sono stati avvertiti lunedì dell’accaduto, e il giorno dopo sono partiti per il Kent.

GLI ARRESTI Sono stati effettuati nove arresti in relazione all’aggressione in Kent, Inghilterra del sud-est, in cui e’ stato ucciso Joele. La polizia locale ha riferito che le persone che rimangono in stato di arresto “sono di nazionalità straniera, non inglesi”. Inoltre, le stesse fonti hanno spiegato: “Non stiamo trattando l’episodio come un incidente a sfondo razziale”. Sette dei presunti assassini rimangono in carcere, mentre due sono stati rilasciati su cauzione.

IL PADRE “L’unica cosa certa e’ che mio figlio e’ stato ucciso, che si tratta di omicidio… sul movente io non posso ancora dire nulla”. Ivan Leotta, padre di Joele, spiega: “Era arrivato solo una settimana fa, escludo abbia avuto il tempo di infilarsi in situazione di rischio”. Il giorno dopo il suo arrivo, il giovane italiano “aveva cominciato a lavorare nel ristorante Vesuvius a Maidestone dove aveva trovato anche alloggio – ha spiegato ancora il padre – Se non sbaglio il ristorante e’ gestito da italiani”. “Conosco anche l’altro ragazzo aggredito, con il quale abbiamo cercato di parlare appena arrivati in Inghilterra, ma e’ ancora sotto shock oltre che malridotto per il pestaggio subito”.

Tornando sul movente Ivan Leotta ha ribadito di non aver avuto conferma che l’aggressione abbia avuto uno sfondo razzista. “Ma nel pomeriggio ho appuntamento con gli investigatori che si occupano del caso – ha detto – per telefono non hanno voluto dirmi nulla”.

“Joele era felicissimo di questa esperienza – racconta il padre con la voce rotta dall’emozione – noi siamo tutti talmente frastornati che non riusciamo neppure a pensare, ora vogliamo capire, poi vedremo cosa fare, mio figlio non era uno a cui piaceva far l’attaccabrighe e comunque, ripeto, era appena arrivato, non avrebbe neppure avuto il tempo per venire in attrito con qualcuno”.

IL SINDACO Il sindaco di Nibionno, nel Lecchese, Claudio Usuelli, parla di ”comunita’ sconvolta” dall’omicidio di Joele Leotta. Usuelli racconta che, da quanto ha appreso da ”fonti qualificate”, le nove persone che hanno aggredito Joele e il suo amico ”hanno sfondato la porta della loro camera, urlando: italiani di merda, ci rubate il lavoro”.

“Le autorita’ inglesi hanno avvisato con grave ritardo quelle italiane della tragica morte di Joele: i familiari lo hanno saputo attraverso un’amica del ragazzo che vive lì”: è la denuncia che arriva dal sindaco di Nibionno, che aggiunge: “Quando ci saranno le esequie proclameremo il lutto cittadino perche’ e’ una tragedia”.

I CARABINIERI E’ stato il ministero degli Esteri, martedì mattina, ad avvisare ufficialmente i carabinieri della morte di Joele Leotta. La comunicazione della Farnesina, secondo quanto riferito dal Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Lecco, era ovviamente stringata e non conteneva elementi sul movente dell’aggressione. Ma i militari non escludono che la famiglia fosse già al corrente di altri particolari.

PAESE SOTTO CHOC Un paese sotto choc quello di Nibionno, dopo la tremenda notizia dell’uccisione del 19enne. Nel paese della Brianza lecchese il ragazzo era molto conosciuto e solo un paio di settimane fa aveva salutato i tantissimi amici per trasferirsi con Alex Galbiati, anche lui di Nibionno, nel Regno Unito, a 50 chilometri da Londra. Sconvolti i genitori e il fratello, in un paese che, da quando si e’ diffusa la notizia della morte di Joele, e’ diventato meta di un pellegrinaggio fino alla frazione di Tabiago, dove si trova la casa della famiglia del giovane ucciso. La notizia della sua morte in pochissimi minuti e’ dilagata sui social network con decine di messaggi di cordoglio lasciati nella bacheca di Facebook da amici e conoscenti che descrivono Joele come “un ragazzo solare”.

LA BACHECA FACEBOOK DI JOELE Joele Leotta soltanto il 17 ottobre scorso scriveva su Facebook agli amici: “sono in Inghilterra, sto cercando di sistemarmi qui. Ho trovato lavoro in un ristorante italiano, con origini napoletane, e ora sto imparando a fare il cameriere, davvero tutto perfetto”. Dai post in bacheca si evince che il ragazzo amava il rap, era tifoso dell’Inter e aveva 1223 amici sul social network. Aveva modificato la sua ‘città attuale’ in Maidstone e aggiunto del nuovo lavoro al Vesuvius Restaurant a Maidstone il 19 ottobre sul diario.

IL CONSOLE “Sono in corso le indagini di polizia e siamo in attesa di capire esattamente cosa sia accaduto” in merito all’aggressione nel Kent. Lo ha detto il console generale d’Italia a Londra, Massimiliano Mazzanti, che sta seguendo da vicino la vicenda. Confermando che i responsabili sono in stato di fermo, il console ha sottolineato che non sono stati diffusi dettagli sulla loro età o nazionalità: “Aspettiamo di conoscere lo svolgimento dei fatti, fino a quel momento ogni ricostruzione è illatoria”, ha ribadito. Intanto la famiglia del giovane italiano rimasto vittima dell’aggressione e’ giunta nel Paese ed e’ costantemente assistita dal personale del Consolato.

CHIUSO RISTORANTE Nastri di plastica tutto intorno al luogo del delitto e la tenda della scientifica, con alcuni agenti che stanno compiendo rilevamenti. Questa la scena davanti all’edificio nel centro di Maidstone, Kent, Inghilterra del sud-est, dove e’ stato ucciso Joele Leotta. Il ristorante non e’ nemmeno raggiungibile per telefono: parte una segreteria telefonica.

TECNICO BASKET “Lo conoscevo bene perche’ giocava nella squadra di basket che io seguo come istruttore, anche se non sono l’allenatore;era un ragazzo socievole, tranquillo. Conosco bene anche il padre, non riusciamo a credere a una tragedia simile”. Lo ha detto Enrico Oldani, uno dei responsabili della squadra di basket di Nibionno, per cui giocava Joele Leotta. “So che terminata la scuola si era messo a lavorare in zona, come cameriere o cuoco in qualche ristorante”, continua Oldani. Joele, secondo quanto racconta il suo tecnico, aveva un sacco di amici, come tutti i suoi coetanei, stava volentieri in gruppo e soprattutto era uno a cui non piaceva mettersi nei guai, non era un attaccabrighe. “Lo conosco da quando era un ragazzino, mai saputo che avesse avuto problemi – ha aggiunto Oldani – Ora insieme a noi c’e’ il suo fratellino”.

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