Data odierna 26-04-2017

Se non si prospettano soluzioni di riforma capaci di rendere funzionale l’organismo, si facilita allora la tesi di chi lo giudica sorpassato ed inutile. Nelle prossime settimane, si terranno le...

Se non si prospettano soluzioni di riforma capaci di rendere funzionale l’organismo, si facilita allora la tesi di chi lo giudica sorpassato ed inutile.

Nelle prossime settimane, si terranno le riunioni delle Commissioni Continentali del CGIE indette d’urgenza tutte insieme, e non scaglionate nei diversi mesi dell’anno come avviene normalmente, per continuare in sede locale la protesta contro il rinvio delle elezioni dei Comites e del Cgie, e contro altri aspetti quali la chiusura di alcuni Consolati.

Non discutiamo questa decisione dell’Ufficio di presidenza, accolta dalla stragrande maggioranza del Cgie, perché rientra certamente nei suoi poteri d’indirizzo dell’attivitá dell’organismo. Peró l’occasione è utile come spunto di riflessione sul sistema di lavoro del Cgie, e sulla sua utilitá.

l massimo organo di rappresentanza degli Italiani all’Estero si riunisce generalmente, come prescrive la legge, due volte l’anno in assemblea generale, e prima di esso si riuniscono, nella giornata precedente i lavori, le Commissioni tematiche.

Ma i tempi di queste riunioni hanno il difetto da un lato di non coincidere affatto con i tempi della politica e dell’amministrazione (si discute della finanziaria quando è giá all’esame del Parlamento, o della previdenza quando è stata varata una riforma, e via dicendo) e, dall’altro, di non saper o non poter approfondire le questioni trattate con le amministrazioni ed organismi statali (e regionali, lo si dimentica spesso!). Cosicché il tutto si risolve in una generica, omnicomprensiva e ripetitiva relazione dei presidenti delle Commissioni all’Assemblea con conseguente redazione ed approvazione di un ordine del giorno.

Nell’intervallo tra un’assemblea plenaria e l’altra, si tengono le assemblee continentali che seguono lo stesso copione: ampia discussione su tutti i temi (esposti magari il mese prima all’assemblea generale), redazione ed approvazione di uno o più ordine del giorno.

Sono, queste, procedure tipicamente assembleari, che andavano di moda trent’anni fa sull’onda del “sessantottismo”, le quali soddisfano magari i relatori e l’uditorio  ma non hanno alcun risultato pratico.

Chi scrive ritiene invece che – nella futura riforma del Cgie e possibilmente fin d’ora – il metodo di lavoro vada radicalmente modificato.

L’assemblea plenaria potrebbe tenersi anche solo una volta l’anno, magari facendola durare un paio di giorni in più.

Ma il lavoro vero del Cgie andrebbe sviluppato – come fanno ormai tutti gli organismi rappresentativi, dal Parlamento al Cnel – nelle Commissioni, le quali dovrebbero riunirsi nell’imminenza di qualche evento legislativo od amministrativo per elaborare in tempo utile proposte e richieste da presentare alle autoritá interessate. A tal fine, dovrebbero avere la possibilitá d’interloquire direttamente – tramite magari l’Ufficio di Presidenza – con le competenti commissioni parlamentari, con i diversi ministeri interessati alle singole questioni, con gli enti previdenziali, con le Regioni. Ovviamente, è richiesta una certa competenza ai propri componenti ed una sufficiente documentazione sulle materie da trattare.

Questo, per agire sulla falsariga di quanto fanno per compiti istituzionali il Cnel – incaricato di fornire consulenza al Parlamento – e per interesse diretto i Sindacati, le Associazioni imprenditoriali, le categorie varie.

Insomma, per essere veramente un organo di rappresentanza degli Italiani all’Estero bisogna intervenire direttamente nei confronti di chi ha il potere di ascolto e d’intervento, per ottenere qualche risultato.

Si dirá: ma i fondi destinati alle riunioni sono limitati, ed anche le Commissioni costano.

Certamente è vero, ma si potrebbero ridurre altri costi.

Ad esempio, quelli delle Commissioni Continentali che, cosí come sono, sono solo un doppione ripetitivo delle assemblee plenarie.

Innanzitutto, esse raggruppano rappresentanti di Paesi aventi situazioni totalmente diverse: che cosa unisce gli Italiani residenti nel Canada e negli Usa con quelli del Sudafrica e dell’Australia? E che senso ha unire il Nordafrica all’Europa? Ma anche le Commissioni che sembrano omogenee, quali quella dell’America Latina, hanno situazioni diversissime, dall’Argentina al Brasile, dal Messico al Venezuela. Senza contare poi che esistono aree geografiche senza commissioni, tutta l’Africa ed il Medio Oriente, l’Oceania e l’Asia.

Gli interessi dei rispettivi Paesi, adeguatamente esposti in tempo utile, potrebbero essere rappresentati e tutelati dalle Commissioni tematiche e dall’Ufficio di Presidenza.

Ma anche l’Ufficio di Presidenza dovrebbe essere rivisto: innanzitutto snellito nei suoi componenti, anche allo scopo di poterlo riunire più spesso per seguire con tempestivitá le situazioni interessanti le comunitá italiane all’estero che via via si presentano.

Insomma, le idee che qui si espongono vanno nella direzione di mantenere certamente il Cgie quale massimo organo di rappresentanza diretta ed indiretta delle comunitá degli italiani all’estero, ma di renderlo effettivamente capace di adempiere alle sue funzioni ed a quello che si aspettano i connazionali dai suoi componenti.

Perché, se non si prospettano soluzioni di riforma capaci di rendere funzionale l’organismo, si facilita allora la tesi di chi lo giudica sorpassato ed inutile.

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