Data odierna 12-12-2017

Intervista al presidente dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. ****************************************************************** Si...

Intervista a Giuseppe Manenti, direttore dell’ufficio ICE in Messico

Intervista al presidente dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

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Si è concluso nelle scorse settimane a Città del Messico l’evento “CDMX meets italian furniture and design”, organizzato dall’ICE—Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane — e Federlegno Arredi per stabilire contatti nel campo dell’arredamento fra produttori del Belpaese e potenziali partner residenti nella nazione dei Maya e degli Aztechi. Nove aziende italiane — Aran Cucine, G.T. Design, Irisun, Provasi, Sicis, Estro, iGuzzini, l’Opificio e TM Italia — hanno incontrato, dal 10 al 12 luglio, circa 70 fra ditte, ingegneri, architetti e designer messicani. Tra i partecipanti del Paese latinoamericano, Grupo Estuco, Inzpira Design Studio, Método Arquitectos, Diseño OCRAM Internacional, C Cubica Arquitectos, Rossomoro, Aimad, Estudio Juskani Alonso, Fabrica Astilla e Roldan Arquitectos. Durante la pausa pranzo dell’ultimo giorno dell’evento, Puntodincontro ha intervistato Giuseppe Manenti, direttore dell’ufficio ICE in Messico, per scambiare impressioni sull’incontro.
D. Com’è andata?
R. Siamo molto contenti perché è la prima volta che facciamo un evento B2B, dove abbiamo invitato non solo importatori messicani, ma anche architetti e interior designer, il che è servito agli espositori italiani per ottenere una visione più ampia del mercato locale, e constatare il punto di vista creativo dei messicani, un campo nel quale hanno avuto ottimi riscontri. Hanno trovato un Paese con una potenzialità sorprendente.
D. Come sono stati scelti i partecipanti?
R. Dalla parte italiana, l’evento è stato organizzato in collaborazione con Federlegno Arredo, un’associazione che raggruppa un gran numero di produttori di mobili e arredamento e sono stati loro a mettersi in contatto con le aziende e a sceglierne 10, anche se all’ultimo momento una non è potuta venire. Da parte nostra, invece, siamo riusciti a costruire una base dati di oltre 600 architetti, ingegneri e interior designer interessati. Poi ne abbiamo anche invitati dieci provenienti da Monterrey, Guadalajara e Cancún per presentare agli assistenti del Belpaese non solo la visione di Città del Messico, ma anche di alcuni siti importanti del resto del territorio.
D. Perché Cancún? Monterrey e Guadalajara fanno sempre parte di questi tipi di programmi, ma Cancún mi ha sorpreso.
R. Perché lì ci sono tanti sviluppi alberghieri e immobiliari, per cui molte volte gli acquisti, anche di piccole dimensioni, vengono inviati direttamente a questa città dove, tra l’altro, ci sono anche negozi di italiani.
D. Chi ha pagato le spese?
R. Ogni azienda ha pagato la propria partecipazione, credo circa 2.500 euro. Poi ci sono stati fondi dell’ICE e del Ministero dello Sviluppo Economico che hanno coperto la parte rimanente.
D. Prendendo in considerazione che l’anno prossimo Città del Messico sarà la capitale mondiale del design, avete in programma altri eventi di questo tipo?
R. Ancora nel 2017, in occasione di Design Week, faremo probabilmente qualche piccola cosa. Ma per il 2018 stiamo pensando, insieme all’Ambasciata e all’Istituto di Cultura, di preparare un programma corposo di presenza del Made in Italy e di designer italiani.
D. C’è una data specifica?
R. Gli eventi relativi alla nomina di Città del Messico come capitale mondiale del design saranno un po’ distribuiti nell’arco dell’anno, ma l’inaugurazione dovrebbe essere a fine febbraio, per poi continuare fino a ottobre.
D. Lei è qui da circa un anno, quali sono le sue impressioni rispetto al Messico?
R. È stato un passaggio veloce dal posto in cui stavo prima, il Cile, e sapevo che si sarebbe trattato di un Paese molto più grande. Colpiscono molto le differenze di carattere sociale, gli enormi contrasti che esistono fra povertà e ricchezza. Dal punto di vista commerciale, è una nazione con grandi possibilità, dove l’Italia può ancora fare molto, non solo a Città del Messico, dove la presenza di tutti è forte, ma soprattutto a livello regionale, nei diversi Stati della Repubblica, perché molte delle attività produttive non passano dalla capitale e bisogna andarle a trovare proprio lì. Nelle piccole imprese il Belpaese può aiutare con soluzioni tecnologiche d’avanguardia, in un periodo in cui è importante, per il Messico, produrre con alti livelli di qualità. Al di là del settore dell’automobile, che ha già raggiunto altissimi livelli in questo senso, nella catena alimentare e quella dei beni di consumo, per esempio, i prodotti devono avere standard particolari per l’esportazione, e queste caratteristiche possono essere raggiunte per mezzo della tecnologia, un campo in cui l’Italia può aiutare in modo efficiente ed efficace.

Di  Massimo Barzizza per “Puntodincontro

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