Data odierna 27-07-2017

Il processo, comunque, non dovrebbe essere celebrato in quel Paese dato che la vicenda è avvenuta in acque internazionali, per cui, secondo la Convenzione dell’ONU, compete solo al “Paese di bandiera...

Incerta la sorte dei Marò detenuti in India di Egidio Todeschini

Il processo, comunque, non dovrebbe essere celebrato in quel Paese dato che la vicenda è avvenuta in acque internazionali, per cui, secondo la Convenzione dell’ONU, compete solo al “Paese di bandiera della nave”, quindi alla Magistratura italiana. Norma non tenuta in considerazione dalle autorità indiane di fronte alle quali sia il nostro Governo, all’epoca retto da Monti, che l’Unione Europea reagirono con inerzia. Senza, tra l’altro, far rilevare che, come a suo tempo affermato da Freddy Bosco, capitano del peschereccio su cui furono uccisi i 2 indiani, la sparatoria sarebbe avvenuta intorno alle 21.30, non tra le 16 e le 16.30 come imputato ai fucilieri dell’Enrica Lexie. Sta di fatto che, dopo il rinvio in India dei Marò nel febbraio scorso e le conseguenti dimissioni dell’allora ministro degli Esteri, Giulio Terzi, su di loro è calato il silenzio, con l’inattività ed il basso profilo del Governo italiano e dell’Ue.

Mutismo e disinteresse dettati probabilmente dalla garanzia, data dal ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, che i nostri Marò non rischiano la pena di morte. Assicurazione venuta meno in concomitanza delle prossime elezioni in India. Cui si aggiunge la notizia che quello Stato ha annullato il contratto da oltre 500 milioni di euro stipulato per l’acquisto di elicotteri, perché Finmeccanica, che controlla l’industria aeronautica nazionale, è sotto inchiesta per corruzione. Motivo (la vendita) che aveva convinto Monti a rimandare i due imputati a Nuova Delhi. E che forse hanno spinto il Governo e il ministro degli Esteri, Emma Bonino, a tacere sul futuro di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Fin quando non si sono resi conto che la campagna elettorale in India punterà anche sulla vicenda dei due militari, obbligando politici e stampa ad interrompere, finalmente, il lungo silenzio sulla questione, ormai diventata drammatica. Infatti dai sondaggi sulle elezioni indiane di primavera risulta vincente Narendra Modi, tanto ostile ad una soluzione amichevole del caso da bollare come un “insulto” i timidi tentativi dell’Italia di difendere i propri militari ed invocare “una politica più decisa e vigorosa sull’argomento”.

Sta di fatto che, mentre prima gli esponenti del Governo indiano escludevano la condanna a morte, ora mettono tutto nelle mani dei Magistrati, come ha fatto, tra gli altri, la presidente italo-indiana del partito del Congresso, Sonia Gandhi, sottolineando che “la questione è in mano alla Corte Suprema e noi ci rimetteremo alle sue decisioni”. Compresa la condanna alla pena capitale, avendo la Nia (polizia investigativa indiana) ripreso tutte le accuse del Kerala contro i Marò, demandando al Ministero degli Interni “l’autorizzazione a procedere contro i due militari italiani” utilizzando la legge marittima che prevede la pena di morte in caso di omicidio e chiesto di revocare il regime di libertà vigilata, che permette ai due imputati di risiedere nella nostra Ambasciata, e sottoporli invece ad un’effettiva detenzione sotto l’autorità del Tribunale Speciale. Richiesta su cui, secondo il ministro dell’Interno, Sushil Kumar Shinde, il Governo deciderà entro “due o tre giorni”.

C’è quindi da preoccuparsi e darsi da fare per riportarli in Italia al più presto. Come? Non certo limitandosi a chiedere, come hanno fatto il nostro premier Letta e l’inviato speciale, Staffan De Mistura, che “il Governo indiano agisca di conseguenza rispetto a quanto ha assicurato. E cioè che non sarebbe stata mai applicata la fattispecie della pirateria” nel caso in questione. O come ha scritto sul profilo Facebook il ministro della Difesa, Mario Mauro: “Il Governo italiano mostrerà sui Fucilieri di Marina la necessaria inflessibilità”, facendo ricorso alla Corte suprema, decisione che avrà solo l’effetto di allungare i tempi della permanenza dei Marò in India.

Avrà scarso esito, penso, anche la partenza per Nuova Delhi di un gruppo di parlamentari italiani al fine d’incontrare gli imputati. Piuttosto, come suggerito al nostro ministro degli Esteri da Angela Del Vecchio, docente di diritto internazionale alla Luiss Università di Roma, decidendo di “rivolgersi al Tribunale Internazionale del diritto del mare” dell’Onu. Oppure negando l’accordo di libero scambio all’India “che non rispetta i diritti umani”, come suggerito dal vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, convinto che non si possa fare un negoziato con uno Stato che prevede la condanna a morte e finge di ignorare che l’eventuale delitto sia avvenuto in acque extraterritoriali. Due proposte che rappresentano il modo migliore per sbattere i pugni sul tavolo in quanto, se accolte, possono influire sulla sentenza indiana e forse far rimpatriare i due Marò, da due anni lontani dalle loro famiglie. E c’è solo da augurarcelo. (egidio todeschini\aise)
- Dopo un lunghissimo silenzio della stampa e della televisione, si parla di nuovo di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due sottufficiali del reggimento San Marco accusati dagli indiani di aver ucciso, il 15 febbraio 2012, due pescatori. Reato, questo, punibile in India con 21 anni di carcere o con la pena di morte, sul quale, però, non è stata ancora emessa la sentenza.

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