Data odierna 22-09-2017

“Capisco il signor Dino Nardi, coordinatore della UIM che con il suo appello voglia tutelare gli iscritti all’AIRE da eventuali multe per non aver pagato la rata di giugno sull’IMU. Ma...

IMU: Amato, il parlamento UE tuteli i cittadini italiani residenti all’estero

“Capisco il signor Dino Nardi, coordinatore della UIM che con il suo appello voglia tutelare gli iscritti all’AIRE da eventuali multe per non aver pagato la rata di giugno sull’IMU. Ma ho la strana sensazione che i parlamentari italiani eletti nelle circoscrizioni estere vengano continuamente boicottati nella Babele parlamentare italiana”. Così scrive Erasmo Amato, connazionale residente a Monaco di Baviera, tornando sull’annosa questione del pagamento Imu per gli italiani residenti all’estero.

“Ma – spiega – non capisco il mancato impegno dei parlamentari italiani appartenenti al Parlamento Europeo che non chiariscono questa situazione discriminatoria creatasi con la definizione “seconda casa”, nella sede di Bruxelles. Secondo me, – precisa – gli italiani che per motivi di lavoro risiedono momentaneamente all’estero sono la ruota di scorta del carro italiano oramai uscito fuori strada e gli iscritti all’AIRE fanno parte del disegno di uno Stato privo di diritto che profitta anche di questo gruppo, usandolo come mucche da mungere”.

Secondo Amato, “l’organo che avrebbe il dovere di tutelare i cittadini italiani, residenti prima di tutto in Europa, è il Parlamento Europeo! Una mia petizione presentata a questo parlamento è stata rigettata in quanto (citazione della commissione): “L’imposizione fiscale non è armonizzata a livello dell’UE quindi gli Stati membri sono liberi di mettere a punto i propri regimi d’imposizione fiscale diretta in questo settore, scegliendo cosa tassare e a che aliquota. Ciononostante, il diritto dell’Ue impedisce agli stati membri di introdurre misure che discriminano, in modo diretto o indiretto, i cittadini di altri Stati o i cittadini che hanno esercitato le loro libertà fondamentali”".

“Se l’Italia fosse ancora uno Stato di diritto, – argomenta – l’unico immobile sfitto appartenente all’emigrato iscritto all’AIRE sarebbe dovuto essere definito “prima casa” e questo in tutti i Comuni italiani senza eccezione. Avendo poi un iscritto all’AIRE esercitato un diritto di libertà fondamentale scritto nella costituzione Europea “libertà di movimento per motivi di lavoro”, l’Europa, quindi il parlamento Europeo, sarebbe dovuto intervenire al momento del varo di questa iniqua legge del signor Monti e – chiosa – tutelare questo gruppo che, a mio avviso, ha creduto e forse ancora crede all’idea Europa”. (aise)

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